14/10/15

Nasvhille, 2015._

Un anno fa di questo tempi mi ero scelto una squadra NHL da tifare per seguire un'intera annata hockeystica oltreoceano, i Nashville Predators.

COM'ERA FINITA

A bocce ferma la squadra pareva una merda fatta da catorci e pezzi di scarto raccolti qua e là senza eccessivo criterio, tanto che stavo per cambiare bandiera. Poi ha funzionato tutto il funzionabile e per due terzi di stagione siamo stati praticamente in testa all'intera Lega con a tratti il cadavere Olli Jokinen come primo centro. Poi un calo di 20 partite e contro Chicago ai playoff. Subito fuori al primo turno in sei partite (due all'overtime) contro quelli che poi hanno vinto la Stanley Cup.

Quindi bene, era finita. Sì.


RIPERCUSSIONI SU ME MEDESIMO

Una delle scelte migliori che abbia mai fatto in vita mia. Mi sono da subito appassionato una cifra e le ho viste quasi tutte grazie al gamcenter della NHL, che per poco più di 100 franchi l'anno ti permette di vedere ogni partite (OGNI!) quando vuoi. Io ovviamente andavo di differita la mattina, con silenzio internet, altrimenti non vivevo più.

IL POST-SEASON

Il post-season NHL è struggente. È quel momento in cui non giocano a hockey da maggio/giugno a ottobre e si fa mercato. Il primo momento importante è il draft in cui vengono scelti i migliori giocatori, occasione anche di scambi. In sostanza chi finisce peggio pesca meglio al draft. Nashville ha finito bene e inoltre ha dato via la prima scelta. Con le altre 6/7 è andata a draftare un sacco di centri, che è un po' quello che manca alla franchigia, sia in prima squadra che nei farm-team. In particolare ha preso il russo Trenin, che ha fatto un gran bel precampionato.

Per il mercato in ingresso il GM Poile ha fatto una scommessa a basso prezzo sul centro Cody Hodgson, con contratto milionario da un anno nella speranza che si ripigli dopo una stagione disastrosa. In difesa è arrivato il veterano Barret Jackman da St. Louis per dare ancor più stabilità dietro e aiutare nella crescita l'ex prima scelta Seth Jones, che ha 21 anni ed è talentuosissimo. Oltre a questo è arrivato Steve Moses dalla KHL dove aveva fatto il record di reti e se n'è andato Beck, malgrado una discreta stagione nel bottom six.

I fan speravano in un fantomatico primo centro stellare, che non è arrivato, forse il tassello mancante per arrivare a sognare la Stanley. Vedremo sul mercato di febbraio, alla deadline, a dipedenza di come siamo messi noi e come sono messi gli altri (è il momento in cui le squadre fuori dai playoff possono decidere di scambiare giocatori con le squadre dei playoff interessate a rinforzarsi). Il nome caldo al momento è Eric Staal. L'anno scorso facemmo anche noi il trade, prendendo Santorelli e Fransson da Toronto, ma funzionò molto bene, con entrambi a giocare sottotono. Né uno né l'altro giocano più per noi. In cambio abbiamo dato via una prima scelta del draft e un buon prospetto, Leipsic. Al momento il trade l'abbiamo perso noi.

LE PRIME AMICHEVOLI, LE DIFFERENZE CULTURALI

 Un mese prima dell'inzio del campionato la squadra si trova con una rosa allargata (più o meno il doppio dei giocatori che si possono iscrivere a referto) e procede a smaltire man mano, con qualche amichevole. Due le sorprese, qui. Steve Moses e Kevin Fiala non hanno superato il cut e sono stati mandati nel farm-team in AHL, a Milwaukee. Per entrambi ho pianto un po' perché da europeo e svizzero tifavo per loro. A Moses è stato detto che deve abituarsi al ghiaccio americano e, se ce la fa, tornerà a Nashville senza problemi. Per Fiala invece, dev'essere stata durissima. Ha tipo passato l'estate a Nashville ad allenarsi con grandi proclami che sarebbe finito in squadra. Ha una classe assurda, ma perde ancora troppi dischi e difensivamente fa un po' fatica. Per ora niente tandem svizzero con Josi, quindi, ma probabilmente riaffiorerà in stagione. Anche Forsberg, che l'anno scorso da rookie ha fatto 60 e rotti punti in 80 partite, aveva dovuto prima macerare un paio d'anni in a Milwaukee. Il futuro è di Fiala, se non fa cazzate (cosa possibile però, perché secondo me - oltre ad averla, un po', la faccetta da cazzo - si sente un po' un dio sceso in terra).

(Bonus: di Milwaukee so che avevano uno stemma bellissimo e che l'hanno appena sostituto con un meno bello. Quest'anno cercherò di seguire tutte le loro highlights. Se mi piace, l'anno prossimo passo alle partite intere)

Poi Nashville ha giocato qualche amichevole, e veniamo alla differenza culturale. Di almeno 3-4 di queste amichevoli non esistono né filmati né immagini! Per me, che vengo da una nazione in cui se il Lugano gioca una partita a Pratteln pretendo lo streaming, che vengo da una cultura per cui mi è normale pagare dieci franchi per vedermi una partita insensata in Svezia ad agosto, è una cosa inconcepibile. Non è che in America non ci sia voglia di hockey, ma proprio le amichevoli non se le fila nessuna. L'ultima Nashville l'ha persa 7-1, roba che qui ancora un po' salta l'allenatore. Di là, neanche un cip. A un timido lamento su un forum la risposta è stata "'sticazzi" e morta lì. Resta il fatto che gli americani sono bravissimi a mungere il mungibile: possibile che non ci sia mercato per le amichevoli? Un qualche europeo rincoglionito come me che sarebbe disposto a pagare? Detto questo, trovo l'atteggiamento USA rispetto a quest'aspetto del precampionato molto più sano rispetto a quanto si vede alle nostre latitudini.

ATTESE 

Stanley Cup, cazzo. No dai, finale di conference. La difesa è stellare, forse la migliore della lega, e l'attacco più o meno la sa mettere. Grossa incognita i centri. Ribeiro torna un anno più vecchio e con alle spalle una brutta storia in cui è stato accusato di aver stuprato la baby sitter (è successo qualche anno fa, le due parti hanno patteggiato, non sapremo mai come è andata). Non è mai stato costantissimo e l'anno scorso ha giocato come un indemoniato: saprà riconfermarsi o si siederà sugli allori, con due anni di contratto in tasca? Fisher è pure un anno più vecchio e lui pure viene da una stagione straordinaria: declinerà? Hodgson è una scommessa e Guastad è... Gaustad: chiamato a vincere ingaggi e difendere, difendere, difendere.

COM'È INIZIATA

Innanzitutto, c'è qualche faccia giovane nuova nel roster, oltre agli aquisti: Watson e Arvidsson. Austin Watson è un centro che Nashville si era scordato di avere per 4-5 anni nelle leghe minori, e quest'anno ha firmato un rinnovo biennale con formula two-way il primo e one-way il secondo. È in squadra da subito, buon per lui. Si tratta di un centro difensivo, un omone, capace di segnare costantemente oltre 20 reti a stagione in AHL. È il futuro centro bottom-six, ma al momento in quell'area è chiuso e deve giocarsela come ala, pronto a tornare al suo ruolo naturale in casi qualcuna giochi male o si infortuni. Viktor Arvidsson è stato draftato lo scorso anno, come Fiala, ma al quarto turno e non al primo. Eppure gli ha bagnato il naso. Dopo 55 in 70 partite in AHL ha convinto i Preds a dargli una possibilità da subito. Lo definirei un peperino, non fosse "peperino" uno di quei termini desueti usati solo nel formulaico linguaggio sportivo. Quindi, diciamo che gioca come se avesse il pepe al culo. Problema: è piccolino e questo potrebbe rendergli la vita difficile.

