30/06/08

Idilli

"Ci sono giorni in cui le cose non vanno,
Ti guardi intorno e sembra tutto un inganno."

Derozer, Mondo Perfetto, 2000.


Poi ce ne sono altri, in cui non puoi che piangere.
Di gioia.
Come oggi.

Sono in piedi da manco un'ora e ho già saputo che l'esame per cui stavo uscendo pazzo nell'ultimo mese è andato bene (ma sì, quello che avrebbe deciso del mio futuro. Non ve ne avevo parlato?) e che sono arrivati i soldi dell'ultimo lavoro (il che mi ha fatto piacere, ma non causato lacrime).

Questo post vorrebbe aver le braccia per abbracciare con aMMore tutti i lettori. Se capitasse, abbattetelo pure. C'è un limite alla sdolcineria (probabilmente un miologismo, o comunque una parola brutta).

28/06/08

D. la prende forte

Il fatto comincia la sera al mio monte e finisce la mattina dopo con D. che ripulisce la tapparella del piano di sotto dal proprio vomito, con evidente sforzo stomacale.

Erano i 18 di D.. C'erano D., S., I. femmina, I., P., io e qualche altra iniziale che non vi dice nulla.
Ho capito fin da subito che non era la mia serata, che non sarei stato sotto i riflettori, così relativamente presto ho fatto in modo di scolarmi troppo barbera dozzinale, di stare male e di andare a letto.
In piena notte vengo svegliato da P., che è femmina.
Dice: "F., non è che potrei dormire io qui?"
E io: "ok" e mi riassopisco un letto più in là.
La mattina sono il primo ad alzarmi, fatto di per sé eccezionale. Ultimo è D., che ci  guarda  e chiede:  "come mi sono fatto questo?"
Ci mostra una gamba escoriata e alcuni segni sul viso.
Stupore.

Viene in soccorso I.: "ieri sera siamo stati alzati più degli altri, formalmente a giocare a poker. In pratica però lo facevamo perché tazzare per tazzare sembrava brutto. Fatto sta che abbiamo finito nell'ordine tequila, baileys, whisky. Poi abbiamo attaccato il gold strike (1) (2), senza successo. Poi siamo usciti a fumarci un sigaro. Ti è caduto al piano di sotto. La seconda rampa di scale l'hai fatto a rotoli.
D. trasecola: "non me lo ricordo!"

Interviene S., spalleggiato da I. femmina: "a proposito: che è questo?"
E mostra un foglio scribacchiato e largamente indecifrabile. Leggiamo quel che riusciamo. Conteneva:
- Un'invettiva sentita sul fatto che D. sapeva che S. e I. femmina. sarebbero andati nella stanza a fianco a copulare. Una cosa tipo "tanto lo so cosa andate a fare di là, bastardi!".Il che è strano perché D. e S. sono migliori amicissimi e la copula non era certo la prima.
- Altre invettive minori, che nessuna a distanza di qualche anno ricorda.
- Segni a caso, che D. garantisce essere lettere. Ma non si ricorda i contenuti.

Si prende un po' per il culo D. e si scherza su queste cose. Poi mi torna in mente un dettaglio. Chiedo a P. "perché cavolo hai voluto dormire al mio posto?"
P. è imbarazzata, poi spiega: "perché D. continuava a darmi fastidio. Avrò cambiato letto quattro volte."
Guardo D., che in un lampo ricorda. Allo stesso momento I. scoppia a ridere. Si calma e racconta: "È che a un certo punto non trovavamo più la penna e allora D. si è convinto di averla nascosta nel culo di P.. Così, ogni tanto, andava a cercarla."
Altre risate. Io un po' meno. Penso a quello che ho rischiato.

A un certo punto, con grande sofferenza di metà dei presenti, un odore pregnante di cannella si fa largo nel salottino. Io parto subito a cazziare I. e D. per aver versato Gold Strike ovunque, ma poi realizziamo che l'odore veniva dabbasso. Scendiamo a vedere e troviamo una pozza di vomito sul muro. È di D..
"Non mi ricordo!" dice.
Ma gli tocca pulire.

