31/08/07

Blues to Bop - Day 1

Come l'anno scorso, lavoro alla bancarella dei CD del Blues to Bop di Lugano.

Appunti sparsi:

- Pagano benissimo.
- La birra gratis non è affatto una brutta cosa.
- Non c'era né cassa, né fondo cassa. Tutti i soldi nel portacd di un artista.
- Kelley Hunt è assai simpatica, come Papa George. L'assistente della prima, Al, mi ha inoltre regalato l'aggeggio più inutile della terra: un coso che strappa la plastichina che ricopre le confezioni dei CD. Non me ne separerò mai.
- Sono stato minacciato di morte da un ubriaco strafatto. Ancora non capisco come sia successo.
- Sleepy LeBeef, per quanto bravo, sembra Jabba di Star Wars.
- Un tizio ronzava da 5 minuti attorno alla bancarella, in apparenza interessato. Vedo che lo guardo e dice: - non voglio mica comprar nulla, sto solo facendo passare il tempo perché non mi ricordo dove ho parcheggiato la macchina. - Fantastico!
- Altri tizi che di punto in bianco decidono di farsi una cultura Blues e comprano undici CD in una botta sola, lasciandoci un capitale.
- Una tizia che parlava tirando l'ultima vocale di ogni parola per 2-3 secondi, con effetto cantilena, tipo: - ce l'aveteeeeeeee un portachiaviiiii?

29/08/07

Roba noiosa

Mi sto annoiando, quindi trovo giusto annoiare anche te, lettore occasionale.

Lo farò raccontandoti della prima relazione seria di Mister Ics, cioè della donna a cui egli donò a fondo perso le proprie grazie e qualche anno della propria vita. Te la racconto perché, al contrario degli episodi successivi, è una storia noiosa e banale, come ce ne sono tante: loro si amano, zompano, scoprono che la cosa gli piace e per paura di perdere l'opportunità di fornicare trascinano la propria storia fino allo sfinimento, al punto da non sopportarsi più a vicenda.

Che è un po' la storia di tutte le nostre prime volte. O questo, o sesso occasionale con un' amica d'infanzia, non se ne esce.

Comunque salta fuori che non si amano come pensavano e, complice (con la scusa del) la lontananza, si lasciano.

Mister Ics fa il superiore, dicendo a chiunque di non soffrire e al contempo cercando di convincere anche se stesso. Sì perché, che si voglia o no, sapere che il proprio ex-partner può potenzialmente zompare in ogni momento senza che tu sia presente distrugge chiunque.

Anche lei fa la superiore, regalandola a destra e a manca per una specie di ripicca che solo le donne e i pochi uomini particolarmente bravi in queste cose sono capaci di compiere. Dimenticherà Mister Ics solo quando riuscirà a eguagliare il peso corporeo del suo ex in peni. Un chilo = un pene (due, se il pene è molto piccolo, sempre uno se è gigantesco). Una manna per le neo-single con un ex sovrappeso a carico.

Su di lei c'è poco altro da dire, tranne che era una gelosa tendente al compulsivo, del tipo che a tratti era gelosa di me perché attiravo le attenzione del suo ragazzo (per quanto suoni ambigua questa frase, astenersi ovvie battute), e che una bottarella forse gliel'avrei anche data.

Il che è piuttosto eclatante, se si conosce un fondamentale retroscena che ovviamente non ho ancora rivelato: Mister Ics e io abbiamo gusti estetici agli antipodi, si salvano poche eccezioni.

Bene, direi che questo aneddoto irrisorio è ottimo per chiudere. Prossimamente altre fiamme di Mister Ics. Che bello.

28/08/07

Peace & Love

Sì, devo aggiornare il blog...
Non mettetemi fretta, cazzo!

Ps: non che qualcuno mi stia mettendo fretta, ma fingere di avere dei lettori che ti scrivono fa sempre fico.