Il campionato intanto è cominciato e ne abbiamo vinte tre su tre, yeeeeeee! Champagne!
Ma.
Solo sette reti segnate, e due a porta vuota.
Però.
Solo due reti subite, ed entrambe negli ultimi secondi, con gli altri a 6c5.
Comunque.
Giocando contro squadre che non dovrebbero fare i playoff.
Insomma.
Boh. Gioco stellare non se n'è ancora visto davanti, mentre la difesa sembra registratissima. Mai in difficoltà, dove non ci arriva, arriva Rinne. Jackman è invisibile e questo è bene: si trova benissimo con Jones e dietro è un mostro. Josi punta al Norris Trophy e ieri ha fatto doppietta, GWG compreso. Le altre reti arrivano dal solito Smith e da Arvidsson. Per lui primo gol NHL alla prima partita della stagione. Un gol de merda, com'è logico che sia. Tiro di Jones che gli sfiora il pancino quel tanto che basta per ingannare il portiere. Cerca di contenersi per un po', poi la telecamera lo pesca in panchina a tirare pugni in aria con un sorriso ebete per la gioia.
Detto questo, ancora nulla da Ribeiro, Neal e Wilson, con i primi due un po' opachi. Forsberg non sembra temere il calo del secondo anno e continua a giocare da dio.
Quindi: qualche motivo di dubbio c'è, malgrado il 3-0-0 attuale. Vedremo come se la cavano contro avversari più probanti, in arrivo già venerdì (a New York contro gli Islanders).

Di mio mi sono comprato la maglietta originale di Josi, dimenticando che la roba americana calza larghissima, e ora quando la metto ci navigo dentro e sembro un po' uno di quei bimbi a cui i genitori danno vestiti immensi perché "tanto poi ci cresce dentro". Vorrei dire che almeno non mi vede nessuno, ma già due volte mi è toccato andare ad aprire la porta vestito così.

10/06/15

Cory Emmerton, statisticato._


Cory Emmerton è il nuovo straniero dell'Ambrì Piotta. Prima di arrivare in Leventina ha giocato due stagioni complete in NHL, una fra NHL e soprattutto AHL e una in Russia. Vediamo come s'è comportato.

Premetto che Emmerton non l'ho mai visto giocare, e che è la prima volta che provo ad applicare statistiche in questo modo, quindi potrei cannare alla grandissima o aver sbagliato qualcosa. È il brivido della verginella. Per gli insulti, ci sono i commenti.


27/04/15

Nashville, stagione finita, sigh sigh & yeeee._


Ok la stagione di Nashville è finita nella notte di ieri. Caduti 4-3 a Chicago, persa la serie 4-2 con due sconfitte all’overtime dopo essere stati generalmente la squadra migliore sul ghiaccio. Fa un po’ male, come ha fatto un po’ male essere avanti a tutti di nove punti durante la stagione regolare e finire secondi in classifica nella nostra divisione dietro a a St. Louis.

Rispetto alle ultime aspettative, siamo rimasti con un pugno di mosche. Ma io sono felice e l’unico motivo di tristezza e che la stagione NHL è praticamente finita.

Perché sono felice? Perché sono salito sul carro Nashville verso fine estate, quando pochi illuminati ci davano appena fuori dai playoff e tutti gli altri invischiati nella lotta per arrivare ultimi e cercare di accaparrarci McDavid o Eichel al draft. Sono salito quando il nostro primo centro era Olli Jokinen (poi è arrivato Ribeiro), 102 anni, che in 40 partite per noi ha fatto tre punti. Quando Forsberg era ancora un rookie di belle promesse, non quella macchina sfascia record che si è poi rivelato essere. Quando Josi era ancora all’ombra di Weber. Quando Laviolette era appena arrivato dopo 16 anni di Trotz e il sistema di gioco stava radicalmente per cambiare e oddio, avrebbe funzionato?

Vero che non abbiamo vinto niente, ma io per sei mesi ho visto l’hockey migliore della mia vita, e non era quello giocato dall’avversario di turno. Quindi annata yeeeee, ci sarà l’anno prossimo per diventare tifoso brontolone.

Perché le aspettative per l’anno prossimo saranno molto alte. La squadra è buona e se il General Manager Poile (foto sotto, per non doversi tingere le ciglia per sembrare meno vecchio, se le è rasate) (non so se è vero) lavora bene quest’estate si può ancora migliorarla (ma anche peggiorarla). Ah, la mia prima intera offseason nordamericana, non vedo l’ora di viverla. Quante speranze, quante domande, quanti piccoli nodi da risolvere.

Quello che è mancato quest’anno è stata un pizzico d’esperienza (troppe volte siamo finiti avanti di due reti e ci siamo fatti rimontare) e un primo centro coi controcazzi. Un Malkin (nella foto sotto amato dal pubblico), per esempio, che i bene informati vedono tra l’altro come obiettivo concreto per quest’estate (Pittsburgh dopo l’ennesima stagione di grandi speranze infrante potrebbe ricostruire, noi siamo fra i pochi sia competitivi che con lo spazio salariale necessario per rilevare il suo contratto). Problema: il primo centro coi controcazzi manca dacché esiste la franchigia. Sarà l’anno buono?
C’è in ogni caso da rinnovare al nostro attuale primo centro, Mike Ribeiro (che ha fatto una gran stagione, e che come secondo centro sarebbe tanta roba). La storia di Ribeiro è questa: innanzitutto c’è un problema etico perché è accusato da una sua cameriera di averla picchiata e un uomo che picchia le donne non piace a nessuno. Quindi si è in quella situazione che ti cade la mascella per le giocate fuori di testa che fa, ma devi tenere i denti stretti perché c’è una buona probabilità che sia una persona di merda. Situazione “brillantemente “ risolta per ora grazie alla presunzione d’innocenza. L’altra storia di Ribeiro è questa: L’anno scorso l’aveva comprato Arizona per milionazzi e lui nel deserto, lontano dalla famiglia, è andato in crisi divenendo (quantomeno) un alcolista. Riabilitazione durante la stagione e Arizona che l’ha spedito durante l’estate. L’ha preso Nashville pagandolo un milione (pochissimo, ma dato il rischio…), altri due l’anno glieli dà Arizona per non doverlo più vedere. Finita la stagione – una delle migliori della sua vita – Ribeiro (nella foto sotto, con la sua solita faccia da cazzo) è diventato Unrestricted Free Agent (UFA), che significa che può fare quel cazzo che gli pare. È assolutamente da rinnovare, ma a quanto? E se altre squadre fanno follie per averlo, sarà disposto ad accettare uno stipendio onesto pur di poter restare a Nashville, dove dice di essere un uomo di fatto rinato? Ma anche, se lo rinnoviamo e poi al processo lo condannano, come possiamo tenerlo?

C’è anche da convincere il nostro secondo centro Mike Fisher a non ritirarsi (ha fatto una gran stagione, come terzo centro sarebbe tantissima roba). La storia di Mike Fisher è che è sposato alla famosissima cantante country Carrie Underwood e che ha appena avuto un bambino. Forse non è motivatissimo a prendere botte un’altra stagione mentre procede verso  35 anni.
A questo proposito, intermezzo Carrie Underwood a caso (la canzone più vista su YouTube)

C’è da rinnovare gli attaccanti Colin Wilson (che riceve aMMore dai compagni, foto sotto) e Craig Smith (di solito belloccio, qui in versione primate per evitare il clickbait femminile) senza spendere troppi soldi. Entrambi come seconda linea sono perfetti e giovani. La storia di Craig Smith è che vede la porta con frequenza e può ancora migliorare. Inoltre gioca più o meno sempre come un indemoniato ed è bello avere gente così in squadra. La storia di Colin Wilson è che è fortissimo (impressionante come sa difendere il disco), ma ogni tanto si spegne. Se ho capito questa è la prima stagione che fa più on che off. Quando è on va sparato per un punto a partita (cinque reti in cinque gare di playoff: era on), quando è off è fantasmoso, tipo che è effettivamente sul ghiaccio ma non te ne rendi conto. Da vedere quanto chiederanno, e quando le altre squadre potrebbero offrire. Si può fare un buon affare, come perderli per sempre.

C’è da decidere che fare della difesa. È una delle migliori del campionato. Seth Jones (foto sotto, che fa spavento), ventenne di belle speranze che è stato l’MVP agli scorsi Mondiali(!) ha giocato lunghi tratti più o meno in terza linea. In prima ci sono Weber e Josi, che per il rendimento ha un contratto ridicolmente vantaggioso. In seconda Ellis ed Eckholm, meno appariscenti ma dannatamente efficaci. Ora? Bisogna spedirne qualcuno per tirar qua qualche altro giocatore perché tanto siamo più che coperti? Se succede avrò il cuore spezzato, perché li amo tutti tanterrimo, ma non vedo altro modo per fare un trade.