C'era un'altra cosa che D. e I. non ricordavano - e di cui erano i soli testimoni  -  che saltò fuori solo qualche tempo dopo: la comparsa improvvisa nel pieno della notte di S. nel salottino, quasi nudo. Solo un preservativo a coprirlo. E in mano una palettina contenente il suo stesso vomito.
Ma questa è un'altra storia.
E forse un'altra festa, tendo a confonderle une all'altre.

Questo post è narrativizzato, e i fatti riportati non sono accaduti necessariamente in quel modo. Non per questo sono falsi.

27/06/08

Domanda #7

I vecchi soli, per la strada, puntano le vecchie sole o fantasticano sulle ragazzine?

26/06/08

Holden e corollario

"Questo è il guaio con le ragazze. Ogni volta che fanno una cosa carina, anche se a guardarle non valgono niente o se sono un po' stupide, finisce che quasi te ne innamori, e allora non sai più dove diavolo ti trovi. Le ragazze. Cristo santo. Hanno il potere di farti ammattire. Ce l'hanno proprio."

J.D. Salinger, Il giovane Holden, Einaudi, 2004.


Ci sono molte cose che Holden odia, anche alcune parole.
Eccezionale, eccellente.
Non le può sentire.
Ma poi non fa altro che pronunciarne tre che non posso sentire io: io sono pazzo.
L'idiosincrasia verso questa espressione nasce ai tempi del liceo, e di solito chi si autodefiniva pazzo poi raccontava un aneddoto di una pochezza disarmante nella sua banalità. Secondo me lo dicevano perché avevano paura di non essere accettati, di aver esagerato secondo la morale comune.
Poco importa.
Il succo è che credo che chiunque si autodefinisca pazzo sia in realtà un persona normale e banale che più non si può, senza picchi di alcun tipo.


24/06/08

Turbe

Mi è particolarmente difficile essere turbato da ciò che leggo, specie se si tratta di narrativa, ma il romanzo di Welsh lo sto leggendo con un groppo costante allo stomaco. Il protagonista è troppo.
Cattivo. Misogino. Razzista. Bastardo. Poliziotto.

"Sono entrato in un cinema e ho pagato per un cabinotto hi-tech. Si è spenta la luce verde e si è accesa la rossa. Sto da dio. Il film non è malaccio, una storia di fantascienza con due lesbiche extraterrestri che rapiscono delle liceali vergini in una città americana: dalle scuole, dalle discoteche, dai centri commerciali e compagnia, e le trasformano in lesbiche constringendole a ripetuti atti sessuali. A lungo termine le astute lesbo aliene progettano di rendere superflui gli uomini e la Terra un pianeta lesbico, naturalmente dominato da loro. Un investigatore superdotato insieme alla sua squadra di atleti del sesso dovranno salvare le studentesse da una vita sditaloide riportandole su questa sponda con la potenza dei loro uccelli. Alla fine, dopo aver fatto tornare etero le ragazze a colpi di cazzo, il megapoliziotto ha di fronte la sfida più epica: uno scontro decisivo con le lesbo, che sono dotate di superpoteri. Deve portare anche loro su questa sponda. Ma c'è il lieto fine per tutti. Le lesbo dello spazio scoprono di amare il randellone, ma lo sbirro riconosce che il lesbismo arrapa i maschi, basta che le donne son carine e li lasciano guardare. Perciò decidono di unire le forze e sterminare tutti i maschi omo.
Bella storia, niente da dire, e fa anche piacere vedere un film così politicamente corretto. Le studentesse sono tutte in calore e le lesbo aliene, cazzo, delle fighe che non finiscono più. Mi vien la tentazione di una sega, ma devo tenere pieno il serbatoio per un puttanaggio serio."

Irvine Welsh, Il Lercio, TEA, 2006.


Che ci crediate o meno, questo è uno dei pochi attimi nel romanzo a cui il lettore sia concesso tirare il fiato; un attimo non pesantemente mediato dall'asfissiante visione del mondo del protagonista.


23/06/08

Surprise

L'altro giorno ci si sentiva dei fighi.

