10/08/07

La morte dell'autore

Come promesso.

Facendola breve, la teoria della morte dell'autore, che è stata concepita da Barthes ( it.wikipedia.org/wiki/Roland_Barthes) nel 1968 e in sequito sviluppata da Jacques Derrida (it.wikipedia.org/wiki/Derrida) col decostruzionismo (it.wikipedia.org/wiki/Decostruzionismo), dice in sostanza questo (mooooolto in sostanza!):

Nell'analisi critica letteraria l'autore non deve entrare in considerazione. Conta solo il testo, ciò che l'autore ha scritto.

Trovo questa teoria, come detto, affascinante, perché mai prima d'ora mi era capitato di essere in totale accordo su certi punti e in totale disaccordo su certaltri (che non so se esista come parola).

Punti positivi:

- Se mio padre si caccia questa teoria in testa, la prossima volta che scrivo qualcosa eviterà di cercare di farlo analizzare alla sua amica psicologa (NdF: l'amica psicologa, che sa bene che certe cose non si fanno, con una certa dose di tatto ha letto il racconto e ha risposto a mio padre: "scrive bene."[che è verissimo {scrivo da dio ^^}])

- Se questa teoria fosse radicata nella testa della gente, si distruggerebbe finalmente un preconcetto comune: odio l'autore, non comprerò il suo libro. Tale preconcetto si fonda su un presupposto errato, cioè che l'autore e lo scrittore siano la stessa persona, con le stesse caratteristiche, cosa affatto vera. Prendiamo un esempio: la Rowling. Come persona reale, con relazioni sociali e inserita nel contesto mondo, io la trovo una grandissima [piantagrane], mentre come scrittrice la trovo ottima, capace, spigliata e divertente.
Non è ancora chiaro? Prendete il Manzoni (quello dei Promessi Sposi) e tenete ben presente che ha scritto un libro in una lingua che neanche lui parlava. Si può dire che il Manzoni che parla francese sia lo stesso Manzoni che ha scritto i PS? Certo che lo è, a livello fisico. Ma per la critica letteraria sono due persone diverse.
Persino se scrivessi la mia autobiografia, il protagonista del libro non sarei io, ma una mia proiezione (come mi vedo io), e pertanto sarebbe necessario distinguere tra me essere vivente e me personaggio,

Punti negativi:

- L'autore viene messo da parte, cosa che mi infastidisce parecchio essendo anch'io, nel mio piccolo (molto piccolo) un autore. Metti che vai, che so, dalla Rowling e le chiedi: "a pagina 312 del quinto libro, terza ristampa, edizione Pinco Pallino, quando Harry Potter lascia la gnocca di turno e si ficca la bacchetta nel sedere, volevi forse lasciar intendere che Harry Potter è omosessuale?"
Neanche il tempo di finire la frase e arriva Derrida e ti zittisce a bastonate.
E poi bastona pure la Rowling
Perché secondo lui dal momento che il romanzo-racconto-poesia lascia le mani dell'autore, esso diventa di proprietà di chiunque e l'autore non ci deve più mettere becco.
Io come autore egoisticamente traggo piacere da queste domande, mi fanno capire che qualcuno ha prestato attenzione a quello che volevo comunicare. Chi oggetto fallico (minchia è volgare) è Derrida per togliermi questa piccola gioia?

- Questione autobiografie: come fai a giudicare un'autobiografia a prescindere dall'autore della stessa? A un certo punto dovrai domandarti perché il protagonista si comporta così e cosà. La risposta è ovvia: il protagonista si comporta così e cosà perché l'autore si comportò così e cosà. Purtroppo, secondo i decostruzionisti, questa risposta non è ammessa, e l'unica risposta possibili è che l'autore stia mentendo, dica il falso.
Infatti, l'unico modo per armonizzare un'autobiografia alla teoria della morte dell'autore è affermare che l'autore stia contando frottole e stia parlando di qualcun altro.
Qui tutto dipende dalla definizione di "falso": è vero, un'autobiografia è giocoforza romanzata e il protagonista è giocoforza idealizzato (e questo può essere considerato falso rispetto alla vita dell'autore, un falso "light", se vogliamo), ma se tutto è falso il concetto stesso di autobiografia va a farsi fottere.
Chi legge un'autobiografia, quindi, pensa di farlo per scoprire di più sul personaggio a cui è interessato, ma in realtà approfondisce la conscenza di uno sconosciuto, dell'autore idealizzato dall'autore stesso.
Se si venisse a sapere, chi leggerebbe più un'autobiografia/un mucchio di frottole?

Concludo questo post lunghissimo, che nessuno leggerà mai fino in fondo, con un controsenso:

Se dell'autore non ce ne frega niente, perché continuare a mettere il suo nome sui romanzi? Perché il decostruzionismo si riconduce a Derrida e la teoria della morte dell'autore a Barthes?
Chissenefrega di Derrida e Barthes, che cadano nell'oblio, come loro stessi professano.

Ps:
probabilmente di questo post si capisce 'na sega e sicuramente contiene punti di vista errati dato che non conosco la teoria della morte dell'autore e il decostruzionismo palmo a palmo. Sentite libervi di chiedere se qualcosa non è chiaro o di cazzarmi dove ho cappellato.

4 commenti:

  1. uhm... MI sa che sono la prima e forse unica ledttrice del tuo lunghissimo e complicatissimo post! :) Srivi bene, l'amica psicologa non mente. Peccato che sì, ai decostruzionisti non gliene freghi un cavolo di chi tu sia, Autore. Ciò che conta è quel sé testualizzato presente anche in testi non volutamente autobiografici. E qui entra in scena la Rowling che di sicuro ha sempre sofferto di una mania narcisista e insoddisfata dalle circostanze che non le hanno consentito di conquistare il mondo non ha potuto far altro che creare il giovane Potter, degno alter ego (per altro maschile), della'autrice, e delle sue manie dominatrci.

    Ci sta? Io sono decostruzionista in tutto ciò eh...

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  2. uhm... MI sa che sono la prima e forse unica ledttrice del tuo lunghissimo e complicatissimo post! :) Srivi bene, l'amica psicologa non mente. Peccato che sì, ai decostruzionisti non gliene freghi un cavolo di chi tu sia, Autore. Ciò che conta è quel sé testualizzato presente anche in testi non volutamente autobiografici. E qui entra in scena la Rowling che di sicuro ha sempre sofferto di una mania narcisista e insoddisfata dalle circostanze che non le hanno consentito di conquistare il mondo non ha potuto far altro che creare il giovane Potter, degno alter ego (per altro maschile), della'autrice, e delle sue manie dominatrci.

    Ci sta? Io sono decostruzionista in tutto ciò eh...

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  3. uhm... MI sa che sono la prima e forse unica ledttrice del tuo lunghissimo e complicatissimo post! :) Srivi bene, l'amica psicologa non mente. Peccato che sì, ai decostruzionisti non gliene freghi un cavolo di chi tu sia, Autore. Ciò che conta è quel sé testualizzato presente anche in testi non volutamente autobiografici. E qui entra in scena la Rowling che di sicuro ha sempre sofferto di una mania narcisista e insoddisfata dalle circostanze che non le hanno consentito di conquistare il mondo non ha potuto far altro che creare il giovane Potter, degno alter ego (per altro maschile), della'autrice, e delle sue manie dominatrci.

    Ci sta? Io sono decostruzionista in tutto ciò eh...

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  4. Mi piace la tua teoria su Potter. E grazie per i complimenti!

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