C’è da capire cosa faranno i giovani di Milwaukee l’anno prossimi. In particolare Kevin Fiala (foto sotto, abbastanza da lontano da nascondere i brufoli e farlo sembrare un adulto), che potrebbe entrare in prima squadra già l’anno prossimo. Fiala da quel che ho visto è piccolo stronzetto fortissimo, forse un filo troppo arrogante (di recente dopo aver segnato una rete decisiva in AHL è andato a festeggiare facendo le linguacce agli avversari). Ha già giocato due partite in NHL, una benissimo in Regular Season (gli è mancata solo la rete), una onesta in gara-4 (senza essere schierato nell’overtime). Se sta a posto con la testa e lavora bene quest’estate, abbiamo sicuramente un’arma in più l’anno prossimo, in grado di competere per rookie dell’anno.

C’è da scoprire i nuovi europei. Nashville è praticamente una squadra nordica, con svizzeri, svedesi e finlandesi che spuntano come funghi. L’acquistone scommessa (a un ragionevolissimo milione l’anno) è Steve Moses, 36 reti quest’anno in Russia (ok, lui è americano, ma a furia di giocare in Europa…). Da vedere se saprà confermarsi. Sarà un anno più vecchio e più esperto, ma quest’anno la percentuale di reti ogni tiro era piuttosto altissima e difficilmente ripetibile, e inoltre i portieri NHL sono mediamente più forti di quelli KHL.

Insomma tanta roba. In attesa del mercato e del draft di giugno (dove al momento non abbiamo prime scelte), mi arrabatterò seguendo il resto dei playoff con i Minnesota di Niederreiter (pronto a mollarli se vengono buttati fuori).


22/04/15

Nashville-Chicago, gara-2/3/4

Scott Darling si fa incredibilmente superare dal disco.

Esordirò col dire che dopo un'intera stagione in cui sono riuscito a vedermi le partite senza nessun problema, questi playoff cascano tendenzialmente a cazzo. Gara-2 ero in giro e l'ho vista tipo il giorno dopo, gara-3 ero al lavoro il giorno delle elezioni cantonali ed era di mero sottofondo e come se non l'avessi vista (e forse è meglio così). Finalmente questa gara-4 è cascata bene, ma siamo andati al terzo supplementare ed è saltata tutta la mattina. In più abbiamo perso.

Che dire: Abbiano vinto gara-2 dilagando nel secondo tempo, abbiamo perso gara-3 senza colpo ferire, gara-4 fa male al cuore perché la sconfitta è caduta dopo oltre 100 minuti di partita (con Josi che ne ha giocati tipo 42).

A proposito di Josi, l'altro giorno ha fatto un gol così bello che ora vado a sprecare cinque minuti per embeddarvelo.



Riassumendo: stiamo sotto 3-1 nella serie, a uno sboof da finire i playoff.

Perché stiamo perdendo 3-1? Merito a Chicago, ma a parte gara-3 non sono mai stati in vantaggio. Ergo ci manca un po' d'esperienza e, soprattutto giochiamo senza il nostro capitano nonché uno dei migliori giocatori della NHL (Weber) e senza il nostro secondo centro (Fischer), che è parte fondamentale delle situazioni di disparità numerica.

L'altro motivo è Scott Darling, che per chiunque non tifi Nashville è tipo un eroe romantico. Dieci anni fa era a un livello tipo la nostra serie B e sembrava destinato a cercarsi un'altra carriera. Ha debuttato in NHL quest'anno a 26 anni e ora ha in pratica soffiato il posto al portiere titolare di Chicago, parando tiri a una percentuale del 97%. Una cosa che non sta né in cielo né in terra (uno ottimo portiere è attorno al 93%).  Una storia pucciosissima. Un cazzo di muro. 'Sto stronzo.

Giovedì notte di scena a Nashville, spero non sia l'ultima perché come annata è stata parecchio divertente e mi spiace che finisca.
 

16/04/15

Nashville-Chicago: Gara-1


Nelle stesse ore in cui il Tennessee proponeva una legge per far sì che la bibbia divenisse il libro di Stato, i miei Nashville Predators debuttavano in casa contro i Chicago Blackhawks nella prima partita del primo turno di playoff NHL.

Non è quindi un caso, credo, che durante la visione ho invocato più volte il Signore, nel bene e nel male.

Come arriviamo ai playoff, prima di tutto, perché ci siamo lasciati che non facevamo che vincere. Ebbene, le cose sono cambiate. Basti dire che abbiamo debuttato dopo sei sconfitte filate (e anche a inizio marzo ne abbiamo perse altre sei) e che siamo finiti al secondo posto nella classifica della division dopo aver bruciato 9 (Nove! NOVE!!!) punti di vantaggio sugli inseguitori per vincerla.

Ma non fa male, no.

Quindi, le aspettative generali sono passate da "La Stanley è nostra" a "Usciamo al primo turno".

(Non io, che sono ancora tutto "vinciamo la Stanley" perché fa più male quando poi non accade)

Basti dire che nessuno ci dà vincenti contro i Blackhawks.

Dice: com'è andata Gara-1. Distinguerei quattro momenti.

Momento 1: Avanti 3-0 nel primo tempo, giocato con un buon ritmo, entrava tutto, il loro portiere è uscito piangendo e hanno schierato quello di riserva.
Io sto piuttosto felice e limono un cadavere che ho preso per farmi compagnia.

Momento 2: Chicago pareggia nel secondo tempo. Un misto di pessime giocate nostre e qualche manata arbitrale, che pareva di vedere il campionato svizzero (tuffo clamoroso di Shaw, penalità al nostro, rete loro. E non è la prima volta*). Io sto fatalista, manco troppo deluso, manco troppo incazzato. Sono già stato vaccinato nelle partite precedenti e me lo aspetto che 'sti coglioni si faranno riprendere come polli. È un andazzo che purtroppo persiste da un po'.
In questo momento il cadavere che ho amato giace accanto a me: ora mi accorgo che puzza, ma non abbastanza da prendere misure drastiche, tipo spostarlo.

Momento 3: cioé dal terzo tempo a un secondo dalla fine della partita, nel secondo tempo supplementare (in NHL non esistono i rigori: la partita è stata lunghissima). Che cazzo di ansia! Tanto cuore in gola perché ogni tiro può entrare e mettere la parola fine. Un po' dissipata dal fatto che li stiamo dominando e che a tenerli in piedi c'è solo quella merda del portiere di riserva che sta parando l'impossibile**. "Darling" stocazzo.
Io bevo una birra col cadavere dicendogli con far sbruffone: "Mai creduto che gol sbagliato = gol subito".

Momento 4: Chicago riesce a tirare in porta da posizione insensata, sedici rimpalli, gol, partita finita.
Affondo la mano nel petto del cadavere, ne estraggo il cuore, e ci affondo la faccia gridando vendetta agli dei tutti mentre il sangue mi gronda dalla bocca. Sputazzo un po' e mi spengo in singhiozzi.

A mente un pelino più lucida: Abbiamo giocato meglio di Chicago, c'è ancora speranza. Sempre che non sia stata una mazzata psicologica troppo pesante questa sconfitta.

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*Fun fact: Shaw si è gettato anche contro i Los Angeles Kings di recente. Gli arbitri ci sono cascati. Superiorità numerica di Chicago e rete. A posteriori Shaw è stato multato di 2.500 dollari per aver accentuato, i Kings non hanno fatto i playoff per due punti suppergiù. Questo per dire che non sono certo il solo a volerlo vedere morto.

**E gli arbitri. Non ci hanno fischiato un rigore clamoroso nel primo overtime. Manco i due minuti. [bestemmia]

15/01/15

È starco bello/ Salomachi?_

Prometto di aver esaurito i pessimi pun nel titolo.*


Come ricorderete dall'ultimo post, ero tutto pucciosissimo perché avevo appena vissuto il mio primo trade, il quale mi aveva lasciato uno shaky shaky d'emozioni.


