19/03/08

The dark side of Boccaccio

O del perché tutti almeno una lettura a qualche novella del Decameron dovrebbero darla.

Io vi propongo di seguito la decima novella della terza giornata, con narratore Dioneo, come al solito. Non importa sotto il regno di chi, perché tanto Dioneo dice sempre quel cazzo che gli pare.

Il passaggio l'ho preso da wikisource, cosina utilissima per risparmiare tanti dindini se si vuol leggere qualche classico per sport.

Non riporterò l'intera novella, dato che il lettore di blog medio si stufa generalmente alla terza riga e sto già andando lungo, bensì solo un stralcio.

Pertanto, un breve riassunto di quello che vi state perdendo: Si parla di Alibech, nobile musulmana, ovviamente strafiga e stranamente ingenua, che per motivi insensati vuole saperne di più sul Cristianesimo. Caso vuole che tutti i Cristiani siano eremiti nel deserto, perciò Alibech (chiamerò così mia figlia) fugge da palazzo e va a cercarli. I primi che trova si rifiutano di aiutarla perché ella è una gran topa e hanno paura di cedere alla tentazione della carne. Gira che ti rigira, però, un giovane eremita si offre di insegnarle. Ecco cosa:

"Ed ella, pervenuta a lui e avute da lui queste medesime parole, andata più avanti, pervenne alla cella d'uno romito giovane, assai divota persona e buona, il cui nome era Rustico, e quella dimanda gli fece che agli altri aveva fatta. Il quale, per volere fare della sua fermezza una gran pruova, non come gli altri la mandò via o più avanti, ma seco la ritenne nella sua cella; e venuta la notte, un lettuccio di frondi di palma le fece da una parte e sopra quello le disse si riposasse.

Questo fatto, non preser guari d'indugio le tentazioni a dar battaglia alle forze di costui; il quale, trovandosi di gran lunga ingannato da quelle, senza troppi assalti voltò le spalle e rendessi per vinto; e lasciati stare dall'una delle parti i pensier santi e l'orazioni e le discipline, a recarsi per la memoria la giovinezza e la bellezza di costei 'ncominciò, e oltre a questo a pensar che via e che modo egli dovesse con lei tenere, acciò che essa non s'accorgesse lui come uomo dissoluto pervenire a quello che egli di lei disiderava. E tentato primieramente con certe domande, lei non aver mai uomo conosciuto conobbe e così essere semplice come parea; per che s'avvisò come, sotto spezie di servire a Dio, lei dovesse recare a' suoi piaceri. E primieramente con molte parole le mostrò quanto il diavolo fosse nemico di Domeneddio; e appresso le diede ad intendere che quello servigio che più si poteva far grato a Dio si era rimettere il diavolo in inferno, nel quale Domeneddio l'aveva dannato.


La giovinetta il domandò, come questo si facesse. Alla quale Rustico disse:


- Tu il saprai tosto, e perciò farai quello che a me far vedrai; - e cominciossi a spogliare quegli pochi vestimenti che aveva, e rimase tutto ignudo, e così ancora fece la fanciulla, e posesi ginocchione a guisa che adorar volesse e dirimpetto a sé fece star lei.


E così stando, essendo Rustico più che mai nel suo disidero acceso per lo vederla così bella, venne la resurrezion della carne, la quale riguardando Alibech e maravigliatasi, disse:


- Rustico, quella che cosa è che io ti veggio che così si pigne in fuori, e non l'ho io?


- O figliuola mia, - disse Rustico - questo è il diavolo di che io t'ho parlato. E vedi tu? ora egli mi dà grandissima molestia, tanta che io appena la posso sofferire.


Allora disse la giovane:


- Oh lodato sia Iddio, ché io veggio che io sto meglio che non stai tu, ché io non ho cotesto diavolo io.


Disse Rustico:


- Tu di'vero, ma tu hai un'altra cosa che non la ho io, e haila in iscambio di questo.


