11/06/09

Fantasie di un erotomane

"Bernarda Lagran[,] tale è il nome che assegno a quella con l'aria più sozzona del balletto[, ... m]i incappuccia di Drake's Daredevil Cupcake (cioccolato con un'anima bianca di crema) sulla nerchia e poi me lo lecca via di dosso, goccia a goccia. Versa dello sciroppo d'acero Log Cabin e poi me lo lambisce dai teneri coglioni finché sono di nuovo puliti come quelli di un neonato. Il suo brano preferito di prosa inglese è un capolavoro: << Fottimi la passera, Chiavone, fino a farmi svenire>>. Quando scorreggio nella vasca da bagno, lei si inginocchia nuda sul pavimento, si affaccia al bordo e bacia le bolle. Si siede sul mio cazzo mentre faccio una cagata, affondandomi in bocca un capezzolo grosso come un bigné, continuando a sussurarmi viziosamente nell'orecchio tutte le porcherie che conosce. Si mette in bocca cubetti di ghiaccio finché la lingua e le labbra diventano ghiacciate, quindi mi fa un pompino... poi passa al té bollente! Tutto, tutto ciò che ho sempre immaginato lo ha immaginato anche lei, e lo mette in pratica."


Philip Roth, Lamento di Portnoy, 1967, Edizione Einaudi 2005.

Capite anche voi perché, nonostante le ripetute candidature, Roth non vincerà mai un premio Nobel per la letteratura.

06/06/09

Piccioncini VIP

Di norma, il gossip mi lascia indifferente.
Ma non posso assolutamente esimermi dal commentare il fatto che attualmente il mio scrittore preferito si stia trombando la mia cantante preferita.
Che già parlare di trombare alludendo a Neil Gaiman è tipo sacrilego.
Ma riferendosi ad Amanda Palmer sembra un termine non sufficientemente forte.

Ovvio, io mi baso su ciò che di loro percepisco, sull'immagine che scelgono di dare di sé in pubblico.
Il punto è che hanno dei blog in cui si raccontano.

Il punto è che Neil è l'emblema della Britshness: mai sopra le righe, politicamente corretto, elegante, sobrio, autoironico, dallo humor sagace ma non offensivo.
Il punto è che Amanda è tipo una forza della natura: aggressiva, provocante, provocatrice, estrema.

Lui arrossisce e muore di imbarazzo e ride isterico se Jonathan Ross lo bacia per scherzo. Lei suona mezza nuda, ama parlare nei dettagli del suo mestruo e rivendica il diritto di non tagliarsi i peli sotto le ascelle.

Io sono tanto contento per loro, ma a cercare di immaginare una loro giornata qualunque mi si ingrippa il cervello.

Va bene, sono geloso. Amanda fucking Palmer mi ingrifa assai. Ecchecazzo Neil, hai già tutto. Lasciaci almeno le briciole.

05/06/09

Fine.

Stavo leggendo un libro alla mia ragazza quando lei mi fa: finisce con l'happy ending, vero?
Io: non so. Non credo. È Morozzi.* Non è che gli altri finissero benissimo.
Lei: se finisce male mi inventi un happy ending alternativo, vero?
Io: sì, certo.

Lo so cosa state pensando, e so anche che il pensiero tenderà a variare a seconda del sesso. I maschietti, protetti e murati dietro chilate di ego virile, avranno pensato ma guarda 'sto sfigato che le legge libri invece di ucciderla a suon di scopate. Le femminucce avran pensato oooooooooohh checcariiiiinoo!!! ... Sarà mica gay?
In ogni caso, consiglio a tutti i maschietti di metter da parte l'ego e leggere ogni tanto alle vostre ragazze per i seguenti motivi: a) state leggendo, il che fa sempre bene; b) la vostra lei adorerà il fatto che le stiate leggendo e cadrà in un torpore romantico al suono delle vostre parole finché non si addormenterà, vagamente eccitata e sentendosi coccolata come non mai, pensando oddio quanto lo amo. Efficacia garantita.

Bene. Torniamo alla premessa.
Che è falsa.
La mia ragazza stava divorando Morozzi di per sé, aggiornandomi costantemente sul cellulare riguardo al procedere della trama e alle sensazioni in lei suscitate. Lo so cosa state pensando: perché cavolo mente se poi si smaschera da solo? Il punto è che fare outing è difficile, e imbarazzante. Deve sembrare qualcosa di incidentale rispetto al vero discorso, qualcosa di marginale da dimenticare in fretta. Ricordo che quando lei a cena disse a mia madre che più o meno ogni sera le leggevo qualcosa, mi vergognai tanto quanto se le avesse detto che prima di venire a cena le avevo infilato della palline vaginali nell'apposito loculo e che ogni volta che si muoveva aveva una fitta di piacere che la portava sempre più vicina all'orgasmo e pensava di non riuscire a trattenerlo più. Quando poi si è alzata per aiutare a sparecchiare e le palline le sono sfuggite e sono rotolate sul pavimento, avrei voluto sprofondare.
Ma questa è un'altra storia.

Ritorniamo alla premessa.
Che è vera.
Almeno per quanto riguarda il problema che segue: i finali sono delle brutte bestie per gli scrittori. Io ho una mia teoria. Di cinquanta libri che leggiamo, solo uno avrà un finale che adoreremo. Questo fatto è dovuto a un sigolo punto: la sensibilità dello scrittore non collimerà mai con quella del lettore, né quella di un lettore con quella di altri lettori.
In soldoni, scrivere il finale perfetto è difficilissimo, e quei pochi libri che lo detengono vengono chiamati 'classici'.**
È più probabile, infatti che assiteremo a una di queste quattro situazioni:


  1. lo scrittore toppa il finale e tu lo detesti,

  2. lo scrittore toppa il finale ma a te piace,

  3. lo scrittore azzecca il finale ma a te non piace,

  4. lo scrittore azzecca il finale e a te piace.