Ebbene, da poche ore Mark Arcobello ha lasciato Nashville. Lol, come si dice qui. Tempo quattro partite, di cui almeno una senza scendere sul ghiaccio, ed è stato messo nei waivers e se lo sono presi i Pittsburgh Penguins. Buona fortuna a lui.


Nessun fan dei Preds di lunga data ti ricorderà da qui a due anni, Mark, ma io sono nella privilegiata posizione di poter ricordare per sempre la tua breve permanenza e la tua rete alla tua prima apparizione vestito d'oro. Non fossimo nell'era di internet, non vi sarebbe probabilmente traccia visiva della tua parentesi nella città della musica, ma siamo una generazione fortunata ed ecco qui.




Che bel faccino.


A proposito di prime reti. Nello stesso post dicevo di sperare di poter vivere presto il mio primo call-up ed è successo tipo il giorno dopo. Un po' di infortuni ed ecco il debutto del giovane centro finlandese two-ways Miikka Salomäki direttamente dai Milwaukee Admirals. Giocatore fisico col futuro davanti a sé, alla sua prima partita in NHL è anche riuscito a segnare una rete. In realtà era la seconda volta che veniva richiamato su, ma la prima era stato rispedito giù senza giocare. Come Arcobello, a oggi anche Salomäki non è più con noi. Almeno, non proprio. È tornato a Milwaukee ed è ancora "nostro". Riapparirà presto, per quanto visto sul ghiaccio (8 check al debutto, non è da tutti). Nel caso non dovesse succere, Miikka, ricorderò la tua pucciosissima storia come quella di Mark, per sempre o una manciata d'anni.




Dopo la prima rete segnata a un portiere finlandese, il disco l'ha raccolto Olli Jokinen, che è un suo idolo d'infanzia. How puccioso is that?


Già che ci sono, aggiornamentino su come sta andando Nashville: Facciamo il culo un po' a tutti, non siamo solo in testa alla division ma anche ALL'INTERA NHL, ci danno il 100% di possibilità di fare i playoff e siamo al momento i favoriti per la Stanley Cup. O, come mi ha detto di recente un amico: "Se la squadra che hai scelto per puro caso a inizio anno e che non ha mai combinato un cazzo fino a oggi vince il titolo ti faccio del male fisico".


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*Il primo è talmente atroce da essere incomprensibile, temo. Pertanto: è starco bello = è stato bello.

02/01/15

Un anno di Swissville._

Wunderkind Filip Forsberg dopo una rete

(H)o(c)kay*,  tre post lunghetti e la stagione è cominciata a ottobre. Comunque 35 partite dei Nashville Predators, cosa che ci colloca un po' prima di metà stagione.

La parola che meglio esprime questa mia esperienza NHL è "culo".

Culo nell'aver per puro caso scelto la squadra giusta da seguire. Perché, per grande sorpresa di tutti, mia compresa (che all'avvio della stagione ero già pronto a mollare al primo segno di cedimento e passare ai Minnesota Wild), Nashville sta giocando un campionato da dominatrice, credo il primo nella sua storia.

Sul serio, per punti per partita siamo primi in tutta la NHL. Le ultime due partite del 2014 erano contro Chicago e St. Louis, due delle squadre più forti in assoluto, e abbiamo perso la prima ai rigori (dopo essere stati avanti 3-0, ma sorvoliamo) e vinto la seconda 3-2. Senza che la fortuna giocasse alcun ruolo (anzi l'opposto). Quindi il culo è tutto mio, non della squadra che, al contrario di altre partite forte e poi spentesi come Calgary, dimostra partita dopo partita di meritarsi il posto in cui si trova.

Questo, almeno, per quanto riguarda i numeri sul ghiaccio, per come ci si è arrivati invece, non si deve parlare di culo, ma di CULO!!!, nientemeno.

CULO!!! perché in quel di Nashville praticamente tutte le scommesse fatte in estate non solo sono riuscite, ma si stanno rivelando superiori a ogni più rosea aspettativa.

Sarà stato saggio cambiare allenatore dopo 16 anni per la prima volta nella storia? Sì. Laviolette pratica un gioco dinamico di grande forecheck e velocità, molto fisico con i difensori chiamati ad attivarsi spesso in attacco pressando sui dischi vaganti e sugli avversari in uscita dal terzo (in inglese si dice "pinching" quando il D invece di aspettare l'avversario gli va incontro per impedirgli di impostare l'azione). Questo dopo 16 anni in cui sotto l'egida di Trotz, mi è parso d'intuire, i Preds non hanno fatto altro che aspettare l'avversario nel terzo per poi agire di rimessa. Alla fine prendevano pochissime reti, ma non segnavano mai. Ora si segna con una certa costanza e la difesa incassa ancora meno reti degli scorsi anni. In più, ora abbiamo il controllo del gioco e non ne siamo in balia.

Pekka Rinne tornerà quello di un tempo? Sì. Malgrado una brutta infezione che gli aveva fatto saltare quasi tutta la stagione scorsa, il portiere finlandese è tornato quest'anno su livelli per lui inauditi (e non è che fosse una chiavica già prima). Finora le ha giocate tutte a parte quattro e ha al momento la seconda miglior percentuale di parate dell'intera NHL. Ma soprattutto, è impenetrabile nei momenti chiave.

Filip Forsberg è davvero forte? No. È una star. È un falso rookie (aveva già giocato una trentina di partite gli scorsi due anni), ma il premio per il miglior debuttante non glielo leva nessuno: sta viaggiando alla media di un punto a partita e vederlo giocare è una gioia per gli occhi. Se continua così entrerà nella stretta cerchia dei rookies capaci di fare più di 82 punti in stagione. Non è facile, negli ultimi vent'anni ci sono riusciti solo in tre: Crosby, Ovechkin e Stamkos.

Il mercato estivo ha portato buoni giocatori? Sì. Il colpo James Neal sta segnando meno che a Pittsburgh, ma solo perché il nostro powerplay è finora la nota dolente (25.esimo su 30): a 5c5 la sua media è costante. Il Free Agent Mike Ribeiro, arrivato in disgrazia da Arizona, sta facendo una grandissima stagione a un prezzo irrisorio (la sfida ora sarà rinnovargli il contratto: lo si potrà fare da oggi, incidentalmente) e in difesa Volchenkov se la cava molto bene. Sta invece deludendo Jokinen (reduce però dalla sua miglior partita contro St. Louis) e Roy è già stato spedito a Edmonton in cambio di Arcobello (Il mio primo trade! Vedi più sotto).

Gli infortuni hanno piagato la squadra? No. E speriamo continui così. In realtà sono un po' triste perché speravo di poter ammirare un po' di su e giù dal farm team dei Milwaukee Admirals per un po' di facce nuove (in realtà non sono triste affatto, dati i risultati).

Quindi, sì, culo e CULO!!!, rispettivamente, tanto da far commuovere. E, sul ghiaccio, sostanza. Le statistiche avanzate dicono che quello che stiamo facendo è sostenibile: in situazione di gioco a 5c5 e con la partita in equilibrio facciamo spesso meglio degli avversari, anche di quelli quotati, e questo è il segno della grande squadra. Inoltre sappiamo segnare nei momenti topici (contro Chicago, dal 3-0 al 3-3 in sette minuti, un attimo dopo mettiamo il 4-3; contro St. Louis annullata la rete del 2-1, sull'ingaggio successivo altra rete, stavolta valida), che dimostra carattere. Insomma, si può sognare la Spengler. Vincerla, difficilmente. Mancano ancora alcune pedine importanti (un vero primo centro, un pelo più di qualità nella terza e quarta linea), ma quest'anno e i prossimi ci si potranno togliere molte soddisfazione.

BONUS - IL MIO PRIMO TRADE


È stato breve (ma non particolarmente intenso), Derek Roy

Uno degli aspetti che più mi affascinavano della cultura sportiva americana è quello dei trade, dei trasferimenti, che è credo filosoficamente un po' diverso da quello europeo (il meccanismo tutela molto di più la squadra che "possiede" il giocatore, e il giocatore ha un potere decisionale differente, se non minore) e che riflette l'amore per la spettacolarità e il bisogno di narrazione dallo sport che mi sembra sia più insito oltreoceano. Il trade è spesso inaspettato, può accadere (quasi) in ogni momento e può spaccarti il cuore.

