29/04/08

GTA IV: bigotti alla riscossa

Come molti sapranno, oggi è stato commercializzato in tutto il mondo GTA IV.
Come molti avranno intuito, i bigotti hanno immediatamente iniziato a scaldarsi.
Ecco un esempio.

Se ci date una lettura partiamo con l'analisi testuale.

Premessa: GTA tutta la vita. Il più bel videogiuoco a cui abbia mai giocato. Detto questo:

- "Il lancio mondiale di questo nuovo gioco ha sollevato un’altra ondata di proteste delle associazioni dei consumatori e dalle organizzazioni per la tutela della famiglia che chiedono misure efficaci per impedire che realtà virtuali nelle quali il giocatore fa punti se uccide, guida in stato di ubriachezza, travolge i passanti o va con prostitute, finiscano nelle mani di minori."

Qui si capisce che l'autore dell'articolo a GTA non ci ha mai giocato perché:
1) non si guadagnano punti a fare queste cose. Di punti proprio non ce ne sono.
2) Salvo in alcune missioni, tutte le azione che l'autore descrive sono a discrezione del giocatore. Si può finire GTA senza andare a puttane e senza ammazzare i passanti. Oltretutto nel gioco c'è una blanda disincentivazione di queste azioni: se le attaui, sarai poi ricercato dalla polizia. Ed essere ricercati dalla polizia è una gran rottura di palle nella maggior parte dei casi.

Fatto salvo questo, è sacrosanto che questo gioco non debba finire in mano a minori. Infatti non è pensato per loro.

- "[...]salvo l’impegno dei negozianti a rimandare indietro i clienti che hanno meno di 17 anni.

Un divieto poco rispettato: secondo i controlli a campione disposti dalla Federal Trade Commission il 42 per cento dei negozianti non controlla l’età degli acquirenti più giovani. [...]"


Le regole ci sono, vanno semplicemente rispettato. Perché incolpare il videogiuoco quando è il rivenditore ad essere colpevole?


- "La società Rockstar non ha molto di cui preoccuparsi, almeno negli Usa, perché i tentativi di ben 11 Stati dell’Unione di introdurre restrizioni più severe sono stati bocciati dalle corti federali che li hanno considerati una violazione del diritto costituzionale alla piena libertà di espressione: come un romanzo o un film, il videogioco è, infatti, un modo di interpretare la realtà, di raccontare una storia."

Sacrosanto. Peccato che, come vedremo, l'autore non sembra crederci molto.

Finora, insomma, l'articolo procede più o meno bene. Ma gli ultimi due paragrafi sono allucinanti.

- "[...]i videogiochi presentano due problemi aggiuntivi, rispetto ai film: l’interattività e la ripetitività. Lo spettatore di un film violento assiste a omicidi, stupri, rapine. Nel videogioco, invece, sei tu che uccidi, derubi, vendi droga, sfrutti la prostituzione."

Quello che l'autore asserisce fra le righe è che, per questo motivo, la tanto decantata libertà d'espressione ai videogiochi non dovrebbe essere concessa, nonostante le undici (!) cause vinte a proposito dalla Rockstar. E far credere che Rockstar l'abbia spuntata principalmente grazie a una potente lobby che le copriva le spalle è un insulto a chiunque creda nella libertà d'espressione. Inoltre se si fa un'affermazione di una portata simile, si dovrebbero portare prove concrete a supporto, cosa che l'autore, stranamente, si dimentica di fare.

- "Lazlow Jones, uno degli autori di «Grand Theft», ha difeso il suo prodotto, pur definendolo «troppo intenso» per i minori [1] e ha scaricato [2] tutte le responsabilità su padri e madri: «Un genitore che lascia usare questo videogioco ai suoi ragazzi è un cattivo genitore». Insomma, alla fine la colpa sarebbe di noi genitori, distratti o incapaci di essere dei buoni poliziotti dell’elettronica domestica.[3]"