Disse Alibech: - O che?


A cui Rustico disse:


- Hai il ninferno; e dicoti che io mi credo che Iddio t'abbia qui mandata per la salute della anima mia, per ciò che se questo diavolo pur mi darà questa noia, ove tu vogli aver di me tanta pietà e sofferire che io in inferno il rimetta, tu mi darai grandissima consolazione e a Dio farai grandissimo piacere e servigio, se tu per quello fare in queste parti venuta se', che tu di'.


La giovane di buona fede rispose:


- O padre mio, poscia che io ho il ninferno, sia pure quando vi piacerà.


Disse allora Rustico:


- Figliuola mia, benedetta sia tu; andiamo dunque, e rimettiamlovi sì che egli poscia mi lasci stare.


E così detto, menata la giovane sopra uno de' loro letticelli, le 'nsegnò come star si dovesse a dovere incarcerare quel maladetto da Dio.


La giovane, che mai più non aveva in inferno messo diavolo alcuno, per la prima volta sentì un poco di noia, per che ella disse a Rustico:


- Per certo, padre mio, mala cosa dee essere questo diavolo, e veramente nimico di Dio, ché ancora al ninferno, non che altrui, duole quando egli v'è dentro rimesso.


Disse Rustico:


- Figliuola, egli non avverrà sempre così.


E per fare che questo non avvenisse, da sei volte, anzi che di su il letticel si movessero, ve 'l rimisero, tanto che per quella volta gli trasser sì la superbia del capo, che egli si stette volentieri in pace.


Ma, ritornatagli poi nel seguente tempo più volte, e la giovane ubbidiente sempre a trargliele si disponesse, avvenne che il giuoco le cominciò a piacere, e cominciò a dire a Rustico:


- Ben veggio che il ver dicevano que'valentuomini in Capsa, che il servire a Dio era così dolce cosa; e per certo io non mi ricordo che mai alcuna altra ne facessi che di tanto diletto e piacer mi fosse, quanto è il rimetter il diavolo in inferno; e per ciò io giudico ogn'altra persona, che ad altro che a servire a Dio attende, essere una bestia.


Per la qual cosa essa spesse volte andava a Rustico, e gli dicea:


- Padre mio, io son qui venuta per servire a Dio e non per istare oziosa; andiamo a rimettere il diavolo in inferno.


La qual cosa faccendo, diceva ella alcuna volta:


- Rustico, io non so perché il diavolo si fugga del ninferno; ché, s'egli vi stesse così volentieri come il ninferno il riceve e tiene, egli non se ne uscirebbe mai.(...)"



La storia non finisce qui. Di seguito il papà di Alibech crepa e ella viene ritrovata da un altro tizio a caso che la riporta a casa come legittima erede e decide di maritarla. Alibech è assai scocciata dalla cosa, dato che, come non manca di confessare ad altre tizie, ora non potrà più fare il proprio dovere di brava Cristiana. Sentendo il racconto di Alibech, ste tizie scoppiano a ridere e le dicono di non preoccuparsi, che di cazzi è pieno il mondo. Quindi, per il resto della propria vita, Alibech cercherà di darla a destra e a manca per scacciare il diavolaccio e rendere il mondo un posto migliore, con palese successo.

Questo post è arricchente e pregno di volgarità letteraria.

4 commenti:

  1. Whew, sono arrivato in fondo...
    Ecco da dove prende spunto il film "Metti lo diavolo tuo ne lo mio inferno", almeno per il titolo, per la trama non saprei, ché ancora non l'ho visto. Bella storia comunque, altro che Melissa P.
    Alain

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  2. Ah, volevo anche comunicarti che sei passato da vecchiette a vedove. Fai progressi!

    Sempre Ala

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  3. Mi sa che devo troppo guardarlo sto film^^

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  4. Di questa all'Uni non ci avevano parlato...

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