12/07/12

Gonzo Reportage: Gionata @LongLake Festival Lugano, 11.07.2012._

Gionata all'opera._


Il LongLake Festival è questa cosa qui. Tanta roba per tutti i gusti a uno sputo da casa.

Premessa: parlerò di musica, arte in cui sono completamente impreparato. Da un lato non ho alcuno conoscenza tecnica al riguardo, né so suonare uno strumento (chitarra elettrica e acustica languiscono a casa da un lustro), dall'altro sono stonato una campana e credo di non avere nessun tipo di orecchio musicale, tanto di non essere praticamente mai in grado di sentire una stonatura. Però: di musica ne ascolto parecchia e andare ai concerti mi piace, e tanto basta.

Bene, Gionata. O quasi. Perché il mio LongLake avrebbe dovuto cominciare qualche giorno prima, domenica scorsa, con le gallerie aperte in città. Ma in tv c'era motoformula1tennisciclismo ed ero appena tornato dalle vacanze pertanto non mi sono schiodato dal divano. Una grande vittoria per la cultura. Mi sono anche perso la musicazione live di tre corti e di un lungometraggio di Buster Keaton in Piazza Cioccaro, i primi perché al momento di uscire di casa si è scatenata l'iradiddio e ancora non sapevo che, saggiamente, gli organizzatori hanno previsto una sede eventuale coperta per ogni manifestazione all'aperto in caso di cattivo tempo, il secondo perché concideva con il concerto di Gionata.

E veniamo, appunto, a Gionata.
 Ci sono andato da solo (penso la prima volta in vita mia che partecipo a una manifestazione in singolo), poiché al 90% dei miei amici di Gionata non può fregar di meno e l'unico amico a cui piaccia è al momento sotto esami a Bienne.* Nonostante abbia fatto di tutto per arrivare in ritardo al Parco Ciani, il concerto non era ancora iniziato, pertanto mi sono seduto su una panca nelle vicinanze a giocare ad Angry Birds con la faccia greve, in modo che i passanti credessero fossi impegnato in un'Attività Molto Seria. Ai tempi se mi trovavo solo per evitare l'imbarazzo fingevo di aspettare impazientemente qualcuno, ma ho smesso di farlo dopo che, alcuni anni fa, ho assisito più volte a performances simili da parte dello stesso soggetto un estate al Quartiere Maghetti, fra i tavoli del bar Ethnic. Il tizio in questione, di mezza età, faceva gran scena di controllare l'orologio ogni 30 secondi, levando poi gli occhi e le mani al cielo per il ritardo (si desumeva) di un(') ipotetico/a amico/a e camminando nervosamente qua e là, occhieggiando di sottecchi la fauna locale. Alla terza sera in cui ho assistito alla rappresentazione ho capito che quel tizio non doveva essere particolarmente simpatico, dato che gli amici continuava a dargli buca. Che poi, se ne fosse stato quieto, nessuno l'avrebbe mai notato, ma così c'era una piazzetta intera che ne curava ogni movimento con la coda dell'occhio, attenta sia a far finta di non far caso a lui e a non perdersi nemmeno un secondo di pantomima, tra la speranza e l'orrore che qualche astante particolarmente perfido gli chiedesse chi stava aspettando.
Gionata, la prima e unica volta, l'ho visto dal vivo che ero ancora un pischello, con un coprifuoco quella sera eccezionalmente fissato alla una di notte. Il locale era l'ormai ex Garage Music di Castione, poi diventato, credo, Fabrique e dedito alla musica techno. Non so se sia ancora aperto o se abbia cambiato altri nomi da allora. Comunque, prima di dedicarsi al tunzi tunzi, il Garage Music - il cui interno tipo soppalcato era decorato in stile drive-in americano con, in particolare, al primo piano il palco posto sopra una specie di scavatrice (ma potrei ricordar male) e l'interminabile bancone del bar, e al secondo piano una vecchia macchina americana convertita in tavolino lounge - era un posto in cui si suonava Bella Musica e in cui sono Cresciuto Musicalmente vedendo i miei primi concerti (Caparezza, Elio, Gem Boy x2) fra cui, appunto, Gionata, di cui ho due ricordi specifici. 1) suonava un coso che emanava un campo magnetico che veniva disturbato ed emetteva suoni se si avvicinava la mano (che ho poi scoperto essere un theremin grazie a The Big Bang Theory); ero terrorizzato che Gionata arrivasse a toccarlo e si prendesse uno scossone.**2) A vedere il concerto c'era ben poca gente, a causa della concomitanza con, credo, un festival Jazz ad Ascona. Sperando che la sala si riempisse ancora un po' (cosa che non è successa), Gionata ha iniziato tardissimo. Appena finito il concerto è arrivata un sacco di gente, presumibilmente dal festival Jazz, e Gionata... ha ricominciato il concerto dall'inizio. Come sia andata non so, sono dovuto scappare che ero già in ritardo sul coprifuoco.

