21/10/08

Letterature

A ciascuno la sua, tranne la Svizzera, che vivacchia su, rispettivamente, quella italiana, quella tedesca, quella francese.
Ciò mi permette circa di fare da arbitro e analizzare le due letterature che sto studiando: quella italiana e quella inglese.
Diciamolo subito, quella inglese è decisamente più interessante.

E sì che gli italiani erano partiti bene, con quel regno del terrore che è l'inferno di Dante e con quello sporcaccione del Boccaccio. Ma poi... (sbadiglio)... salvo forse Ariosto, che a doppi sensi se la cavava assai bene.
In somma sintesi il canone letterario italiano è un palla portentosa. Prima spia? Dante stesso. Purgatorio e Paradiso sono zzzzzz.

Persino a livello d'interesse biografico in Italia si langue. Di Dante si sa nulla; Boccaccio amava le donne in carne; Petrarca zompa a destra e a manca per un periodo, bullandosi, ma poi se ne pente e ritratta (cfr. il Canzoniere); Ariosto si lamenta che voleva solo starsene a casina a scrivere; Machiavelli afferma che a casina a scrivere col cazzo che ci vuole stare; lui vuole fare alla guerra. Si salvano in pochi: Foscolo in parte, più per la povertà e la morte a Londra, e, ovviamente, il gran porco, D'Annunzio. Che non si limita a scopare. Lo fa strano (Ma non troppo, la storia della costola è 'na cazzata). E quando non lo fa strano invade città (me lo vedo a Fiume, di campanello in campanello a comunicare che, be', sì, signora, io e questi "quattro gatti" vi avremmo conquistato).
Persino un libro che esagera queste tendenze con intento umanizzante non  arriva manco lontanamente agli eccessi dei colleghi scrittori d'oltremanica.

L'unica cosa che salva gli italiani è lo stile, inarrivabile a prescindere, tanto da esser stato copiato in mezzo mondo*.

I due principali fattori che mi rendono preferibile la letteratura inglese a quella italiana sono i temi trattati e la biografia degli autori.

A livello di tematiche abbiamo Shakespeare che per certi versi è moderno ancora oggi. Otello è nero. Amleto è pazzo forte e ha un umorismo nero assai pungente. Romeo e Giulietta non posso fare a meno di inserire doppi sensi in più o meno ogni frase, e così gli altri comprimari. Poi c'è Milton, che riempie i buchi della Genesi, descrivendo affascinanti orde infernali e facendo scopare Adamo ed Eva. Inoltre, rende simpatico Satana, tanto quasi da schierarsi dalla sua parta. Praticamente inventa il topos del cattivo birbone ma in fondo amabile. C'è Aphra Behn, che nel descrivere mutilazioni e distacco dei genitali sta ai livelli di Tarantino. E, immagino, parecchi altri. (Al momento sono a fine 1600 con gli studi, di più, ancora, nun so).

A livello biografico, poi, non c'è battaglia. Shakespeare che è avvolto per certi versi in un alone di mistero (alcuni sostengono addirittura che si tratti di nom de plum usato da vari autori dell'epoca). John Donne che metteva una marea di religione nelle sue poesie amorose e una discreta dose di sesso nei suoi sermoni religiosi. Aprha Behn che faceva la spia a tempo perso e che ha fatto storia per i diritti delle donne (prima donna a ricevere soldi per le sue piéces teatrali). Ben Jonson che ha ucciso DUE uomini! Lord Byron che è quanto di più promiscuo si fosse mai visto. Milton che vive vent'anni in cecità e che giustifica intellettualmente la decapitazione di un re.
Voglio dire, ma quanto è figo? Metà dei sopracitati ha passato parecchio tempo al gabbio, ed è un fatto marginale in confronto al resto delle loro vite!

Persino a livello di episodi ne escono meglio. Quanto è bella l'immagine di Lord Byron, Mary e Percy Shelley, e Polidori che si sfidano a creare la storia più orrorifica, dando luogo ad almeno tre capolavori?

Poi guardi a Leopardi che si lamenta per la gott(bb)a e ti cascano le palle.


Questo post insegna.


Ps: allucinante in quanti si chiamino 'John' da quelle parti.

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* NB: gli inglesi hanno cominciato a produrre qualcosa nel 1500 circa. 300 anni dopo gli italiani. Ma non è colpa loro. Prima parlavano un'altra lingua (cfr. Beowulf)!

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