La serata inizia che è già il giorno dopo, e il giorno dopo inizia con un viaggio in moto fino alla casa dove si tiene la festa, spersa sul Monte Generoso, in mezzo a un bosco ma con i binari della funicolare proprio in giardino.
Arrivati, si scarica l'alcool. 16 birre.
Ne resterà una.
La serata scorre piacevole all'aperto, una birra dopo l'altra. Ci si sente leggeri, si beve, si scherza.
Ci si sorprende di come si regga improvvisamente bene l'alcool e ci sente orgogliosi di sé stessi.
Si riparte che é mattina, con qualche birra di troppo in corpo, una strada stretta, brutta e pericolosa da percorrere e la paura di possibili blocchi di polizia a venire.
Si arriva indenni a Savosa, in un prato che sembra fatto apposta per infrattarsi, cosa che puntualmente avviene.
Si fa all'aMMòre eterosessuale, cioè, essendo due uomini, ci si sdraia un altro paio di birre e si parla del più o del meno.
Si va a casa, soddisfatti. Il sole sta per spuntare. Una minimo di sonno e niente postumi da sbronza il giorno dopo.

Si scopre un paio d'ore fa che quel brav'uomo del mio amico, abbagliato dagli sconti, aveva accattato birra analcolica.

Ci si sente un po' più stupidi e un po' meno fighi.

Questo post è lucido, in quanto contiene un tasso alcolico pari a quello dell'altra sera.

21/06/08

Presentazioni

Personalmente le odio, specie con ragazze nuove. Dare o non dare il bacino?

Ma questo non deve interessare. Qua riporto come un mio amico, nonché futuro coinquilino in divenire, orrido Cast*lli permettendo (cfr. un post futuro, magari), a suo tempo mi presentò a sua madre.

- Mamma, lui è Federico. Pensava che io fossi gay.

E mi lascia a salutare la mamma.

Questo post mostra un ottimo esempio di umorismo estemporaneo. Si apprezzino inoltre i tag, uno in particolare, mia personale vendetta a mesi di distanza.

19/06/08

Il processo

Mi svegliai e vidi che il mio pene era stretto in una morsa.

"Il processo può cominciare", disse una voce. "Avanti le testimoni."

Irina:
"Tre mesi. Gli ho dato il culo al secondo, perché avevo paura di perderlo. Non è bastato. Mi ha lasciata perché non c'era la giusta sintonia."

Marianna:
"Una sera. Mi ha detto di aver rotto con una donna per me. Non gli ho fatto un pompino per paura dell'AIDS. Ha detto che sentiva di amarmi. Mi ha dato appuntamento al giorno dopo. Ci ho trovato un suo amico che sperava di fare del sesso con me. Mi ha detto che aveva sentito dire che sono una facile."

Angela:
"Sei settimane, ma nelle ultime tre l'ho visto solo per il suo compleanno. Gli ho fatto un regalo molto caro. Mi ha lasciato il giorno seguente con un messaggio sulla segreteria."

Gloria:
"Quattro mesi. Poi ho incontrato Luana."

Luana:
"Due mesi. Non sapevo di Gloria. Siamo andate a chiedegli spiegazioni. Ci ha proposto un triangolo."

Antonia:
"Trenta minuti. Al limite dello stupro."

Zoe:
"Sei mesi. L'ho tradito una volta. Gliel'ho raccontato, in lacrime. Lui ha riso. Ha detto: 'sapessi le volte che l'ho fatto io.'"

Giudice (Giovanna, lasciata per non aver voluto andare in un club per scambisti):
"Può bastare. Grazie per essere venute. Cos'hai da dire a tua discolpa?"

Io:
"Vaffanculo. Ho 25 anni e voglio divertirmi finché posso. Ho la coscienza tranquilla. Salvo alcuni rari casi d'opportunismo ho trattato bene ognuna di voi.
Irina: Marianna non c'entra.
Marianna: ero in avanscoperta per questo mio amico sin da subito. Poi per via dell'alcool mi è scappata la mano. Non hai fatto nulla per impedirlo.
Angela: Sono stato malato, e durante la malattia ho capito che, ci fossi o meno, non cambiava nulla. Non ti ho chiesto io di farmi il regalo.
Gloria, Luana: mi spiace, ma eravate splendide entrambe. Valeva la pena tentare.
Antonia: fattona del cazzo, sei tu che mi sei saltata addosso.
Zoe: sapevo già da un po' che mi avevi tradito e ho agito di conseguenza.
Giovanna: si faceva per ridere. Ma non avevi senso dell'umorismo. Ecco il vero motivo."

Silenzio.