[1] si noti il "pur definendolo": in questo modo l'autore spaccia per un'ammissione di colpa da parte di Jones ciò che in realtà è un dato di fatto: GTA non è pensato per un pubblico di minorenni, come Jones puntualmente constata. Non c'è niente di male in tutto questo, e anche l'autore sembrava averlo capito qualche rigo sopra, quando parla dei divieti di vendita ai minori. Ora, improvvisamente, sceglie di ignorare quanto riportato in precedenza. Voglio dire, dal mio punto di vista anche, che so, un film porno è "troppo intenso" per i minori, eppure mai e poi mai nessuno ne farebbe una questione centrale riguardo alla vendita di materiale pornografico.
[2] si noti il verbo "scaricare", che dona una forte accezione negativa alle parole (sacrosante, come vedremo) di Jones.
[3] Non "sarebbe", "è"! I genitori sono responsabili della tutela dei figli e devono essere capaci di tutelarli da qualsiasi prodotto non consono alla loro età. Vale per i videogiochi, come per internet, come per la televisione, come per la pornografia. Se un genitore trova il figlio che si masturba guardando su internet due ragazze che si defecano addosso, detto genitore dovrebbe fare della sana autocritica e correre ai ripari; non contattare il produttore del filmino e fargli causa. Riassumendo sì, caro autore, la colpa è di voi genitori. Anche. Dico anche perché, come visto prima, i negozianti sbagliano in prima istanza a vendere il videogiuoco ai minorenni.

L'ultimo pezzo è sembra fatto apposta per fomentare la paura:

- "Unica consolazione: lo stesso studio che denuncia la diffusione dei giochi violenti tra i ragazzi sostiene anche che fin qui [1] non ci sono prove di un legame tra questi divertimenti elettronici e i comportamenti aggressivi dei minori. [2] I contenuti restano diseducativi ma, come nelle vecchie battaglie tra indiani e «cowboy», i giovani manterrebbero [3] la capacità di distinguere tra finzione e realtà."

[1] perché "fin qui"? Partendo dall'idea che sia ovvio che non si può mai sapere cosa accadrà in futuro, questa puntualizzazione è inutile ai fini del messaggio (perché ridondante) e serve solo a mettere in dubbio i risultati della ricerca, a sminuirla. Come a dire che se non hanno ancora trovato le prove, è solo perché non hanno cercato abbastanza bene.
[2] Il risultato dello studio, in teoria, dovrebbe tranquillizzare, non allarmare. Ma grazie a [1] e [3] l'autore riesce a ottenere l'effetto opposto.
[3] si noti l'uso del condizionale. Nonostante una ricerca (immagino condotta con rigorosità scientifica e attendibile) che dimostra chiaramente (pare, l'autore non ha messo la fonte e non ho potuto recuperarla) che i videogiuochi violenti non aumentino il tasso di violenza fra i più giovani, l'autore, dall'alto di chissà quale autorità scientifica, si permette comunque di dubitare della cosa, denigrando così il serio lavoro di qualche ricercatore, solo per ribadire il suo scetticismo "di pancia".

In conclusione, un pezzo così mi fa davvero girare i coglioni. Soprattutto perché l'autore presenta tutte le prove necessarie a smentire le sue paure, salvo capovolgerle basandosi sul nulla e usarle per fare i suoi porci comodi.

No, complimenti. Uno splendido lavoro giornalistico.

Questo post trasuda indignazione.

3 commenti:

  1. Amo i videogiochi di strategia in cui bisogna conquistare il mondo ma anche quelli di azione, guerra e fantasy e posso dire che mi influenzano solo positivamente. infatti sto cercando di conquistare il Mondo con i Miei Podmork e vado a far la spesa più volentieri (perché mi immagini le scene di guerra al supermercato). ecco.
    ahahha.

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  2. I tuoi Podmork sono decisamente bellini.
    Ammetto di non aver ancora capito di cosa sono fatti, se sono opere d'arte o se si si possono comprare o se sono opere d'arte e si possono comprare, ma sono decisamente bellini^^

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  3. utente anonimo11/5/08 10:23

    Stiamo parlando dello stesso corriere della sera che definisce gli assassini di Verona "dei poveri ragazzi spaventati"?
    D'altronde lo dirige Mieli...

    Vogliamo Manhunt 2!

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