25/10/08

Cult

L'abilità dell'uomo a unirsi in gruppi d'interesse è sconcertante.

Tanto quanto la stronzaggine di chi di questi gruppi fa parte.

Tutti abbiamo provato a chiedere a un amico/a con i gusti simili ai nostri un consiglio in ambito musicale-letterario-artistico.
In risposta, solitamente, si ottiene un nome sconosciuto ai più. E vien da chiedersi perché.

Perché il nome sconosciuto è un modo indiretto di dire "ma quante ne so?" e far sfoggio di cultura superiore, vantandosi.
Esempio:
- Che mi consigli?
- Mhm, direi XYZ!
- Chi?
- Non hai mai sentito parlare di XYZ?!? Ma dai, è un must have! Devi assolutamente recuperarlo [Sghignazza beffardo con espressione sorniona. Il volto irradia gioia e superiorità].

Ovviamente a parti inverse, facciamo la stessa cosa. E lo sguardo perso del richiedente ci scalda il pancino.
Infatti, in cerca di accettazione, propino quanta più roba alla Girl, rimanendoci invariabilmente malissimo quando vedo che non gliene può fregare di meno. Ogni volta che penso che ha iniziato e mollato Sandman mi vengono i crampi. Beninciso, lei fa la stessa identica cosa, credo restandoci anche peggio, perché io sono molto più de coccio.

Comuque. Questo fatto crea interessanti corollari.


  • Ma quanto girano le palle quando il tuo artista preferito, che praticamente conosci solo tu, diventa famoso ed è sulla bocca di tutti? Io per esempio ci ero rimasto malissimo quando tutti cantavano Shpalman degli Eelst qualche anno fa, gridando al miracolo. Ma come vi permettete? Ma con che diritto? Ma che ne volete sapere? Eppure fino a qualche mese prima cercavo di farli conoscere a tutti. Mboh.

  • Che rabbia quelli che non ti danno soddisfazione! Consigliano, ma non ci pensano un attimo a seguire i tuoi. Ultimamente ne ho uno che frantuma le palle con John Doe (a ragione, perlaltro. Parrebbe figherrimo): ma quanto mi piace John Doe?; Guarda, sto leggendo John Doe [mi butta il fumetto]!; Quando vuoi passa pure a prendere i primi numeri di John Doe. Se non ce la fai, te li porto a Zurigo (il fatto che non glieli abbia mai chiesti non pare turbarlo). Tzk. Mai però che abbia neanche provato a leggere nulla di Neil Gaiman. Anzi, quasi quasi gli sputtano la storyline, giacché lui è tipo al numero 20 e io so cosa succedede dopo grazie a un giretto in rete.

  • Quello che ti viene consigliato è sempre carissimo! Un gruppo con alle spalle 16 cd, un autore che ha scritto una saga in 10 libri, una serie di fumetti al numero 75 (John Doe^^), eccetera. È una costante.

  • Quello che consigli è sempre carissimo (per ripicca. È un circolo vizioso.O virtuoso, dal punto di vista del commerciante).

  • Se segui il consiglio sei sotto pressione, e quanto consigliato rischia di piacerti per forza. Per esempio perché pensi di passare per stupido a non fartelo piacere.

  • Ultimo ma non ultimo (mhm, in inglese viene meglio), il consiglio non richiesto. Una delle cose più fastidiose al mondo. Di solito la catchphrase è "sono sicuro che questo ti piacerà tantissimo". Nàni, se sono sicuro che mi piacerà tantissimo è più che probabile che abbia già letto/ascoltato/apprezzato quanto mi proponi, perciò zitto e cuccia.


Insomma, che palle i consigli.

Ecco i miei (resto in ambito italico):

Miusik: Il genio - pop porno; Mercanti di liquore - Lombardia, C.S.I. - Cupe vampe.
Muviz: Il sapore del sangue.
Sitkom: How I met your Mother.
Dramedy: Californication.
Buks: Tullio Avoledo.
Komix (qui è facile, perché Bonelli e Topolino a parte è praticamente tutto underground. Quindi serve qualcosa di culto persino nell'ambiente di culto): Daw - "A" come ignoranza, Pandalikes.

Questo post si differenzia perché è tutto rintracciabile a prezzo irrisorio.

23/10/08

Vi apro un mondo

Sul sito ufficiale di South Park, a questo link, tutti gli episodi online integralmente, gratis e in ottima qualità, al misero prezzo di 3-4 pubblicità di 30 secondi 30 per episodio.

Ma che figata.

Corretevici.

22/10/08

Domanda #14 ("cazzata o stronzata?")

E dopo aver citato Luttazzi citerei un detto storpiato: "non esistono domande stupide, solo persone stupide."*

Questo era South Park.

Comunque, la domanda odierna non ho ancora capito se sia profondamente stupida o ineffabilmente brillante.

L'ho provata su qualche cavia. Ho potuto constatare quattro tipi differenti di reazione.

1) Sguardo bovino, se non arrogante, a significare "che è 'sta stronzata?". Poi risponde, mandandomi anche a cagare.
2) Sguardo corrucciato, a significare "cazzo, questa è difficile", che poi si distende, a significare "Ah no è una cazzata." Poi risponde, chiedendosi perché cavolo ci ha anche perso tempo a pensarci su.
3) Riposta pronta e decisa a bisillabo, a significare l'una o l'altra possibilità.
4) [Squittisce. Rosicchia del formaggio.]**

I risultati sono contrastanti. Per amore di scienza ho anche considerato che il topo volesse comunicarmi qualcosa, così ho ripetuto la domanda levandogli il formaggio e sostituendolo con dell'acqua (capirai a breve). Stavolta niente squittio, ma ha fatto il bisogno grosso sulla mia scrivania.

