08/09/08

Ghgh, Guass

C'è poco da ridere, in realtà. Siamo al matrimonio dell'uomo. Al brindisi.

"Gauss si alzò, sorseggiò dal suo bicchiere e disse che non si sarebbe mai aspettato di trovare qualcosa di simile alla felicità e, a essere sinceri, non è che ci credesse davvero. Aveva piuttosto l'impressione che si trattasse di un errore di calcolo, uno sbaglio di cui sperava che nessuno si sarebbe mai accorto. Prese di nuovo posto e si meravigliò degli sguardi increduli con cui gli altri lo fissavano. A bassa voce, chiese a Johanna [la sposa] se avesse detto qualcosa di sbagliato.
Nooo, ma cosa dici, rispose lei. Era proprio il discorso che sognavo per il mio matrimonio."

da La misura del mondo, di Daniel Kehlmann, Feltrinelli, 2008.


Gauss non ha colto l'ironia, così come non riesce mai a coglierla Alexander von Humboldt, l'altro protagonista di questo gioellino tedesco.
Vivi, sii grande e infelice, faceva dire alla Natura il Leopardi nello stesso secolo in cui si muovono i due protagonisti, due delle menti più brillanti che abbiano mai calcato questo pianeta. Uno è il fondatore dell'università moderna, mica bruscolini [Edit! ho confuso gli Humboldt! Quello dell'università è Wilhelm, il fratello maggiore di Alexander].
Grandi e infelici pure loro, perché incapaci di relazionarsi con le persone che hanno attorno, complice una mente che funziona in modo differente, che ricerca altri interessi e non si esaurisce nel sociale (non sfiorandolo nemmeno), andando oltre.
E sullo sfondo un mondo che ha sete di conoscenza, un mondo vergine tutto da teorizzare e da esplorare.
Un mondo da misurare e  rendere più ordinato, più comprensibile, per tutti noi. E fanculo alla felicità.

Questo post suscita ammirazione e rispetto.


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