Fu emessa la sentenza.

Sentiste la mia voce, capireste.

17/06/08

Una pallottola di carta

"Con tale certezza, io preferisco mantenere intatatta la preziosa sorpresa chiusa nell'involucro, tenerla in serbo per un vago futuro. E come nella vita l'attesa di un bene certo ci dà più gioia che il raggiungerlo (ed è saggio non approfittarne subito, ma conviene assaporare quella meravigliosa specie di desiderio che è il desiderio sicuro di essere appagato ma non ancora praticamente soddisfatto, l'attesa insomma che non ha più timori e dubbi e rappresenta probabilmente l'unica forma di felicità concessa all'uomo), come la primavera, che è una promessa, rallegra gli uomini più dell'estate che ne é il compimento sospirato, così il pregustare con la fantasia lo splendore del poema ignoto, equivale, anzi supera il godimento artistico della diretta e profonda conoscenza."

Dino Buzzati, Una pallottola di carta, in Sessanta racconti, Mondadori, 1994.

16/06/08

Il bar losco

Un gruppo di amiche, qualche giorno fa, mi raccontava del loro bar losco.
Il bar losco era situato nell'insospettabile Zurigo, proprio in faccia alla casa di una delle ragazze e vicino quanto basta alla biblioteca dove si ritrovano a studiare, rendendolo il luogo perfetto per un momento di svago finita la giornata di lavoro.
Che il bar fosse losco non è legalmente stabilito, sono solo sensazioni. Fatto sta che che esso aveva bizzarre peculiarità:
- Le ragazze erano le uniche clienti, tranne qualche sporadico visitatore di tanto in tanto. E vien da chiedersi come facesse il bar a tirare avanti solo con le loro entrate.
- Ogni due giri, uno era offerto. E vien da chiedersi se i gestori del bar non avessero solo la necessità di tippare qualche scontrino per giustificare altre entrate, forse più dubbie.
- È stato notato un viavai costante da una porta di quelle a entrata riservata al personale. E vien da chiedersi che succedesse dall'altra parte.
- Dirimpetto al bar - quindi di fianco alla casa della ragazza - c'è un garage, dove il gerente del bar era stato visto più volte. E vien da chiedersi se si trattasse solo di amicizia col garagista o se ci fosse sotto qualcosa di più grosso.
- Nella notte la ragazza che vive lì ha sentito più volte dei rumori provenire dal garage. Poi, uscita di casa la mattina, aveva modo di notare come il parco macchine fosse stato completamente rivoluzionato nella notte. E vien da chiedersi da dove arrivino le nuove auto, e che fine abbiano fatto le vecchie.*
- Il bar qualche mese è stato chiuso dai gerenti. E vien da chiedersi se la chiusura sia dovuta a qualche sospetto della polizia o al fatto che in qualche modo avessero fatto soldi a sufficienza.

Le ragazze, alla notizia della chiusura, ci sono rimaste male. Si sono comunque fatte forza e hanno trovato un altro bar nella zona.
Però Ancora rimpiangono il bar losco.
Quello nuovo, dicono, manca d'atmosfera e non offre giri gratis.

Questo post si mantiene sul vago per mantenere l'effetto losco e fumoso anche nella scrittura. La storia è anche stata leggermente modificata, e non per forza migliorata, per esigenze artistiche.

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* La qual cosa a posteriori mi ha spaventato non poco, in quanto mi è capitato più volte di lasciare la macchina nel parcheggio della ragazza, proprio di fianco al garage.

15/06/08

Domanda #6

È cattivo gusto regalare un panetto di burro a un amico che sta per essere incarcerato?

14/06/08

Perché Manzoni è il male

Premessa doverosa.

A dispetto di quanto in molti si potessero aspettare, data la tendenza a parlare di defecatio (esisterà davvero questo termine in latino?) & derivati su questi lidi, non si tratta del Piero, bensì dell'Alessandro.

Altra premessa doverosa.

Non si parlerà neanche dei Promessi Sposi, benché il sottoscritto trovi il romanzo noioso quanto invece trovi interessante l'idea poetica che ne è alla base (e qui di ironia non ce n'è).

Circoscrizione dell'argomento.