Mettiamola così: se in Europa si acquista, negli Stati Uniti (e in Canada) si baratta. E nel baratto solitamente giace una storia più forte di quella che si trova in una vendita.

Il mio primo trade è stato sì a ciel sereno, ma non mi ha spaccato il cuore, non avendo colpito un giocatore di alto profilo o uno di cui mi fossi innamorato. Derek Roy, arrivato a inizio stagione, è stato spedito a Edmonton e al suo posto è arrivato a Nashville Mike Arcobello. Il contratto di Roy era da un milione di dollari l'anno, quello di Arcobello da 600.000.

Il trade è cominciato quando Roy, dopo essere stato 'healhy scratch' (fuori rosa alle partite, ma non infortunato) nelle sue ultime otto partite su dodici è stato piazzato nei waivers per essere mandato a Milwaukee nel farm-team in AHL. In pratica, cioé, è stato offerto per 24 ore a qualsiasi squadra potesse essere interessata a lui (è una mossa obbligatoria per tutelare il giocatore). Nessuno, però, in questo caso ha deciso di farsi carico del suo contratto e Roy pareva destinato a Milwaukee. Poche ore dopo, però, ecco il trade con Edmonton, a cui servivano centri con esperienza per far maturare i suoi giovani.

La domanda è: perché Edmonton non se l'è preso subito durante i waivers? Qui la cosa si fa interessante.** La rosa allargata di una squadra NHL può essere composta di massimo 50 giocatori, e Edmonton ne aveva sotto contratto 48, 49 perché nello stesso giorno ha preso nei Waivers Fraser da Boston. La cosa non è ideale perché non ti dà spazio di manovra e gli Oilers dovevano quindi liberarsi di un contratto. Perciò hanno aspettato, in maniera controintuitiva, che Roy uscisse indenne dai waivers per poi proporre Arcobello in cambio. Avessero potuto, se lo sarebbero preso senza darci nulla. Ma non potevano. Catzi loro.

Ecco, questa è la storia: Nashville si libera di un giocatore che forse poteva dare di più e che faticava a trovare spazio per uno di quattro anni più giovane che costa 400.000 dollari l'anno in meno e che non ha numeri straordinari, anche perché ha sempre giocato con Edmonton, e Edmonton negli ultimi anni è stato ed è tutt'ora un colabrodo. Gli analisti credono che anche a Nashville, come negli Oilers, Arcobello farà da tappabuchi in caso d'infortuni, a meno che la cura Laviolette non lo rinvigorisca al punto da renderlo imprescindibile. Intanto il giocatore con il posto più a rischio (Olli Jokinen) si è dato una svegliata e contro St. Louis è stato forse il migliore dei suoi, quindi qualcosa di buono da questo scambio è già avvenuto (e Roy - NON TI DIMENTICHERÒ MAI - a Edmonton ha già ottenuto il suo primo assist).

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*Ahr, ahr, ahr.
**Oddio.

10/11/14

Back to Swissville._



Taylor Beck ci prova.


DOVE ERAVAMO

Persa l'imbattibilità ai tempi regolamentari era iniziata una serie di sei partite in trasferta sull'arco di due settimane di cui ne avevamo vinte due delle tre disputate fino a quel momento.

Nashville - Winnipeg 1-3: Partita da vincere, sulla carta, che poi s'è persa. Non sono riuscita a vederla se non in forma condensata quindi quello che dirò di seguito può non essere particolarmente valido: abbiamo boxplay e powerplay fra i più deboli della lega al momento, e questo è stato decisivo con Winnipeg. Loro hanno fatto due reti subito con l'uomo in più e noi non siamo più riusciti a rimontare. Per i Jets quarta vittoria consecutiva.

Nashville - Dallas 3-2: Di nuovo battuti gli Stars, in teoria squadra più forte di noi e rivale diretta di Division, che veniva però da un periodo difficile, con tutti i loro giocatori con le polveri bagnate. A noi invece è girato bene il power-play e ne abbiamo messe due. Poi ci siamo fatti rimontare con due reti un po' estemporanne e partita sotto controllo e nel momento in cui Dallas girava meglio Cullen ha segnato il gol decisivo un po' a sorpresa con il classico tiro della domenica. Qualche protesta da Dallas per gli aiutini arbitrali per tutta la partita, e probabilmente un po' avevano ragione.

Nashville - St. Louis 2-1: Partita fantastica. I Blues avevano vinto le sette prima e sono fra i favoriti per la vittoria finale, peccato per loro noi siamo stati più bravi. Penso di averla tutta col sorriso perché raramente ho visto hockey giocato su questi livelli, con velocità d'esecuzione e precisione disarmante. Due squadre che si trovavano a memoria (e a Nashville non è propio evidente, dato il nuovo allenatore e un sacco di facce nuove) e alla fine vittoria meritata in rimonta. A riportarla in parità ci ha pensato Forsberg, a vincerla Neal (su assist di Forsberg). Si torna a casa con un bilancio di 4-2 tutt'altro che dispezzabile, vincendo con le forti e patendo con le piccole. A un quinto di stagione siamo a due punti dalla vetta (ma la classifica è molto corta).


GIOCATORE DELLA SETTIMANA

Così forte e così ggiovane da non avere ancora una vera barba


Filip Forsberg, senza dubbio. È un rookie (giocatore alla prima stagione completa in NHL), gioca in prima linea con Neal e Ribeiro e sembra lui il veterano. Nessuno se lo aspettava a questo livello, nessuno! Eppure al momento è al primo posto per punti segnati dai rookie dell'intera NHL, con una media di poco superiore a uno a partita. In questa settimana ha mostrato in particolare cose impressionanti, da una capacità fuori dall'ordinario di difendere il disco e trovare spazi a un tiro velenosissimo: un polsino che carica in un battito di ciglia e parte rapidissimo e preciso verso la porta. Non sarebbe un granché non fosse che arriva sempre inaspettato e che Forsberg è veramente bravo a tirare attraverso l'avversario, usandolo in pratica come schermo a svantaggio del portiere, che non vede partire il disco. Oltre a ciò sale in cattedra nei momenti caldi delle partite, non è uno di quei giocatori che si scatena a risultato acquisito, il che lascia sperare molto bene, sperando che la popolarità imminente (è ancora un fenomeno di culto, ma se va avanti così durerà poco) non lo distragga e riesca a gestirla.




COSE FIGHE CHE HO LETTO (Link all'originale nei titoletti)



Yawn.


Adesso ci stiamo abituando anche in Svizzera a due portieri più o meno titolari, o almeno al fatto che un singolo portiere non giocherà tutta la stagione. In NHL è sempre stato così. Un 20-30 partite le gioca il backup. La domanda è sempre: quali? Sei una squadra di mezza classifica e stai per affrontare una squadra di mezza classifica prima e una squadra in teoria più forte il giorno dopo: in quale partita fai giocare il tuo portiere titolare?
Scelte che dipendono da allenatore a allenatore, ma una cosa sembra emergere chiara dall'articolo: non fai giocare lo stesso portiere due volte in 24 ore perché le sue prestazioni scendono sensibilmente. La differenza? Mediamente un portiere riposato, sia esso il titolare o la riserva, para l'1% dei tiri in più.





WHAAAAAT?