17/08/07

Contestualizzazione

Bene, dopo il titolo contorto e orribile è giunto il momento di cominciare a conoscere Mister Ics, in modo da poter presto inziare a raccontare le sue avventure.

Siccome che non ho voglia di articolare frasi, procedo a elenco.*

Mister Ics è:

- autoironico;
- normodotato, anche se non sa bene cosa significhi;
- affascinante, per chi resta affascinato dai tipi ordinari;
- lesto di mente e di gambe, meno d'uccello:
- estremamente garbato, quasi un gentleman.

Con l'elenco può bastare. In altre parole Mister Ics è uno di noi, né più né meno.

Domanda legittima a questo punto: "che ce ne dovrebbe fregare mai di Mister Ics?"
Nulla, verissimo, non fosse che le sue avventure col gentil sesso risultano spesso e sovente fonte di ilarità (in realtà no, è solo lui che racconta benissimo).
Quindi niente, su questi lidi mi concentrerò sull'aspetto "Vita Sessuale di Mister Ics", cercando di trasformare tutto in burletta per farlo adorare alle fanciulle, di modo che vogliano accoppiarsi con lui.
Attenzione però, fanciulle, ché Mister Ics mica cerca il mordi e fuggi, bensì una storia seria. Il suo problema è che è di gusti difficili, così, tra periodi di ascetica astinenza e volgari trombate, si ritrova single, all'eterna ricerca di Miss Ics.

Alla prossima puntata per conoscere Miss Alfa!

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*È scientificamente provato** che l'elenco affascina il lettore, che è praticamente costretto a leggerlo. È una specie di messaggio subliminale*** affatto subliminale.

**Non è vero.

***Unite le prime lettere dei cinque punti dell'elenco!

Chi tutto, chi niente

Ci sono storie che vengono riproposte in tutte le salse, sfruttando ogni media narrativo, ad esempio le fiabe.

Neverwhere (NessunDove in Italia) non è una fiaba, ma si sta esagerando.

Neverwhere è una storia "fantasy" di Neil Gaiman, ambientata principalmente in una fantomatica Londra Sotto, che ha la sua prima incarnazione una dozzina di anni fa come miniserie tv in 6 puntate per la BBC. Qualche anno dopo, sulla scia del successo di Sandman, Gaiman decide di farne un adattamento da libreria. Una specie di prova tecnica di romanzo. Meglio andare su un terreno sicuro per la prima volta, un po' come diventare sessualmente attivi giacendo col proprio cugino.
Il parto, malgrado tutto, è ottimo: il romanzo si lascia leggere che è un piacere e riesce a migliorare la già buona versione per il piccolo schermo.
Ma non è tutto.
L'anno scorso Neverwhere ha goduto di un adattamento a fumetti, che entro fine anno arriverà anche in Italia per i tipi della Planeta. Non l'ho ancora letto, ma le illustrazioni di Glenn Fabry mettono l'acquolina.

Ma, se già l'adattamento a fumetti è giustificabile solo perché non c'è due senza tre, la notizia che c'è una buona possibilità che ne venga tratto un film entro qualche anno è troppo.  C'è un limite a tutto. Basta!!

Mi incazzo perché mi conosco. Mi sorbirò per quattro volte la stessa storia, che alla fine avrò pagato l'equivalente di un'edizione  illustrata extralusso della Divina Commedia.

Bah.

15/08/07

ZzZzZz

Niente, è che grazie alla temporanea postazione pc attuale il mio corpo ha avuto modo di sviluppare una nuova eccitante disfunzione: far addormentare la gamba.

È divertente, quando non ci si fa malissimo.

Funziona così: sto al pc, stacco, mi alzo, poggio il peso, mi affloscio a terra.

Niente formiche ad avvertire, risultato... SPATACIAK!

Magari succederà fra dieci secondi.

Magari no.

In ogni caso, se mai dovessi postare un "aiuto", chiamate l'ambulanza.

