21/04/08

Domande #Brillanti

Sto leggendo questo, e al solito Jonathan Carroll riesce a irritarmi e farsi adorare nel giro di tre righe. Con lui (in veste di autore, è ovvio) ho un rapporto di amore-odio da non trascurare. Sopporto a fatica il suo modo di narrare, per esempio (ma lo capisco: JC ha il vizietto di rompere [coscientemente] quanto più possibile il tacito accordo autore-lettore per cui io, lettore, mi fido di te, autore. Da wiki: "il lettore [di JC] viene portato a chiedersi quanto affidabile sia il narratore stesso. I successivi romanzi espandono questi temi, e spesso presentano narratori inaffidabili"). Nonostante ciò, il bastardo riesce fin troppo spesso a infilare mini-sequenze a grande impatto che come le leggo so che non le dimenticherò facilmente.

Una su tutte è la seguente: le cinque domande fondametali per capire davvero se stessi ed eventualmente la persona a cui le rivolgi.


  • Quali tre pasti del tuo passato vorresti rifare (una colazione, un pranzo, una cena)?

  • Quali due oggetti vorresti possedere ancora?

  • Quale azione vorresti ritirare o cancellare dalla tua vita?

  • Quale persona vorresti rivedere?

  • Quale esperienza vorresti rifare?



In sé, queste domande sono cazzate, suonano futili. Ma non lo sono, perché all'atto banale richiesto dalla domanda si associa un momento particolare, qualcosa tanto forte da poterti colpire ancora ad anni di distanza. Se la persona a cui le rivolgi ci riflette anche solo un attimo, ho la sensazione che potresti capire molto di lei/lui. E che lei/lui possa fare chiarezza su se stessa/o.

Personalmente, mi mandano in crisi, perché dare una risposta significa selezionare un momento ed escluderne diecimila volte tanti. Sono troppo definitive. E mutabili. Mettiamo che stai mangiando un panino e rispondendo alla prima: che ne sai che fra qualche anno magari il tuo pranzo preferito non sarà diventato proprio quello in cui hai risposto per la prima volta alla domanda stessa?

Ma prima o poi proverò a dare risposta. Nel frattempo, vesserò gli amici. Per vedere, per capire.

Questo post non fa ridere.

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