In riferimento sopratutto ai punti 2) e 3) è d'uopo precisare cosa intendo con toppare e azzeccare. Ogni libro ha delle proprie regole interne, e un proprio codice morale, etico ed estetico a cui tutti gli avvenimenti fanno capo. In sede conclusiva, l'autore è chiamato a tirare le fila in modo coerente con quanto costruito, indipendentemente da quello che il singolo lettore si aspetta che accada. A questo proposito, il punto debole della mia ragazza sono le commedie romantiche a lieto fine, e dunque tifa sempre per il "vissero tutti felici e contenti", nonostante il libro mandi suggerimenti su suggerimenti che ciò non accadrà. Abbiamo in questo caso il punto 3).*** Il punto 2) si ha nel caso in cui tutto il libro chiami un happy ending e tale happy ending, inspiegabilmente non ci sia. O viceversa. Jane Eyre che non si mette con Rochester, per esempio.

Questo post non ha finale, ché non vorrei sputtanarlo.
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* su Morozzi torneremo prima o poi. Pochi meritano quanto lui.
** Quest'affermazione è falsa e riduttiva. Ma retoricamente stupenda.
*** Per la cronaca: benché auspicasse l'happy ending, la mia ragazza è rimasta più che soddisfatta dal finale proposto dal Morozzi, dopo averlo letto.

01/06/09

Racconti Matematici

L'altro giorno ho incidentalmente finito la sessione di esami. In tram, sulla via di ritorno a casa, si discuteva con un'amica di quanto a volte ci mancasse la matematica.
Trattare esclusivamente letteratura, per quanto gratificante, può a volte essere frustrante, come lo possono essere solo le scienze non esatte.
Perché una cosa è supporre ciò che un autore voleva dire (ci sono glosse su glosse su alcune terzine di Dante, divergenti fra loro), e un'altra risolvere con successo un problema matematico. Che è una soddisfazione, per quanto piccola.
Io mi ricordo la paura quando il professore mi presentava un'equazione che prendeva una riga di foglio e mi diceva risolvi. Ma ricordo anche la sensazione di lavoro ben fatto che seguiva al risultato ottenuto. Quando sai che è giusto ancora prima che ti venga confermato, perché hai applicato logicamente tutte le varie regole.
È una sensazione che a studiare letteratura non puoi ottenere.

Questo per dire che avevo un'insana voglia di matematica.

Poi, data la sessione di esami incombenti, avevo fatto una furbata. Avevo con me solo un libro (cfr. post precedente), finito in poco tempo. Poi, pensavo, avrei letto solo letteratura finalizzata agli esami.
Ha funzionato.
Ma all'ultimo giorno ho realizzato che, a esami finiti, non avrei avuto niente da leggere per le tre ore di treno che mi attendevano per tornare a casa dai genitori.

Questo per dire che non avevo niente da leggere.

È con queste premesso che arrivo alla Romanica, esosa libreria italiana a Zurigo. Ivi, mi cade l'occhio e ci trovo Racconti Matematici, antologia di racconti a tema i numeri. Penso 'perfetto'. E lo apro. E lo sfoglio. E lo annuso. E ne tasto la consistenza. E leggo la quarta di copertina.
Raccolta tematica, racconti basati su concetti matematici.
C'è Calvino.
Borges, di cui non ho mai letto nulla.
David Foster Wallace. Penso un estratto da un libro che volevo comunque acquistare. Un'ottima 'sneak preview'.
McEwan, che ho già letto. Ma il racconto inizia con il bisnonno del narratore che compra all'asta un pene in formaldeide.
Jose Saramago.
Frederic Brown, misconosciuto genio letterario americano autore del famosissimo racconto La Sentinella.
Umberto Eco.
C'è Buzzati, il che è sempre un bene.
Il racconto di Buzzati è Sette Messaggeri. Probabilmente il mio racconto preferito in assoluto.

Ok, mi sa che il libro lo compro. Oltretutto è denso. Nel senso, sembra che la costola sia troppo piccola per le pagine che contiene, che paiono prorompere. Il che è curioso visto che parecchi racconti trattano di serie divergenti.

Sono ormai a metà lettura, e non ho ancora trovato un racconto che non mi abbia affascinato (a parte Il Conte di Montecristo, di Calvino, che non ho mai digerito [il racconto, dico. Calvino mi piace assai]). È che adoro i paradossi, e qua si lavora di paradossi.
E poi: ho sempre avuto una cottarella per la matematica. Ho anche Gödel, Escher, Bach a dimostrarlo. Prima o poi lo leggerò.
La cotterella non è mai diventata una cotta solo perché la matematica è applicazione alle basi, raramente creazione. Bisogna lavorare eccome per diventare un teorico matematico. In letteratura non è così. Quindi, ho sempre sentito una certa freddezza intrinseca nei numeri, entità austere e nemiche della fantasia. Non si può deviare dal percorso nel risolvere un'equazione. Ci sono cose che devi fare.

Ed è proprio questo il motivo per cui trovo fantastica questa raccolta. Perché i racconti usano i numeri in maniera fantasiosa pur mantenendo quella caratteristica propria della matematica che è l'esattezza, muovendosi là dove la matematica al momento riesce solo a teorizzare (strutture in quattro dimensioni) e lavorando di fantasia per colmare i buchi.