13/08/07

100 Bullets

Questo post è più che altro per convincere un amico, che purtroppo è rimasto scottato dalla run di Azzarello su Hellblazer. Se solo non fosse così cocciuto e testardo darebbe una chance a 100 Bullets perché lo adorerebbe. Vagina (anche figa è volgare) se lo adorerebbe!

Pertanto mi permetto di rivolgermi a lui direttamente, per un momento: presta molta attenzione, caro.


In modo che un po' tutti possano capire, ecco un po' di background information: 100 Bullets (it.wikipedia.org/wiki/100_Bullets) è un fumetto - meglio, Graphic Novel - creata da Brian Azzarello (testi) e da Eduardo Risso (chine) per la Vertigo (it.wikipedia.org/wiki/Vertigo), la linea matura della DC Comics che in passato ha sfornato capolavori quali Sandman (it.wikipedia.org/wiki/Sandman) di Neil Gaiman e Preacher (it.wikipedia.org/wiki/Preacher) di Garth Ennis e Steve Dillon.

Bene, giusto ieri con Amico Cocciuto si discuteva del collasso della DC nei confronti della Marvel (ammetto che siamo un po' nerd), e di come anche la Vertigo non sia più in grado di sfornare prodotti a livello dei due sopracitati, benché Fables (it.wikipedia.org/wiki/Fables) e Y, l'ultimo uomo (it.wikipedia.org/wiki/Y_-_l%27ultimo_uomo_sulla_terra) siano delle signore testate che meritano di essere lette e rilette.


Nella sua seppur lucida analisi, Amico Cocciuto, per mancanza di conoscenza diretta e per il motivo citato in apertura, esclude 100 Bullets, che a mio modesto avviso al momento (la serie non è ancora conclusa) è degna di giocarsela con Preacher e Sandman. Non che nessuna delle tre serie sia paragonabile (100 Bullets è un noir-pulp coi contropeni; Sandman è una storia onirica, lirica e sognante, senza un minimo d'azione [la cui mancanza non si sente affatto]; e Preacher... be'... Preacher è Preacher), ma ci sono ottimi motivi per leggere 100 Bullets, che vado testé ad elencare:

- La serie a livello grafico presenta divinamente: Risso è un mago del pennello aiutato da una colorazione eccezionale che riesce a dipingere perfettamente le atmosfere create da Azzarello.
- Azzarello è ispiratissimo e sta costruendo una trama avvincente, ricca di colpi di scena e mai banale. Un'ottima cartina tornasole del suo talento è che, come in Sandman, niente è lasciato al caso. Per esempio, un minimo accenno nel numero due diventa fondamentale nel numero quaranta, uscito anni dopo. È chiaro che Azzarello aveva la storia in testa dal primo numero, e questa è una garanzia.
- Azzarello narra in modo variegato, cambiando spesso e volentieri approccio stilistico, sperimentando con ottimi risultati. In altre parole, a una trama avvincente unisce uno stile avvincente uguale che dona alla storia il doppio dell'avvincevolezza (parola che se non è un neologismo, poco ci manca).
- La serie fino a ora va in crescendo; ogni TP (un TP raccoglie da 5 a 10 episodi della serie in volume) è più bello del precedente e inferiore al successivo.
- Mai un calo di ritmo, nonostante la diversità delle storie narrate e delle ambientazioni trattate: Azzarello è a suo agio uguale a raccontare dei ricconi del Trust o dei poveracci delle favelas, rendendo tutto affascinante.
- Ci scappa qualche risata, di quelle alla Ennis.
- In poche parole, Azzarello incarna il meglio di Gaiman e di Ennis e ci mette del suo.
- Varie & eventuali.