Ma veniamo al concerto di ieri, al Parco Ciani. C'erano delle sedie sotto il palco. Normalmente avrei storto il naso ma, dato che ero da solo, ho accettato la cosa di buon grado: per qualche motivo trovo meno imbarazzante essere seduto da solo che essere in piedi da solo sotto un palco fra la calca. Le sedie non erano tutte occupate (a dir tanto un centinaio di persone) e gli spettatori coprivano ogni fascia d'età dall'adolescenza alla terza età piuttosto avanzata. Di quest'ultima fascia, una coppia fra i 50 e 60 anni arrivata a metà concerto e sedutasi davanti a me. Coppia da segnalare perché sotto il chiaro effetto di sostanze stupefacenti o psicotrope (soprattutto lei, che continuava a grattarsi/toccarsi dappertutto ed era incapace di stare ferma).*** Chicca nella chicca: i due continuavano a sghignazzare e a 'contarsela su' in un modo a me inintelleggibile. L'unica parola che ho colto è stata "orgasmo". Continuando la casistica, ad attendere c'erano anche un discreto numero di curiosi che si sono seduti per qualche canzone salvo poi andarsene poco dopo, e altre Persone Sole come me, cosa che mi ha rincuorato.
Il concerto, stavolta è cominciato quasi in orario. Gionata, ho scoperto poi, si è presentato in un'"inedita versione one-man-band" (almesto stando a questa intervista su tio.ch. Personalmente, non ricordo una band neppure al concerto al Garage Music ma, di nuovo, potrei ricordare male). Grazie a ciò, il concerto può essere meglio definito come 'interessante'. Il cantante/polistrumentista ha, infatti, ricreato i suoni dei suoi album uno per uno grazie a una (parole sue) "scatola magica" (definizione esattissima per quanto mi riguarda) che mandava in loop i suoni che Gionata otteneva dai vari strumenti presenti sul palco. Non ho la più pallida idea di come funzioni tecnicamente la scatola magica, questo pertanto è quanto ho capito io, o meglio quanto ho osservato (vi prego di correggermi): prima di tutto, Gionata registrava la base di batteria (curiosamente, la scatola magica non registrava il suono dei piatti, benché Gionata li suonasse) e la mandava in loop perché tutti potessero sentirla. Poi aggiungeva strato su strato gli strumenti necessari (a dipendenza: tamburello [la scatola magica in questo caso registrava il rumore dei piatti, mboh], chitarra classica ed elettrica, basso elettrico, tastiera, tastiera di piano che non so come si chiami [una specie di keytar, forse?] ma che imitava vari suoni, fra cui quello del theremin), mandando man mano in loop anch'essi. Una volta finito, Gionata iniziava a cantare. La scatola magica, azionata coi piedi, poteva inoltre registrare due tracce differenti (es.: la base per la strofa e quella per il ritornello). Il cervello del tutto pareva essere un vecchio MacBook bianco.
Il risultato è stato affascinante: in un'epoca di decostruzione delle arti liberali, Gionata ricostruisce sul momento le sue canzoni, cosa che si presta per un simpatico giochino fra amici: indovinare per primo il titolo della canzone che si va creando. Vuoi che ero solo, vuoi che non avevo riverdito la discografia di Gionata in preparazione al concerto, vuoi che riconosco una canzone solo quando parte la voce, non ne ho presa una. Tranne l'ultima. Che però l'aveva già fatta prima (cfr. più sotto). Processo affascinante, dicevo, ma con i suoi limiti: ogni canzone richiedeva un paio di minuti di preparazione, cosa che non ha