Articolo che provoca e afferma (o meglio è dell'opinione), statistiche alla mano che alcune cose che sono date per assodate forse non lo sono affatto, anzi: le reti non sono un buon misuratore di performance (se l'unità è la partita, se ne segnano troppo poche perché abbiano qualsiasi tipo di rilevanza. Il discorso è diverso sul lungo periodo ovviamente. E questo a prescindere che una in più ti faccia vincere la partita); Le statistiche avanzate su una partita singola significano poco (più dati hai, più sarai preciso. Ti può dire però come un giocatore o una squadra hanno performato rispetto a come performano mediamente tenendo conto del lungo periodo); Vincere o perdere gli ingaggi non è poi così importante: (per ottenere una rete bisogna vincerne mediamente 45, e per "garantirsi" una vittoria bisogna vincerne 245 in più di quanti se ne perdano); Per vincere bisogna giocare rapidi e d'attacco (per vincere bisogna segnare, per segnare bisogna avere possesso del puck. Se imposti il tuo gioco sulla difensiva in pratica diventi bravissimo a NON avere il puck); la statistica +/- non significa nulla (e questa me la riservo per un'altra volta, a meno che non vogliate andare a leggere. Però: cosa si può usare al suo posto? il Corsi o il Fernwick)






Per avere una buona approssimazione della pericolosità dei tiri a cui è confrontato un portiere in NHL solo soliti suddividere il terzo in tre aree significative: ad altà pericolosità (proprio davanti al portiere), a media pericolosità (una sorta di trapezio che parte qualche centimetro di lato alla gabbia e sale diagonalmente fino a toccare le due aree d'ingaggio), e una a bassa pericolosità (tutto il resto dell'area). Poi non importa quanto sia buono il tiro. Alla lunga tiri buoni e tiri pessimi si equlibreranno ai fini statistice
Nell'articolo l'estentrice ha preso i portieri che hanno ricevuto più di 4.000 tiri a 5v5 dal 2010 a oggi e ha incrociato la loro percentuale di parate per ogni tipologia di tiro con la percentuale di tiri ricevuti da quella posizione ogni partita. Restando su Nashville si può vedere che Rinne è uno dei portieri che ha ricevuto più tiri dalla zona a bassa pericolosità (cioé, i difensori di Nashville sono bravi a non fare avvicinare troppo i giocatori avversari) e che gli ha parati con un'alta percentuale di riuscita.
La statistica più interessante è quella che riguarda la percentuale di parate riuscite sui tiri ad alta pericolosità, per due motivi. Innanzitutto perché c'è la variazione maggiore (quasi 8 punti percentuali fra il portiere più altro e quello più basso) e secondariamente per i nomi dei portieri più capaci a parare ad alte percentuali i tiri pericolosi, cioé quelli delle superstar, di chi ha vinto la Stanley e di chi è candidato un anno sì e uno no al Vezina Trophy (il premio per il miglior portiere).
Quindi, indicativamente, si può concludere che buona parte dell'essere un buon portiere sta nell'essere più capaci di altri di parare i tiri a distanza ravvicinatissima.

03/11/14

Swissville Predators, il post dopo il primo._

LE PARTITE DELLA SETTIMANA (ci eravamo lasciati con i Predators unica squadra imbattuta nei tempi regolamentari)



James Neal

Pittsburgh - Nashville 3-0: Partita sentita perché lo scambio dell'estate è stato James Neal (nella foto) a Nashville in cambio di Patrick Hörnqvist e Nick Spaling a Pittsburgh. Hörnqvist in particolare è stato molto amato a Nashville per la sua capacità e voglia di sacrificarsi davanti al portiere. L'aneddotica vuole che in allenamento si piazzasse davanti alla gabbia e chiedesse a Shea Weber di tirare in modo da cercare la deviazione (per un minimo di contesto, cose rotte dal tiro di Weber: rete della porta, plexiglas dietro la porta, mascella, piede, gamba, etc.). Insomma, andato ma non dimenticato, mentre il nuovo arrivo Neal, già amato, è tutt'altro tipo di giocatore, uno che davanti alla porta non va volentieri, uno sniper puro. La sfida, se così si può definire, l'ha vinta Hörnqvist che un assist l'ha portato a casa. Bonus, Crosby ha fatto il bello e il brutto tempo in superiorità numerica. Prima sconfitta meritata contro una squadra più forte. Incoraggiante lo 0-0 in 5v5, se proprio vogliamo trovare qualcosa di buono.

Nashville - Edmonton 4-1: Prima di sei partite tirate in trasferta (perché a Nashville, capitale della musica country, in questi giorni si tengono i sentitissimi Country Music Awards), una ogni due giorni. Prima della partita ho letto 2-3 articoli commemorativi su come i Preds abbiano rimediato figura barbina su figura barbina contro gli Oilers - squadra di brocchi da qualche anno a questa parte - negli ultimi tempi. Inoltre, Edmonton usciva da quattro successi filati. Invece è stata una bella vittoria con una splendida seconda linea grazie al rientrate veterano Matt Cullen che ha fatto un po' quello che voleva per tutta la partita, con gran gioia dei compagni.

Nashville - Calgary 3-4: Altra squadra di brocchi, i Flames, che però sta avendo un ottimo inizio di stagione con grande sorpresa di tutto. Infatti ci ha battuto con un certo merito (per la seconda volta in stagione, la prima ai rigori). Noi l'abbiamo buttata nel secondo tempo quando eravamo avanti 2-1 e abbiamo sciupato diverse occasioni per il doppio vantaggio. A darci problemi e a decidere la partita la linea di Calgary composta per due terzi da rincalzi della NHL (Ferland e Granlund con Hudler) e da Gaudreau che ha una tecnica di bastone mica male. Sconfitta tutto sommato evitabile e tifosi che già affermano Calgary essere i nuovi Edmonton per i Preds. Inoltre quattro partite di squalifica per Volchenkov per carica alla testa. Ci stava tutta, ma più imperizia e sfiga che volontà di far male.

Nashville - Vancouver 3-1: Da una sorpresa all'altra (anche Vancouver sta giocando sopra le aspettative), con diverso risultato. Buona vittoria figlia di ottima difesa, saper cogliere le occasioni (la seconda rete del rookie Forsberg, che è davvero forte), fortuna (la prima rete di Forsberg), aiutini arbitrali, tempismo (la terza rete nei minuti finali). Imbrigliati con successo i fortissimi gemelli Sedin, Vancouver non è riuscita a trovare la quinta vittoria consecutiva e ha perso anche due giocatori per strada, cosa che forse li ha stancati.

GIOCATORE DELLA SETTIMANA: JAMES NEAL

A me James Neal non entusiasma, che è un peccato perché probabilmente distruggerà il record di segnature nella storia della franchigia (tale Jason Arnott ne ha messi 33 nel 2007-2008), in quanto se continua così ne farà più di 50. Al momento ne ha messi sette, di cui due contro Calgary. È impressionante la velocità di esecuzione, la forza che riesce a imprimere al disco e la capacità di direzionarlo. Per il resto non è particolarmente bravo a costruire o a giocare col bastone. D'altronde nessuno chiedeva a Pippo Inzaghi di impostare il gioco, il suo lavoro era metterla dentro. Che va bene quando ci riesce, ma quando gira a vuota è un attimo che risulta irritante. Ecco, Neal più o meno.

COSE FIGHE CHE HO LETTO (nei titoletti il link all'articolo originale)


La mappa di calore di Sydney Crosby


Io qui volevo parlare di statistiche avanzate, PDO, Corsi, Fenwick, il tizio che da solo sta guardando tutte le uscite dal terzo di difesa di tutti i giocatori di tutta la NHL, ma praticamente siamo già oltre. O meglio, c'è uno strumento in più: telecamere in grado di processare dati. Sono stati già fatti alcuni esperimenti, e fra le micro cose di cui prendono nota ci sono, fra le altre, la velocità in cui si entra nel terzo, quanto un giocatore tiene il disco, la distanza fra la coppia difensiva, mappe di calore che mostrano dove un giocatore passa più tempo sul ghiaccio (come il caso di Crosby sopra). Insomma, una sfracca di dati in maniera automatica e un sacco di analisti a casa a farsi le pippe in attesa che i dati della nuova tecnologia giungano nelle loro umide manine. Moneyball 2.


Pete Rogers, il responsabile del materiale dei Preds.


Un applauso ai tizi dietro le quinte: a prescindere dal tizio che deve prenotare tutti gli alberghi e organizzare gli spostamenti come arriva il calendario a inizio stagione, e dai tizi che fanno i calendari tenendo conto dei bisogni di tutti, anche gli addetti al materiale lavorano mica male. I Preds sono in giro per 13 giorni filati e giocheranno 6 partite. Faranno 9.000 chilometri e avranno con loro oltre 800 chili d'equipaggiamento che si confanno, fra l'altro, di: 25 borse con le protezioni per i giocatori, tre borse con almeno 300 bastoni da hockey, il ricambio d'attrezzatura per ogni giocatore, pattini e un paio di lamine di riserva, una macchina per cucire, roba per affilare le lamine, medicamenti, un set televisivo per rivedere le partite, due paia di maglie e un pallone da calcio . Tutte cose che in gran parte verranno spostati da un posto all'altro dal tizio nella foto sopra e dal suo collaboratore, i quali dovranno anche preparare lo spogliatoio per allenamenti e partite oltre che fare il bucato. Facile immaginare che dormano poco. Dev'essere un po' come essere il tuttofare di una squadra ciclistica durante il Tour de France.