Insomma, magari questa domanda definisce se il rispondente è più legato alla modernità solida o alla modernità liquida (moderno e post-moderno, rispettivamente), oppure se il rispondente ha la coda di paglia rispetto alla propria massa corporea. Oppure chiarisce che io sono uno stupido (ma è improbabile. Abbiamo già definito chi è lo stupido). Chissà.

Bene, dopo tutto questo hype eccola, la domanda, che però non sarà mai all'altezza delle aspettative che ho creato in te con la premessa. Giudica tu sei hai sprecato due minuti o se ti ho aperto un mondo (nel primo caso, ti ricordo che solo il topo è autorizzato a fare il bisogno grosso sulla mia scrivania):

In vita tua, hai avuto più fame o più sete?

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* In questo caso la persona stupida sei tu, lettore. Perché mi stai ad ascoltare.

** Non capisco. Ogni ricerca scientifica seria si basa sulla reazione dei roditori a stimoli indotti. Dove minchia ho sbagliato io?

21/10/08

Letterature

A ciascuno la sua, tranne la Svizzera, che vivacchia su, rispettivamente, quella italiana, quella tedesca, quella francese.
Ciò mi permette circa di fare da arbitro e analizzare le due letterature che sto studiando: quella italiana e quella inglese.
Diciamolo subito, quella inglese è decisamente più interessante.

E sì che gli italiani erano partiti bene, con quel regno del terrore che è l'inferno di Dante e con quello sporcaccione del Boccaccio. Ma poi... (sbadiglio)... salvo forse Ariosto, che a doppi sensi se la cavava assai bene.
In somma sintesi il canone letterario italiano è un palla portentosa. Prima spia? Dante stesso. Purgatorio e Paradiso sono zzzzzz.

Persino a livello d'interesse biografico in Italia si langue. Di Dante si sa nulla; Boccaccio amava le donne in carne; Petrarca zompa a destra e a manca per un periodo, bullandosi, ma poi se ne pente e ritratta (cfr. il Canzoniere); Ariosto si lamenta che voleva solo starsene a casina a scrivere; Machiavelli afferma che a casina a scrivere col cazzo che ci vuole stare; lui vuole fare alla guerra. Si salvano in pochi: Foscolo in parte, più per la povertà e la morte a Londra, e, ovviamente, il gran porco, D'Annunzio. Che non si limita a scopare. Lo fa strano (Ma non troppo, la storia della costola è 'na cazzata). E quando non lo fa strano invade città (me lo vedo a Fiume, di campanello in campanello a comunicare che, be', sì, signora, io e questi "quattro gatti" vi avremmo conquistato).
Persino un libro che esagera queste tendenze con intento umanizzante non  arriva manco lontanamente agli eccessi dei colleghi scrittori d'oltremanica.

L'unica cosa che salva gli italiani è lo stile, inarrivabile a prescindere, tanto da esser stato copiato in mezzo mondo*.

I due principali fattori che mi rendono preferibile la letteratura inglese a quella italiana sono i temi trattati e la biografia degli autori.

A livello di tematiche abbiamo Shakespeare che per certi versi è moderno ancora oggi. Otello è nero. Amleto è pazzo forte e ha un umorismo nero assai pungente. Romeo e Giulietta non posso fare a meno di inserire doppi sensi in più o meno ogni frase, e così gli altri comprimari. Poi c'è Milton, che riempie i buchi della Genesi, descrivendo affascinanti orde infernali e facendo scopare Adamo ed Eva. Inoltre, rende simpatico Satana, tanto quasi da schierarsi dalla sua parta. Praticamente inventa il topos del cattivo birbone ma in fondo amabile. C'è Aphra Behn, che nel descrivere mutilazioni e distacco dei genitali sta ai livelli di Tarantino. E, immagino, parecchi altri. (Al momento sono a fine 1600 con gli studi, di più, ancora, nun so).

A livello biografico, poi, non c'è battaglia. Shakespeare che è avvolto per certi versi in un alone di mistero (alcuni sostengono addirittura che si tratti di nom de plum usato da vari autori dell'epoca). John Donne che metteva una marea di religione nelle sue poesie amorose e una discreta dose di sesso nei suoi sermoni religiosi. Aprha Behn che faceva la spia a tempo perso e che ha fatto storia per i diritti delle donne (prima donna a ricevere soldi per le sue piéces teatrali). Ben Jonson che ha ucciso DUE uomini! Lord Byron che è quanto di più promiscuo si fosse mai visto. Milton che vive vent'anni in cecità e che giustifica intellettualmente la decapitazione di un re.
Voglio dire, ma quanto è figo? Metà dei sopracitati ha passato parecchio tempo al gabbio, ed è un fatto marginale in confronto al resto delle loro vite!

Persino a livello di episodi ne escono meglio. Quanto è bella l'immagine di Lord Byron, Mary e Percy Shelley, e Polidori che si sfidano a creare la storia più orrorifica, dando luogo ad almeno tre capolavori?

Poi guardi a Leopardi che si lamenta per la gott(bb)a e ti cascano le palle.


Questo post insegna.


Ps: allucinante in quanti si chiamino 'John' da quelle parti.

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* NB: gli inglesi hanno cominciato a produrre qualcosa nel 1500 circa. 300 anni dopo gli italiani. Ma non è colpa loro. Prima parlavano un'altra lingua (cfr. Beowulf)!

01/10/08

Domanda #13 (problemi di logica)

Che senso ha mandare in onda il martedì sera una trasmissione chiamata Saturday night live?

Edit: be', se non altro ci hanno scherzato su.