A sottolineare l'importanza che, malgrado la pallosità dell'opera, i Promessi Sposi hanno avuto nella letteratura e nella cultura italiana ci sono parecchi modi di dire che ormai sono entrati nel gergo comune benché ai tempi della scrittura del romanzo fossero inauditi. Al momento non ricordo esempi concreti riconducibili al libro e non ho voglia di rileggermelo per la terza volta in meno di anno, quindi fidatevi. Una cosa simile era accaduta a Dante, tanto per farvi capire che l'Alessandro non è proprio l'ultimo pirla, se mai ce ne fosse bisogno.

Definizione del problema.

Fra questi modi di dire, dicevo, ce n'è purtroppo uno che si è fatto largo soprattutto fra gli scrittori e che sembra esploso parallelamente alla mania dei blog. Trattasi di una sorta di captatio benevolentiae appartenente a un gusto retorico vecchio di cent'anni e più, appunto, e volto ad accaparrarsi la simpatia del lettore facendo uno sfoggio di umiltà che oggigiorno a mia avviso trasuda ipocrisia e suona falso, datato e scontato.

Perché accade ciò?

Credo sia dovuto al fatto che, delle tante citazioni possibili dai Promessi Sposi, essa sia una delle poche che conosce solo chi ha letto il libro, e che è invece ignota a chi si è sfogliato il bignami. Ergo, usare questa citazione fa figo, perché dimostra che il mattone è stato letto e digerito, e che lo scrivente è un vero LETTORE.

Chi commette peccato?

Ahimé, ci cascano in tanti, comprese persone che normalmente stimo e i cui blog leggo con gaudio, uscendone generalmente arricchito. Però in questi casi avrei voglia di prenderli a sberloni.

In conclusione.

Cari i miei 25 lettori, non usate mai questo modo di dire arrogante.

Conclusione canonica.

Questo post sembra che non dica il modo di dire incriminato, ma invece lo fa. Bisogna però aver letto Manzoni per capire. Questo post chiede inoltre agli amici macchiatisi del fattaccio di fare outing e di presentare in triplice copia nei commenti le proprie scuse e/o le motivazioni di tale scelta che tanto urta lo scrivente.

12/06/08

Battuta II

La prima è questa.

Sempre Luttazzi.

Una birretta a chi ci arriva in tutta sincerità, senza aver googlato prima.

"(...) studio legale David, Foster, Wallace & Gromit".

11/06/08

L'inganno di Trabocchetto: una fiaba controversa

C'era una volta Trabocchetto, che era uomosessuale. Ciò rappresentava un problema nel regno di Strèiht, poiché gli uominisessuali non erano ben visti. La punizione, agli occhi degli Strèihtiani, era comunque blanda, in quanto si trattava di una banale impalazione. Gli Strèhitiani pensavano cosa vorrai mai che sia, per un uomosessuale essere impalato? Gli ci piace avere roba per il retto.

Trabocchetto doveva dunque cercare di nascondere la sua natura deviata in astuti modi. Per fare ciò un giorno andò nel bosco e, dopo mille ardite prove, si procurò un aspide mediamente velenoso, di quelli che uccidono nel giro di un'oretta, non in due nanosecondi. Per capirci.

Trabocchetto andò con l'aspide nella pubblica piazza del paese. Lì si nascose dietro un cespuglio, si calò le branche e si fece mordere dal mortifero animale sul glande. Dopodiché uccise la biscia e corse nel mezzo della pubblica piazza urlando aiuto! un'immonda bestia mi ha morso il glande! aiuto!.

Passava di lì Trabocchino, ometto dal cuore d'oro, che subito prestò soccorso. Cosa posso fare, amico? chiede Trabocchino.

Succhiami il veleno presto!

E Trabocchino succhiò e succhiò. Quando fece per sputare il veleno Trabocchetto disse non c'è tempo! non ti preoccupare, ho l'antidoto.

Dove hai l'antidoto? chiese Trabocchino

Quando anche l'ultima goccia di veleno sarà stata mondata dal corpo, sentirai un fiotto caldo e salmastro in bocca. Quello sarà l'antidoto.

E Trabocchino succhiò e succhiò, finché non ingerì anche l'antidoto.

Grazie mille Trabocchino, mi hai salvato! Ti sarò debitore per tutta la vita!

Trabocchino si sentì orgoglioso di aver fatto una buona azione.

