26/06/08

Holden e corollario

"Questo è il guaio con le ragazze. Ogni volta che fanno una cosa carina, anche se a guardarle non valgono niente o se sono un po' stupide, finisce che quasi te ne innamori, e allora non sai più dove diavolo ti trovi. Le ragazze. Cristo santo. Hanno il potere di farti ammattire. Ce l'hanno proprio."

J.D. Salinger, Il giovane Holden, Einaudi, 2004.


Ci sono molte cose che Holden odia, anche alcune parole.
Eccezionale, eccellente.
Non le può sentire.
Ma poi non fa altro che pronunciarne tre che non posso sentire io: io sono pazzo.
L'idiosincrasia verso questa espressione nasce ai tempi del liceo, e di solito chi si autodefiniva pazzo poi raccontava un aneddoto di una pochezza disarmante nella sua banalità. Secondo me lo dicevano perché avevano paura di non essere accettati, di aver esagerato secondo la morale comune.
Poco importa.
Il succo è che credo che chiunque si autodefinisca pazzo sia in realtà un persona normale e banale che più non si può, senza picchi di alcun tipo.


2 commenti:

  1. utente anonimo26/6/08 17:34

    L’amore è pazzia, la morte di ogni pensiero razionale, il trionfo del nonsense.
    Non la sai perché lo ami, non lo sai perché il suo sorriso cambia la tua giornata, o perché potresti passare tutta la tua vita solamente guardandolo negli occhi, è così e basta.
    Come si può definirlo banale? Il solo fatto di non saperlo spiegare racchiude la sua grandezza, e la sua pazzia.

    I.

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  2. D'accordissimo con te.

    Però credo non ci siamo capiti. Un sono pazzo d'amore lo posso capire, ma uno che mi dice, che so, "sono un pazzo: ieri sono uscito senza mutande" no. Ed è al secondo tipo che mi riferisco. ;-)

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