Per correttezza aggiungo anche l'unico motivo per cui una persona sana di mente a cui piace il genere non dovrebbe comprare 100 Bullets:

- lo scempio delle edizioni italiane. In pratica uno dei pregi della serie, la storyline strettissima, diviene in Italia la sua spada di Damocle. Questo perché attualmente sono disponibili i TP numero 1, 2, 3, 7, 8 e 9. Dei TP 4, 5 e 6 non v'è traccia, a meno di non recuperare i singoli volumi sciolti sulle pagine della rivista contenitore Verigo:Presenta.
Provare a seguire la serie senza colmare il buco è folle, si perde parecchio. L'unica è recuperare i 3 TP mancanti in lingua originale (e so per certo che Amico Cocciuto con l'inglese non ha problemi) o sperare in una ristampa prima o poi.*
Tutto ciò oltretutto crea un paradosso. La nuova casa editrice sembra si lamenti delle vendite sotto le attese di 100 Bullets e al momento sembra esser poco disposta a cacciar soldi per pubblicare i TP mancanti. D'altrocanto la serie vende meno del previsto proprio perché mancano all'appello 3 TP. In altre parole, qualcuno è un idiota.

*: so che esiste la via illegale, non sono nato ieri. Solo, voglio mantenere questo blog al di sopra di ogni sospetto, pertanto non avete appena letto quest'ultima parte di post.

Tutto ciò oltretutto crea un paradosso. (...)

11/08/07

Articolista

Articoletto del sottoscritto:
www.fantasymagazine.it/notizie/7867/
Si capisce che è mio perché è firmato due volte ^^.
(Mantova non me la perdo, ci sono i miei due autori preferiti: Gaiman e Palahniuk)

10/08/07

La morte dell'autore

Come promesso.

Facendola breve, la teoria della morte dell'autore, che è stata concepita da Barthes ( it.wikipedia.org/wiki/Roland_Barthes) nel 1968 e in sequito sviluppata da Jacques Derrida (it.wikipedia.org/wiki/Derrida) col decostruzionismo (it.wikipedia.org/wiki/Decostruzionismo), dice in sostanza questo (mooooolto in sostanza!):

Nell'analisi critica letteraria l'autore non deve entrare in considerazione. Conta solo il testo, ciò che l'autore ha scritto.

Trovo questa teoria, come detto, affascinante, perché mai prima d'ora mi era capitato di essere in totale accordo su certi punti e in totale disaccordo su certaltri (che non so se esista come parola).

Punti positivi:

- Se mio padre si caccia questa teoria in testa, la prossima volta che scrivo qualcosa eviterà di cercare di farlo analizzare alla sua amica psicologa (NdF: l'amica psicologa, che sa bene che certe cose non si fanno, con una certa dose di tatto ha letto il racconto e ha risposto a mio padre: "scrive bene."[che è verissimo {scrivo da dio ^^}])

- Se questa teoria fosse radicata nella testa della gente, si distruggerebbe finalmente un preconcetto comune: odio l'autore, non comprerò il suo libro. Tale preconcetto si fonda su un presupposto errato, cioè che l'autore e lo scrittore siano la stessa persona, con le stesse caratteristiche, cosa affatto vera. Prendiamo un esempio: la Rowling. Come persona reale, con relazioni sociali e inserita nel contesto mondo, io la trovo una grandissima [piantagrane], mentre come scrittrice la trovo ottima, capace, spigliata e divertente.
Non è ancora chiaro? Prendete il Manzoni (quello dei Promessi Sposi) e tenete ben presente che ha scritto un libro in una lingua che neanche lui parlava. Si può dire che il Manzoni che parla francese sia lo stesso Manzoni che ha scritto i PS? Certo che lo è, a livello fisico. Ma per la critica letteraria sono due persone diverse.
Persino se scrivessi la mia autobiografia, il protagonista del libro non sarei io, ma una mia proiezione (come mi vedo io), e pertanto sarebbe necessario distinguere tra me essere vivente e me personaggio,

Punti negativi:

- L'autore viene messo da parte, cosa che mi infastidisce parecchio essendo anch'io, nel mio piccolo (molto piccolo) un autore. Metti che vai, che so, dalla Rowling e le chiedi: "a pagina 312 del quinto libro, terza ristampa, edizione Pinco Pallino, quando Harry Potter lascia la gnocca di turno e si ficca la bacchetta nel sedere, volevi forse lasciar intendere che Harry Potter è omosessuale?"
Neanche il tempo di finire la frase e arriva Derrida e ti zittisce a bastonate.
E poi bastona pure la Rowling
Perché secondo lui dal momento che il romanzo-racconto-poesia lascia le mani dell'autore, esso diventa di proprietà di chiunque e l'autore non ci deve più mettere becco.
Io come autore egoisticamente traggo piacere da queste domande, mi fanno capire che qualcuno ha prestato attenzione a quello che volevo comunicare. Chi oggetto fallico (minchia è volgare) è Derrida per togliermi questa piccola gioia?

- Questione autobiografie: come fai a giudicare un'autobiografia a prescindere dall'autore della stessa? A un certo punto dovrai domandarti perché il protagonista si comporta così e cosà. La risposta è ovvia: il protagonista si comporta così e cosà perché l'autore si comportò così e cosà. Purtroppo, secondo i decostruzionisti, questa risposta non è ammessa, e l'unica risposta possibili è che l'autore stia mentendo, dica il falso.
Infatti, l'unico modo per armonizzare un'autobiografia alla teoria della morte dell'autore è affermare che l'autore stia contando frottole e stia parlando di qualcun altro.
Qui tutto dipende dalla definizione di "falso": è vero, un'autobiografia è giocoforza romanzata e il protagonista è giocoforza idealizzato (e questo può essere considerato falso rispetto alla vita dell'autore, un falso "light", se vogliamo), ma se tutto è falso il concetto stesso di autobiografia va a farsi fottere.
Chi legge un'autobiografia, quindi, pensa di farlo per scoprire di più sul personaggio a cui è interessato, ma in realtà approfondisce la conscenza di uno sconosciuto, dell'autore idealizzato dall'autore stesso.
Se si venisse a sapere, chi leggerebbe più un'autobiografia/un mucchio di frottole?

Concludo questo post lunghissimo, che nessuno leggerà mai fino in fondo, con un controsenso:

Se dell'autore non ce ne frega niente, perché continuare a mettere il suo nome sui romanzi? Perché il decostruzionismo si riconduce a Derrida e la teoria della morte dell'autore a Barthes?
Chissenefrega di Derrida e Barthes, che cadano nell'oblio, come loro stessi professano.

Ps:
probabilmente di questo post si capisce 'na sega e sicuramente contiene punti di vista errati dato che non conosco la teoria della morte dell'autore e il decostruzionismo palmo a palmo. Sentite libervi di chiedere se qualcosa non è chiaro o di cazzarmi dove ho cappellato.

Mister Ics

Rullino i tamburi siori e siore, ché il momento è propizio.

Mister Ics ha scopato!!

Stappate lo champagne, sgozzate il vitello grasso, il figliol prodigo è tornato, svuotato dal seme di mesi d'astinenza!

Che la festa abbia inizio.


Ps: per domande futili come:
- chi si cela dietro il misterioso Mister Ics?
- qual è il sordido passato di Mister Ics?
- chissenefrega di Mister Ics?
- è vero che Mister Ics è normodotato?
- Che fine han fatto le mezze stagioni?

ripassare a breve su questi lidi.

Sta per nascere una stella.

09/08/07

Non so accarezzare il gatto

Come da titolo.

Niente, è che dopo un po' che lo accarezzo penso che si stia stufando e voglia essere grattato in altro modo (almeno, io faccio così).

Ora, di varianti per grattare il gatto ce ne sono ben poche (scegliere se accarezzare o grattare, decidere dove svolgere l'operazione: testa, mento, orecchio dx, orecchio sx, collo, schiena, pancia) e si esauriscono in fretta, variando di frequente.

Secondo me il gatto quando ripropongo una variante già utilizzata mi sgama e ci resta male (almeno, io ci resterei male).

Quindi per evitare di deluderlo smetto di grattarlo mediamente dopo minuti 10, e mai più di una volta al giorno (si sa che i gatti non hanno una gran memoria per 'ste cose).