E vissero tutti felici e contenti, tranne Trabocchino che morì avvelenato un'ora dopo.

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Cose che ho tralasciato dalla fiaba perché non avevo più voglia di scrivere.


  • Trabocchetto e Trabocchino poi si scopre che sono fratelli, solo che al momento del fattaccio non lo sapevano!

  • Trabocchino muore avvelenato impalato, poiché il gendarme di paese aveva visto tutto e si è affrettato ad arrestarlo appena finito il fattaccio. Poi un processo per direttissima. Il gendarme: ho visto tutto. Trabocchino: non mi sento molto bene. Il giudice: colpevolissimo.

  • Gli Streihtiani considerano l'impalazione una pena poiché è pubblica e l'uomosessuale perde il suo diritto alla privacy. Ci tenevano tanto alla privacy, gli Streithiani.

  • L'aspide, intervistato a proposito dall'Arcangelo Gabriele ha poi affermato: se sapevo che quel dannato giorno avrei perso la vita per un pompino, gliel'avrei fatto io, Ma non me l'ha chiesto. La qual cosa oltretutto mi offende. Sono così poco sessualmente appetibile? Dopodiché, l'aspide ha fermamente negato di essere lo stesso aspide del peccato originale.

  • In questa fiaba non ci sono segni di interpunzione nei dialoghi perché sono una palle da mettere per iscritto tutte le volte.


10/06/08

Puttana di Puerto Plata Market

"Anche Madonna è una puttana dice Tata,e io voglio diventare come lei, con le macchine che tutti mi vedono e comunque già gli uomini mi svengono davanti. Tu gliela fai odorare gli dici esattamente quello che vogliono loro li tiri scemi. Gli dici che hanno il cazzo grosso, tutti hanno il cazzo grosso, non c'è bisogno di vederglielo, è senz'altro il più grosso cazzo del mondo, è un vero spettacolo mai visto. Secondo Tata, il punto d'onore di un uomo è solo questo, e tutto quello che bisogna dire continuando a fare complimenti è ma che cazzo grosso hai amore mio, come faccio a mettermelo dentro, mamma mia aspetta adesso, adesso, non è mai stato così bello sai amore."

Aldo Nove, Puerto Plata Market, Einaudi, 1997.

06/06/08

Domanda #5

La storia delle vecchine sole che addestrano animali domestici a leccar loro la passerina per avere un residuo di piacere sessuale è vera o è leggenda metropolitana?
Lo scopriremo mai (nel senso: chi sarebbe tanto stupido da ammettere una cosa simile)?
Avete mai sorpreso vostra nonna con un gatto fra le gambe?

Questo post contiene vecchiette arrapate, un must have per il blog.

Non buttiamoci giù

"Passiamo tutti tanto tempo senza dire cosa vogliamo perché sappiamo di non poterlo avere. E perché sembrano robe rozze, o ingrate, o sleali o infantili, o stupide.  O anche perché siamo talmente disperati da fingere che le cose siano come devono essere, e sembra una mossa falsa confessare a noi stessi che non lo sono. Su, forza, sputa cosa vuoi. Magari non ad alta voce, se c'è il rischio di finire in un casino."

Nick Hornby, Non buttiamoci giù, Guanda, 2005.

Cena australe

Mi arriva un short message service (SMS):
"Che fai di bello?"

Rispondo:
"Sto mangiando carne di emu, canguro, coccodrillo. Difficilmente tornerò in uno zoo riuscendo a vedere altro che bistecche."

Reitera:
"xM (tante volte M)... e che gusto hanno?"

Chioso:
"Di carne umana."

Commenta:
"Tu sei strano forte!"

Ebbene, ci son rimasto male.

Non stavo mica scherzando.

Muahahahahaha.

Questo post è stato scritto da un cattivo dei fumetti.



05/06/08

Zurigo sotto europei

Dopo aver letto questo articolo e essermi fatto un giretto in città ho preso una decisione.

Sticazzi che torno in Ticino prima della fine della fase a gironi.

04/06/08

Imodium

Cosa può rovinare una giornata perfetta?
Una fastidiosa diarrea.

O una rapina durante una fastidiosa diarrea.
O una rapina con stupro durante una fastidiosa diarrea.


Questo post fa cagare.