reso possibile un ritmo serrato fra una canzone e l'altra (o un qualsiasi cambiamento di ritmo, se è per questo) e ha impedito al concerto di guadagnare un suo momentum. Oltre a ciò, un paio di disguidi tecnici (la scatoletta magica/Gionata ha cancellato per sbaglio una canzone, l'umidità che scordava continuamente gli stumentri) e di errori dell'one-man-band hanno rallentato ulteriormente il ritmo e/o rotto a sprazzi la sintonia tra cantante e pubblico. Infine, l'effetto novità**** del processo è scemato piuttosto in fretta, sostituito dall'impaziente attesa del sottoscritto che Gionata finisse di preparare la base e cominciasse, finalmente, a cantare. Difficile perdersi tra la musica, insomma, nonostante questo lungo processo sia stato intervallato due o tre volte da canzoni solo chitarra e voce.
Gionata ha alternato, credo, brani vecchi a brani dal nuovo disco in uscita a settembre che, leggo sull'intervista a tio.ch, sarà un concept sull'orgasmo femminile. La qualità audio era ottima e la voce di Gionata si è rivelata molto duttile e capace di cavarsela più che bene in vari stili diversi (in più, a me il suo timbro piace di per sé). Fra le varie canzoni, ha spiccato la nuova "Non fale il Dalai Lama" - che forse farà parte del nuovo album e forse no, e che pare al momento giri in radio - animata da una base simil disco molto agitata e cantata con un microfono ficherrimo che cambia la voce (in cui Gionata ha cantato anche una cover in inglese che non ho capito di chi era, a fare il paio con una degli Afterhours chitarra e voce), in questo caso (la voce) assimilata a quella di un bimbo cinese. L'effetto può essere meglio descritto in inglese come silly e, al contempo, estremamente catchy. Il tema della canzone è una denuncia contro il lavoro minorile in Cina, cosa che ho scoperto, a posteriori, di nuovo leggendo l'intervista su tio.ch, e che non avevo colto in prima e seconda istanza, dove avevo avuto sentimenti ambivalenti al riguardo, dovuti al fatto che il non aver capito chi era il narratore della canzone (cioé: il bimbo cinese sfruttato) mi aveva fatto fraintendere completamente il messaggio, che mi era parso inerente all'idea (razzista) della paura della Cina (Cina=The Other, l'altro). A ciò si aggiunga che il cantato era stereotipato (non so se fosse Gionata stesso a mutare tutte le "r" in "l" oppure se fosse una funzione ficherrima del microfono ficherrimo [spero fosse la seconda, sarebbe troppo ficherrimo!]) ed eccomi piuttosto combattuto se dedicarmi al sing-a-long oppure indignarmi e stare zitto impettito a manifestare appena il mio dispetto, come è di moda in Occidente.
Felicissimo che la seconda opzione si sia rivelata errata: d'ora in poi potrò godermi la canzone senza sensi di colpa di sorta.

========

*: risolvere: quanti amici ho?
**: come ho appena appreso, i campi magnetici non c'entrano una sega e a toccare il theremin non ci si prende la scossa.
***: un vero scrittore si sarebbe lanciato, in base ai sintomi denotati dalla coppia, in una casistica atta a determinare quale droga avessere ingerito (i veri scrittori sembrano sovente essere luminari riguardo alle droghe, al punto da sfoderare rudimenti di chimica. Cfr. David Foster Wallace o, in Italia, Vanni Santoni).
****: novità per me, almeno.

========

EDIT 17.04.2012._

Quelli del Longlake hanno intervistato Gionata a questo link. 

Nessun commento:

Posta un commento