L'hockey al momento funziona più o meno per tutti così: non esiste il pareggio, in caso di parità al termine dei tempi regolamentari si gioca un supplementare di 5' a 4vs4 dove chi segna vince. Se non segna nessuno, si tira una serie di rigori. Rigori che c'è a chi piacciono e a chi non piacciono. A prescidere da questo, al contrario che nel calcio, il vantaggio è del portiere, non c'è nessuna o quasi correlazione tra l'essere un buon giocatore e essere un buon rigorista (eccezioni ce ne sono), e non c'è meritocrazia (è come tirare una monetina). In altre parole sul lungo periodo statisticamente una squadra vince tante partite ai rigori quante ne perde (ho fonti per tutto quello che dico ma a questo punto del post sono troppo stanco per andare a cercarle e linkarle). La domanda di fondo è: è giusto? Ad alcuni sta bene, ad altri no. Certo è che sempre più spesso si va al supplementare e questo è noioso perché le squadre preferiscono giocarsela ai rigori. Nell'AHL (la lega "sotto" la NHL, dove giocano tutte le squadre "fattoria", i farm-team affiliati alle franchigie NHL) stanno sperimentando in questo senso. Per cinque minuti è supplementare a 4vs4. Se non segna nessuno, tre minuti a 3vs3. Se non segna nessuno, rigori. Le prime indicazioni sono favorevoli: molte meno partite decise a rigori e il 3vs3 è bello da vedere, con un sacco di occasione. La domanda è se durerà. I più pessimisti affermano che le squadre impareranno a giocare anche a 3vs3 (come hanno imparato a fare in 4vs4) e che quindi non è una vera soluzione, altri la vedono già come una miracolosa panacea alla noia. Si vedrà a fine stagione. In NHL molti spingono in questa direzione, ma il capo supremo Gary Bettman ama i rigori (lla formula attuale la introdusse lui qualche anno fa) e cercherà strenuamente di difenderli.




Dwayne Roloson nel 1998
Nella partita fra Anaheim Ducks e Colorado Avalanches i Ducks hanno avuto problemini coi portieri. Il loro titolare era fuori per infortunio e avrebbero giocato con il secondo, Gibson, e il terzo, LaBarbera. Nel riscaldamento, Gibson si fa male. Gioca LaBarbera, reduce nei due giorni precedenti da due partite vittoriose in AHL a Norfolk e arrivato a Colorado in giornata (per capirci, la mappa), ma chi gli farà da secondo in caso di infortuni? Risposta, il 45.enne allenatore dei portiery Dwayne Roloson. La NHL ha dei contratti speciali per queste occasioni (non è la prima volta che capita). Poi, tutto è bene quel che finisce bene. LaBarbera è stato decisivo per la vittoria e Roloson non ha dovuto essere schierato. Quasi una storia Disney, ma d'altronde i Ducks sono stati Mighty.

27/10/14

Swissville Predators._

 
La promessa svizzera Kevin Fiala con la maglia dei Preds nel preseason

Ho deciso di provare a seguire un'intera stagione di NHL perché amo l'hockey e in NHL vi è la massima espressione di questo sport. Credo sia un'ottima scusa per andare più a fondo nella mia conoscenza hockeystica (in NHL ci sono le statistiche avanzate, che sono interessantissime, ma ci torneremo) e per cercare di capire come gli americani vivano la competizione sportiva, qualcosa che sembra sia simile a noi ma a guardare bene mica troppo.
Però: se non tifo non mi appassiono e quindi dopo aver brevemente scandagliato la biografia delle 30 franchise della lega mi sono scelto una squadra del cuore, i Nashville Predators. Ecco come.

  • Mancanza di storia: i Predators non sono una squadra di tradizione e sono relativamente giovani (Questa è la loro diciassettesima stagione in NHL, sono quasi sempre a ridosso dei play-off, dove non sono mai andati oltre il secondo turno, senza quindi mai vincere una Stanley Cup). L'eventuale grandeur della squadra è ancora da venire, non è morta e sepolta in un passato lontano. I Preds sono ancora alla stregua di un foglio bianco su cui non è stato inciso altro che un incipit. Un ottimo incipit.
  • La ripartenza: Nei primi sedici anni della loro storia, i Preds hanno avuto un solo allenatore: Barry Trotz. Da quest'anno ve n'è per la prima volta uno nuovo: Peter Laviolette. L'inizio di una nuova era, in altre parole. Tanto più che per molte cose Laviolette è l'anti Trotz: dove il secondo predicava il gioco difensivo, il primo predilige l'attacco.
  • La presenza di connazionali: Una delle colonne portanti dei Preds è Roman Josi, che giostra al fianco del capitano Shea Weber in difesa e mediamente di una partita ne gioca la metà (che è tantissimo). Quest'anno al primo turno Nashville ha draftato Kevin Fiala, che per un soffio non ha superato l'ultimo taglio dopo il campo d'allenamento ed è stato rispedito per un altro anno in Svezia. È stato appassionante vedere se ce l'avrebbe fatta. Fiala è comunque un talento purissimo, facile che sbarchi a Nashville già l'anno prossimo.
  • I difensori offensivi: Io sono cresciuto nel mito di Tommi Sjödin, Peter Andersson e Petteri Nummelin, difensori spettacolari capaci di impostare il gioco, inserirsi, fintare, passare e segnare quanto i migliori attaccanti. A Nashville c'è Shea Weber, da anni uno dei difensori più bravi e proficui dell'intera NHL. Sulla carta le premesse c'erano. Ora so che Weber con Nummelin come stile non c'entra nulla e che i numeri hanno in un certo senso mentito, ma tant'é.
  • L'affinità: Come primo tentativo per scegliermi una squadra del cuore avevo tirato trenta volte un dado a trenta facce. "La squadra che uscirà più volte sarà mia", mi ero detto. "Tiferai i Boston Bruins", aveva sancito il fato. "I Boston Bruins del mio amore amorissimo Patrice Bergeron! I Boston Bruins con i bellissimi colori sociali! I Boston Bruins con una storia quasi centenaria e una Stanley Cup vinta neanche troppo tempo fa!", ho reagito subito. "Col cazzo che tiferò loro, fato", ho realizzato un attimo dopo. Semplicemente non suonava giusto, non c'era entusiasmo, quanto timore. E lì ho capito che per crescere mi serviva una squadra anch'essa in crescita. A quel punto ('fanculo al dado) è stata dura lotta tra i Preds e i Minnesota Wild di Nino Niederreiter, con Weber e l'arrivo di un nuovo coach a Smashville (così la chiamano i tifosi) a far pendere l'ago della bilancia in favore dei primi. Scelta tutt'altro che granitica ma che la squadra in questo primo scorcio di campionato ha fatto di tutto per rafforzare, con buoni successi.

