04/02/12

Wikiracconto III: Bernasconi d'oro e shock!_


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RISULTATI: Benz 33/75 PS, Fimmvörðuháls, Discografia di Scott Storch, Amaretto, Benjamin Rondeau.

Bernasconi d'oro e shock!



Il giovane canottiere di Bedano si è laureato campione olimpico in seguito a una prestazione fenomenale, regalando alla Svizzera una medaglia tanto insperata quanto entusiasmante. Poi la doccia fredda: “Lascio il canottaggio.”




Il canottaggio e il curling hanno una cosa in comune, seppure il primo sia uno sport nobile decaduto nel tempo e il secondo una bizzarria che il mondo intero ha scoperto solo nel 2010 a Vancouver: la luce dei grandi riflettori risplende su di essi solo ogni quattro anni, per poi tornare a essere sport di nicchia nel quasi totale disinteresse della stampa generalista [noi compresi, e di questo dovremmo fare un mea culpa, o quantomeno rifletterci sopra]. Al grande pubblico sono ignoti i volti e i nomi dei protagonisti di queste discipline; lacune che noi cronisti cerchiamo di colmare ad ogni appuntamento olimpico grazie a un meticoloso lavoro di ricerca e memorizzazione, non essendoci, purtroppo!, il tempo o le persone per seguire doverosamente tutto lo scibile sportivo nel corso dell'anno.

Alla luce di ciò, quanto durerà la fama di Loris Bernasconi? In teoria, pochi attimi (alzi la mano chi si ricorda, ad esempio, di Axel Diggelmann, argento e bronzo in Musica alle Olimpiadi di Londra 1948?). In pratica, forse per sempre, per il colpo di scena avvenuto pochi istanti dopo aver vinto l'oro nel singolo, vale a dire l'annuncio dell'addio alle competizioni a soli 24 anni!



Ma a questo arriveremo con calma, perché per dare un senso a una tale, incredibile, decisione, è necessario conoscere il percorso sportivo di Bernasconi. Nel mondo del calcio, ci sono giornalisti che sull'aneddotica ci campano, e si sono create vere e proprie mitologie. Non è il caso del canottaggio, almeno fino a oggi. Perché la storia di Bernasconi parte proprio da due aneddoti: che è figlie d'arte (il padre, Paride, gareggiò alle Olimpiadi di Barcellona 1992 nei 2 senza, arrivando secondo) e che proprio a Barcellona decise di seguire le orme del padre. Fu l'illustre genitore a ispirarlo? No, fu il vincente di quell'anno, l'americano Joseph Moses, soprannominato il “frangiacque” dalla stampa di allora.

Alla decisione seguirono anni di sacrificio: dalle prime remate dell'anno, dopo tanto vogatore in palestra, agli albori di Marzo all'alba sul lago di Lugano, ai sacrifici finanziari dei genitori per permettere al figlio di dedicarsi esclusivamente a ciò che amava (e pare non amare più), passando per piccoli e grandi gesti e problemi persi nell'oscurità in cui questo sport naviga sui media, ma sicuramente ricordati da chi con Bernasconi ha lavorato, fino ad arrivare a Londra 2012, sulle rive del Tamigi.

La bellezza della vittoria di Bernasconi, be', è difficile da spiegare a chi non sia pratico di canottaggio: a Bernasconi, infatti – forse vittima dell'emozione – è sfuggito il remo sinistro nelle fasi di abbrivio. La vogata con il remo destro è pero andata a segno, portando l'imbarcazione a intraversarsi in corsia. Bernasconi ha pertanto dovuto recuperare il remo e raddrizzare il proprio mezzo, trovandosi ultimo con un distacco stimabile in 50 metri dagli altri. La sua gara sembrava, insomma, terminata ancora prima di iniziare, ma il ticinese, tutt'altro che domo, ha iniziato a vogare come una furia, al limite dell'umano, riportandosi sui primi ai 1500 metri. Tutti i presenti, a quel punto trattenevano il fiato. Razionalmente, nessuno pensava che Bernasconi potesse vincere: uno sforzo simile non avrebbe dovuto essere sostenibile così a lungo. Eppure, al traguardo ai 2000 metri, Bernasconi è riuscito a presentarsi solo, con una buona barca di vantaggio sul secondo, l'americano Abraham Moses (sì, proprio, lui, il figlio di “frangiacque” Joseph!).

Che ci fosse qualcosa di strano, però, lo si è intuito sin da subito, nella mancata esultanza di Bernasconi a termine gara e sul gradino più altro del podio. Il suo non era lo sguardo del trionfatore, di colui che è riuscito a scrivere la storia del proprio sport, no. Era qualcosa di diverso. Ciò non ci ha però in alcuno modo preparati a quanto avrebbe annunciato nell'intervista. “Ho fatto quello che dovevo: ho vendicato mio padre” ha detto Bernasconi. “Pertanto, annuncio il mio ritiro dal mondo del canottaggio”. A nostra richiesta di precisare ulteriormente questa singolare affermazione, il ticinese ha aggiunto: “Prima della gara a Barcellona 1992 dove mio padre arrivò secondo, finii per sbaglio nella cabina di Moses e vidi che stava armeggiando con i remi. Vedendomi, mi scacciò in malo modo. Mio padre perse quella gara perché Moses truccò in qualche modo i remi, e ora che ho riportato il nome dei Bernasconi laddove dovrebbe stare – al primo posto – il mio scopo qui è finito”. Al proposito, abbiamo chiesto ragguagli al padre, Paride Bernasconi, che è sembrato cadere dalle nuvole: “Che io sappia in quella gara non ci fu nessuna irregolarità. Moses vinse perché era più forte. Mio figlio non aveva mai accennato a nulla del genere prima d'ora”. Dello stesso parere anche il delegato olimpico Jacques Gillespierre: “In occasione della gara dell'82 non giunsero reclami riguardo la vittoria di Moses. Anche i controlli su canoa e remi a fine gara non presentarono alcuna irregolarità”.

Questo è quello che tutti si stanno chiedendo, dal dipanarsi di questa assurda vicenda: il fatto che la vittoria sia frutto di un mero atto di vendetta inficia la vittoria stessa e ciò che essa significa? Noi, a questa domanda non abbiamo risposta e preferiamo lasciarvi con le parole di Loris Bernasconi riguardo al suo futuro. “Boh, non ci ho pensato per davvero. Forse potrei imparare un mestiere”.

TEMPO: 43'._

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