No, in realtà il gatto se ne fotte di 'sti sofismi, sono seghe mentali mie. Sono io che mi stufo in fretta se non riesco a variare e a far aumentare il suo ronfaggio. Tutto ciò è sintomatico e accade regolarmente in ogni ambito della mia vita: se non ho nuovi stimoli, perdo interesse.

Ringrazio Pastafarian (it.wikipedia.org/wiki/Pastafarianesimo) di avere un angelo al fianco che i nuovi stimoli non me li fa mancare mai.

Battuta

Battuta di Daniele Luttazzi (tratta dal suo ultimo libro, Lepidezze Postribolari) che credo al primo colpo abbiano capito veramente in pochi:

"Decostruzione

Jacques Derrida è 'morto'."

Le virgolette singole fanno tutta la differenza del mondo.

Presto su questi canali (se ne avrò voglia) l'affascinante teoria di Derrida, Barthes e Focault sulla morte dell'autore e sul perché detta teoria sia da considerarsi affascinante.

05/08/07

Simone M. Navarra

Simone è un ragazzo di Roma aspirante scrittore (o affermato scrittore, dipende dalla vostro definizione di "affermato") che ho avuto il piacere di conoscere un anno fa a un corso di scrittura organizzato dalla WritersMagazine, periodo in cui decideva di gettarsi in pasto alla rete con un blog che reputo fra le cose più divertenti che abbia letto nell'ultimo anno (entrambi i link li potete trovare nei link).

Simone, 4-5 libri in cerca d'editore ma scaricabili gratuitamente come e-book, scrive in modo saggio, cinico e spassoso riguardo al mondo dell'editoria italiana, ai suoi lavori e all'arte del bloggare con unico fine quello di farsi conoscere.

Simone un po' lo odio perché quando mi ha detto che aveva questa idea per un blog io he pensato subito di fottergliela (concrettizzando ogni sua paura ^^) ma lui è stato troppo lesto. Meglio così, a posteriori, ché il risultato finale è un gioiellino.

A Simone non so nemmeno perché gli sto dedicando questo post, dato che ha accessi più che dignitosi (anche se sospetto che, finché ogni utente al mondo imposterà il suo blog come homepage, non  riuscirà a dirsi soddisfatto) e al contempo perfino i miei genitori mi chiamano Mr. Nessuno (ogni tanto mi sbattono addosso: "Oh, eri qui?").

In realtà un motivo c'è: l'egoismo. Cerco sempre di costringere chi mi è vicino ad apprezzare ciò che io apprezzo. Un modo come un altro per passare le giornate.

Infatti ora, da buon egoista vanesio, manderò una e-mail a Simone dicendogli "guarda che bel post che ti ho dedicato", alla quale lui risponderà "E tu chi pene (cazzo è volgare) sei?"

Ceci n'est pas un post

Non ho nessuna idea per un buon post.
Mi secca non aggiornare il blog, ché poi diventa cattiva abitudine ed esso resta ad ammuffire desolato nella rete.

Ergo, questo post sarà superfluo, suonerà forzato e non aggiungerà nulla al nulla apparso finora su questi lidi.

Poteva andare peggio.

01/08/07

Arte e Linguaggio

Si discorreva d'arte, oggi. Del perché, soprattutto nell'arte moderna, il fruitore occasionale sia costretto a subirsi opere che lo fanno prorompere in un "che immonda cagata!".
Evitando francesismi, la domanda di fondo era: "perché l'arte è di così difficile fruizione?"
Le risposte sono state variegate, soggettive. Di seguito mi permetto di riportare la mia visione del 'problema', senza pretese di autorevolezza:

Io immagino le arti come un linguaggio. Ad esempio, se non conosco il russo, per poter capire dei russi devo imparare la grammatica, l'alfabeto, etc. di questa lingua. Stessa cosa con l'arte, di qualsiasi tipo: devi avere una chiave per decifrarla, altrimenti ti tocca fermarti alle cose basilari, ai vocabolari rapidi, ai "ciao come ti chiamare tu?", a non conoscere la lingua, pur sapendone tutte le bestemmie.

