01/06/09

Racconti Matematici

L'altro giorno ho incidentalmente finito la sessione di esami. In tram, sulla via di ritorno a casa, si discuteva con un'amica di quanto a volte ci mancasse la matematica.
Trattare esclusivamente letteratura, per quanto gratificante, può a volte essere frustrante, come lo possono essere solo le scienze non esatte.
Perché una cosa è supporre ciò che un autore voleva dire (ci sono glosse su glosse su alcune terzine di Dante, divergenti fra loro), e un'altra risolvere con successo un problema matematico. Che è una soddisfazione, per quanto piccola.
Io mi ricordo la paura quando il professore mi presentava un'equazione che prendeva una riga di foglio e mi diceva risolvi. Ma ricordo anche la sensazione di lavoro ben fatto che seguiva al risultato ottenuto. Quando sai che è giusto ancora prima che ti venga confermato, perché hai applicato logicamente tutte le varie regole.
È una sensazione che a studiare letteratura non puoi ottenere.

Questo per dire che avevo un'insana voglia di matematica.

Poi, data la sessione di esami incombenti, avevo fatto una furbata. Avevo con me solo un libro (cfr. post precedente), finito in poco tempo. Poi, pensavo, avrei letto solo letteratura finalizzata agli esami.
Ha funzionato.
Ma all'ultimo giorno ho realizzato che, a esami finiti, non avrei avuto niente da leggere per le tre ore di treno che mi attendevano per tornare a casa dai genitori.

Questo per dire che non avevo niente da leggere.

È con queste premesso che arrivo alla Romanica, esosa libreria italiana a Zurigo. Ivi, mi cade l'occhio e ci trovo Racconti Matematici, antologia di racconti a tema i numeri. Penso 'perfetto'. E lo apro. E lo sfoglio. E lo annuso. E ne tasto la consistenza. E leggo la quarta di copertina.
Raccolta tematica, racconti basati su concetti matematici.
C'è Calvino.
Borges, di cui non ho mai letto nulla.
David Foster Wallace. Penso un estratto da un libro che volevo comunque acquistare. Un'ottima 'sneak preview'.
McEwan, che ho già letto. Ma il racconto inizia con il bisnonno del narratore che compra all'asta un pene in formaldeide.
Jose Saramago.
Frederic Brown, misconosciuto genio letterario americano autore del famosissimo racconto La Sentinella.
Umberto Eco.
C'è Buzzati, il che è sempre un bene.
Il racconto di Buzzati è Sette Messaggeri. Probabilmente il mio racconto preferito in assoluto.

Ok, mi sa che il libro lo compro. Oltretutto è denso. Nel senso, sembra che la costola sia troppo piccola per le pagine che contiene, che paiono prorompere. Il che è curioso visto che parecchi racconti trattano di serie divergenti.

Sono ormai a metà lettura, e non ho ancora trovato un racconto che non mi abbia affascinato (a parte Il Conte di Montecristo, di Calvino, che non ho mai digerito [il racconto, dico. Calvino mi piace assai]). È che adoro i paradossi, e qua si lavora di paradossi.
E poi: ho sempre avuto una cottarella per la matematica. Ho anche Gödel, Escher, Bach a dimostrarlo. Prima o poi lo leggerò.
La cotterella non è mai diventata una cotta solo perché la matematica è applicazione alle basi, raramente creazione. Bisogna lavorare eccome per diventare un teorico matematico. In letteratura non è così. Quindi, ho sempre sentito una certa freddezza intrinseca nei numeri, entità austere e nemiche della fantasia. Non si può deviare dal percorso nel risolvere un'equazione. Ci sono cose che devi fare.

Ed è proprio questo il motivo per cui trovo fantastica questa raccolta. Perché i racconti usano i numeri in maniera fantasiosa pur mantenendo quella caratteristica propria della matematica che è l'esattezza, muovendosi là dove la matematica al momento riesce solo a teorizzare (strutture in quattro dimensioni) e lavorando di fantasia per colmare i buchi.

3 commenti:

  1. Ciao, casualmente dalla home splinder sono arrivata al tuo blog, desidererei invitarti a pubblicare i tuoi scritti su rosso venexiano, se ti fa piacere

    ciao, Manuela

    RispondiElimina
  2. La matematica comunque è fantasia, nel senso che nasce dall'astrazione e dal pensiero e spesso non ha attinenza con la realtà. Ci sono dei problemi matematici che ancora nessuno ha risolto, e poi tutto quello che è digitale poggia su fondamenti matematici ben precisi.

    Insomma per me è una creatività diversa... ^^.

    Simone

    RispondiElimina
  3. Simone, d'accordissimo con te.
    Io mi riferivo alla matematica fatta al liceo, quella basilare che non lascia spazio all'immaginazione. Quella fredda che devi solo applicare perché sei apprendistato.
    La matematica che conosco io.

    Per fortuna ho avuto un prof che amava raccontarci dei paradossi e di quanto ci sia ancora da fare e del fatto che il sistema matematico come lo conosciamo sembra stia per crollare, ché lo zero sta diventanto insostenibile.
    Ricordo che una volta gli chiesi che cavolo di applicazione pratica potessere a vere i numeri irrazionali, giacché sono pura astrazione. Mi dimostrò che grazie a questi numeri era stato possibile spiegare scientificamente qualcosa di naturale (non ricordo cosa, ma mi pare fosse la disposizione dei petali della rosa). Una delle cose più affascinanti che abbia mai sentito. :-)

    RispondiElimina