Com'è la squadra

Qui vado un po' col senno di poi, dopo averli visti giocare. In queste ultime settimane ho letto spesso il motto secondo cui per essere vincenti ora in NHL servono un ottimo portiere e una buona profondità nel ruolo di centro (affermazione che non sono ancora stato in grado di verificare dati alla mano, da prendere con le pinze). Noi (non farò finta di distanziarmi, ho detto di essere tifoso) abbiamo entrambi. In porta c'è Pekka Rinne che l'anno scorso ha saltato buona parte della stagione per un'infezione da Escherichia Coli e che ha inziato l'anno sul livello di come aveva finito il precedente ai Mondiali con la Finlandia, cioé a livelli stratosferici. In centro siamo copertissimi fino alla quarta linea, complice il mercato estivo. Tanto che il nostro primo centro "storico", Mike Fisher, sarà fuori ancora un mesetto o due per la rottura del tendine d'achille e non se n'è accorto nessuno. Dietro di lui ci sono Mike Ribeiro, liberato in estate da Arizona per problemi fuori dal ghiaccio, Derek Roy, piccoletto dalle mani buone reduce da qualche stagione così cosà, pure lui free agent, e Olli Jokinen, veterano globetrotter della NHL arrivato "svincolato" da Winnipeg, che al momento gioca all'ala del giovane Calle Järnkrok ed è stato preso con l'idea anche di aiutare a crescere quest'ultimo. Tutti e tre sono una scommessa, e hanno firmato per un anno solo. Centro della quarta linea è invece Paul Gaustad, uno dei migliori agli ingaggi nell'intera NHL ma purtroppo "solo" un checker: ottimo in difesa, discutibile in attacco. Inoltre in attacco in estate è arrivato James Neal dai Penguins (giocava in linea con Sydney Crosby), che è il quarto miglior realizzatore in NHL contando gli ultimi 5 anni, per risolvere la storica sterilità offensiva della squadra, il vero tallone d'achille a mio modo di vedere.
In difesa invece, anche senza contare Rinne, ne abbiamo una delle migliori dell'intera lega, con la terza coppia (Ellis, Ekholm) che non sfigurerebbe come prima in diverse altre squadre. Come seconda ci sono Seth Jones, reduce da un buon primo anno in NHL e il nuovo arrivo Volchenkov, difensore "stay at home" dalle mani di pietra ma molto efficace e fisico, e in prima i già citati Josi e Weber, che sanno difendere e spingere molto bene. Insomma, non siamo messi affatti male, specie se il nuovo sistema offensivo di Laviolette terrà. Per vincere il campionato mancano ancora un paio di superstar almeno, ma i playoff sono un obiettivo più che verosimile, pur giocando nella "Division" più competitiva dell'intera lega.


Come sta andando finora (dopo sette partite)

Come meglio non potrebbe! Ma vediamo passo passo

  • Ottawa - Nashville 2-3 (In America chi gioca in casa è segnato come secondo team, al contrario dell'Europa): Debutto casalingo (e di coach Laviolette) con vittoria in rimonta. Gran crescita nel terzo tempo dove si è passati dall'1-0 all'1-3. Tifosi piacevolmente sorpresi perché per la prima volta da anni hanno visto la squadra continuare a spingere dopo l'1-2 invece di chiudersi a riccio in difesa. Dopo questa partita ho pensato che Ottawa non fosse in realtà 'sta gran cosa. Hanno vinto le quattro successive.
  • Dallas - Nashville 1-4: Altra vittoria in rimonta con crescita verso fine partita. Fantastici in difesa (l'attacco degli Stars è... stellare: fra gli altri hanno Seguin, Spezza, Hemsky e Jamie Benn), concreti in attacco, Dallas dominata. Decisivi come nella partita prima la quarta linea (che negli USA è quella ultradifensiva che gioca sporco, semplificando al massimo), Weber (seconda rete) e la giovane promessa Forsberg (tre assist in due partite). Ancora non pervenuta la prima linea e Neal lo scorer sempre a secco di reti.
  • Calgary - Nashville 2-3dr (dopo i rigori): La partita più facile finora sulla carta. Giocata meno bene e persa infine ai rigori dopo aver sciupato buone occasioni nei supplementari. Prima rete per Forsberg e per Ribeiro. Comunque un punto portato a casa (tanto vale una sconfitta nei prolungamenti, siano supplementari o rigori. Il vincente porta a casa la posta piena, due punti).
  • Nashville - Winnipeg 2-0: Prima partita in trasferita, primo shootout per Rinne. Di nuovo ottimo terzo periodo premiato con la prima rete di Neal. Decisiva la prima rete di Ribeiro.
  • Nashville - Chicago 1-2ds (dopo i supplementari): Giocata il giorno dopo la precedente, i primi due tempi sono stati inguardabili, con i fortissimi Blackhawks a dominare e i Preds incapaci di tirare in porta in pratica. Per fortuna la difesa ha tenuto e Weber ha messo una bomba in powerplay per tenerci in partita. Ottime occasioni nel terzo tempo che potevano anche valere il vantaggio e uomo in più nel supplementare, che si gioca a 4v4 invece che 5v5, quindi 4v3 in questo caso. La vince però Chicago, segnando proprio con l'uomo in meno (che non è mai una cosa carina). In più Chicago (come già Dallas), sono rivali di Division, quindi punti regalati a un'avversaria diretta. Inoltre (ma non ho ancora capito perché), le partite con Chicago sono molto sentite a Nashville, e viceversa.
  • Arizona - Nashville 3-4dr: Forse la partita peggiore contro un avversario ampiamente alla portata che meritava di vincere nei tempi regolamentari. Per fortuna Ryan Ellis e Mike Ribeiro (che proprio da Arizona erano stato "cacciato") erano in serata (tre punti il primo, due il secondo) e ci hanno tenuto in partita. Ellis ha poi anche messo il rigore decisivo.
  • Chicago - Nashville 2-3: La rivincita. E che rivincita! La miglior partita della stagione e vittoria meritata. Hat-trick di Neal (tre reti, vale a dire) e un immenso Rinne nei minuti finali. Secondo i tifosi di Nashville, quelli di Chicago sono dei buzzurri ubriaconi molesti, e alla Bridgestone Arena ce n'erano tantissimi, tanto che Nashville proponeva la campagna "Keep the red out" (il colore sociale di Chicago): se i tifosi avversari lasciavano i loro indumenti alla cassa, ricevevano un biglietto gratis o qualcosa del genere. Ce n'erano comunque tantissimi e un sano casino sugli spalti.
 PREMESSA: Alla luce di tutto ciò, Nashville è attualmente l'unica squadra dell'intera NHL imbattuta nei tempi regolamentari ed è in testa alla sua Division. Quindi sì, direi che ho scelto bene finora.

CONTINUERÀ?
Così bene difficilmente no. Quanto basta per arrivare ai playoff probabilmente sì. Senza addentrarsi troppo nelle statistiche avanzate ne citerò giusto una, il PDO, ovvero la cosiddetta statistica della fortuna.
Il PDO si calcola sommando a) la percentuale di parate rispetto alle reti concesse dal portiere a b) parcentuale di reti segnate per tiri in porta. La prima statistica si attesta solitamente un poco sopra lo 0,900% (Nove parate su dieci tiri, ergo una rete concessa ogni dieci tiri grossomodo), la seconda un po' sotto lo 0,100% (Una rete segnata ogni dieci tiri, o nove parate del portiere avversario ogni dieci tiri). La somma, per essere sostenibile sul lungo periodo, deve essere attorno a 1, che è anche il PDO medio se si considerano quelli di tutte le trenta franchigie. Un PDO superiore a 1 significa che o il tuo portiere sta rendendo più di quanto ci si aspetta o che stai segnando più di quanto ci si aspetta (servono meno tiri per segnare e, viceversa, gli avversari devono tirare di più per segnarti) e non è sostenibile sul lungo periodo (Una squadra che ha vinto 5 partite di fila e ha un PDO di 1,1 difficilmente continuerà a vincere con regolarità); un PDO inferiore a 1 significa che o il tuo portiere sta parando al di sotto delle aspettative oppure stai facendo troppa fatica a segnare. Come nel caso precedente, nel lungo termine la situazione era destinanta a migliore. In Svizzera è stato il caso del Lugano a inizio scorsa stagione: la squadra rimediava parecchie sconfitte pur giocando discretamente e il calcolo del PDO risultava deficitario. Pian piano è risalito e il Lugano ha cominciato a vincere con più facilità.
Ecco, tutto questo pistolotto per dire che Nashville attualmente ha un PDO di 1.025, il quarto migliore della lega, così composto: 0.941% di parate (quarto migliore della lega) più 0.094% di reti (quattordicesimo migliore della lega). In altre parole, in queste partite abbiamo avuto ottime prestazioni di parte dei portieri, mentre non abbiamo particolarmente brillato per capacità realizzative. Il nostro PDO è quindi abbastanza sostenibile, benché destinato a calare un po' con il passare delle partite (nella stagione passata il PDO migliore l'hanno avuto i Boston Bruins, ed era di 1,027), e questo calo comporterà il vincere un po' meno delle partite più tirate, quelle che finora stiamo portando a casa.