A questo proposito, nelle arti trovo utile la distinzione tra immediatamente fruibile (IF) e 'difficilmente' fruibile (DF). Qualche esempio? Okay.

 Letteratura
IF: il testo, il racconto, la storia.
DF: il simbolismo, i significati reconditi, sapere come e perché un autore riesce a farci ridere, saper valutare se nella storia la morte del protagonista è necessaria ai fini della stessa oppure raffazzonata per vendere di più.

Cinema
IF: La storia, gli effetti speciali, la musica, i colori.
DF: L'uso delle luci, capire perché il regista ha scelto proprio quell'inquadratura, saper giustificare la  correlazione immagini-musica-movimento-parole, le luci.

Pittura-Scultura
IF: il fascino/l'indifferenza che il dipinto/la scultura ci suscitano, la bellezza.
DF: il simbolismo (guardate un quadro della regina Elisabetta: niente è superfluo e ogni pennellata è volta a creare simboli che parlino del potere/bellezza/forza della regina), l'uso dei colori.

Da questi esempi è anche facile capire perché letteratura e cinema siano più fruibili di pittura e scultura, in quanto basta essere a livello IF per poter trarre godimento dall'opera, cosa che con un dipinto succede in modo minore. Credo inoltre che nella letteratura e nel cinema il fattore IF sia preponderante (si leggono i bestseller, non i romanzi d'autore; si guardano i blockbuster, non i film indipendenti), mentre nella pittura/scultura accade l'opposto (sotto i riflettori ci sono le Biennali, le mostre d'arte, non l'ennesimo bel ritratto).

Insomma, nella pittura/scultura si è più tesi a cercare il punto di rottura con quanto fatto in precedenza, cosa che porta alla sperimentazione a tutto tondo, mentre col cinema e la letteratura tutto ciò accade in tono minore. "L'ennesimo bel ritratto" è visto/letto da milioni di persone".

Il che ci porta alla questione iniziale: la difficoltà di fruire dell'arte in quanto sperimentazione. Se per cinema e letteratura conoscere grammatica e funzionamento del codice può non essere necessario, nella pittura/scultura non è così. Per godere appieno di un dipinto devi avere solide basi di storia dell'arte oppure essere guidato all'interno del quadro.

Un quadro (lo uso come esempio, il concetto di quadro è ampiamente superato) non ti permette di essere solo guardato (altrimenti non sarebbe definito arte), ma ti chiede di dar fondo alle tue conoscenze negli ambiti più disparati, a dipendenza dell'effetto che l'autore voleva ottenere. Per dire, ci sono opere d'arte che solo a guardarle non ci dai una lira, ma che una volta contestualizzate ti fanno sbottare in un "ah, però!".
Nell'arte figurativa ormai è più una questione di approvo/non approvo o di nuovo/antico piuttosto che di bello/brutto.

Ps: per favore scordatevi di commentare un'opera d'arte dicendo mi piace o non mi piace, in quanto sarebbe una critica raramente motivata, dunque sterile. L'arte, non può essere criticata usando il buon gusto, in quanto parere soggettivo, bensì solo in base a valori universalmente condivisibili. Un esempio? Okay. Piero Manzoni qualche anno fa ha inscatolato le proprie feci, chiamando l'opera Merda d'Artista (http://www.saverioluzzi.it/images/Quadri/Piero%20Manzoni%20-%20Merda%20d'artista%2066,%201961.jpg) . Suddetta opera è attualmente esposta al Louvre, mica pizze e fichi. Eppure l'idea di vedere lo stronzo di qualcuno non solletica nessuno (tranne qualche birichino).

Rimini

C'è il ponte!
Dove si va in vacanza?
Rimini, ovvio.
Riccione, palese.
Perché poi?
Ah già, la figa.
O false speranze