21/05/09

La calma di Čechov

[il libro in questione è La signora col cagnolino e altri racconti, Garzanti, 1994. Una scelta di racconti brevi e meno brevi posti in ordine cronologico.]
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Mi è difficile, e al contempo interessante, leggere Čechov. Non per quello che c'è scritto, anche se della Russia di fine '800 conosco poco un cazzo, ma per come è scritto. È un qualcosa che ho riscontrato anche in quel poco di Dostoevskij che ho avuto modo di leggere.
In altre parole, per leggere Čechov devo essere in condizioni ambientali particolari. Non riesco a leggerlo ovunque, come capita con le opere contemporanee.
Devo essere calmo, rilassato. Attento. Interessato.
Non ubriaco.*
Penso sia per via di come recepisco la scrittura di Čechov. Ha uno stile pacato, lento, sognante, privo di accelerate e parco di avvenimenti esteriori significativi che, pur quando accadono, perdono d'intensità (leggi, non danno volutamente tensione al lettore) e si confondono con il placido scorrimento del racconto.
Un altro punto che impedisce di leggere il libro ovunque è l'importanza della natura in quasi ogni racconto. In questo campo Čechov è all'estremo, in quanto predilige una Russia calda e soffocante (cfr. La steppa), in cui ogni movimento brusco e superfluo è da evitarsi, alternandola a brevi squarci della Russia fredda e solare che è nel mio immaginario stereotipico, una Russia in cui ci si tende a tappare in casa e ivi a languire perché il mondo esterno è inospitale. Insomma, l'afa trasuda dal romanzo e riesco quasi a percepirla, talmente tanto da desiderare di leggere i racconti all'aria aperta in una giornata soleggiata (non troppo calda, mica son scemo), di modo da immedesimarmi completamente nell'oziosità.
Un altro punto è che nei racconti in genere non succede un cazzo. Le cose eccitanti sono ai lati, accadute o prima o dopo la narrazione e solo accennate. Quello che preme a Čechov sono le descrizioni degli stati d'animo dei personaggi, grazie alla quali crea mondi interiori tumultuosi e conflittuali, ma non esplosivi. Infatti, parimenti, i conflitti interni dei protagonisti sono anch'essi permeati dall'ozio, dal ragionare. Si percepisce chiaro che i racconti sono stati scritti in un'epoca assai meno frenetica della nostra, dove c'era ancora il tempo per prendersela comoda, senza esser visti come lavativi.
In conclusione ci ho messo relativamente tanto a finire questo libro in quanto necessitavo della stessa calma e degli stessi spazi aperti e naturali descritti nei racconti. Il libro chiamava in pratica a un locus amoenus come sede di lettura privilegiata. E Zurigo, per quanto verde, non é che permetta proprio la radura nella foresta a fianco a un ruscello in un pomeriggio afoso.

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* A questo proposito sarebbe interessante fare una casistica dei libri che riesco a leggere dopo due birre e dei libri che non riesco. Finora ho capito che non dipende dal mio stato alcolemico, bensì dal libro stesso. Alcuni sono alcool-free, altri no.

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