30/07/12

Una pletora di concerti (riassuntone)._


Uff, settimana impegnativa, quella passata. Fortuna che sono a casa a fare un cazzo (1).
Tutta colpa del Buskers Festival, che era tipo contenuto nel LongLake Festival, rendendo quest'ultimo una specie di meta-festival.
Comunque. Il Buskers Festival è dedicato agli artisti di strada, che hanno sciamato su Lugano per 4-5 giorni, esibendosi sul lungolago e dintorni. Ce n'era per tutti i gusti: dai dei tizi credo tedeschi che giocavano con il fuoco e un vecchio camion dei pompieri, a uno che volteggiava su uno strano aggeggio a 3-4 metri da terra senza essersi messo prima in sicurezza (che essendo in Ticino sono sorpreso che qualche sindacato non si sia lamentato) (2), fino a un comico che chiudeva il suo spettacolo nudo, stringendo un bengala fra le chiappe e accendendolo.
Oltre a ciò, come da titolo, parecchi concerti.

Il primo è stato di un ggiovane duo di cui non ricordo il nome (ho controllato: i Make Plain) che suonava country-folk-blues immagino piuttosto bene e che ho visto sia perché una delle migliori amiche della mia ragazza stravede per uno dei due, sia perché la stessa donzella voleva e non voleva vedere il concerto di un altro bluesman con cui aveva avuto un inciucio.

Personalmente, ho pochissimi ricordi della serata perché in giornata ho riportato il mio scooter a Lugano da Zurigo; un viaggio che ha sempre qualche complicazione. In primis: no autostrada, che, seppure lo scooter sia un 125, esso tocca appena gli ottanta, si sia in salita, in piano o in discesa. Poi, esso è un macchinario antico (3) e tende a surriscaldarsi a basse velocità quando fa molto caldo (o anche tiepido), quindi ogni tot nel traffico toccava fermarsi e farlo raffreddare un po'. Ancora: tutte le tacchette sul cruscotto, tranne quella della velocità, sono rotte. Ciò rende difficile capire quando sta per finire la benzina. Certo, c'è una spia che si accende, ma a quel momento ti restano una ventina di chilometri massimo d'autonomia, e non sempre c'è un benzinaio ad aspettarti. Il problema, uno potrebbe pensare, può essere facilmente risolto facendo il pieno con previdenza, che so, ogni settanta chilometri. No!, non funziona così, perché a fare il pieno-pieno il serbatoio perde benzina per qualche assurdo motivo. Per essere sicuri di non inquinare bisogna aspettare che esca la spia (che per fortuna funziona ancora) e poi inserire max. 10 franchi di superplus (4). Ergo, ogni cinquanta chilometri circa (5) mi fermavo a metterci 5 franchi. Di più: verso metà strada (poco sopra Andermatt) ha cominciato a illuminarsi la spia dell'olio, con insistenza sempre maggiore. Ma questo problema l'ho risolto con grande perizia (6). Infine (e soprattutto): ho dimenticato i guanti da moto. Dice: che cazzo servono i guanti da moto per uno stupido scooter? A risparmiarmi cinque (cinque!) fiacche sulla mano del gas, fiacche già ben formate allo scavallamento del massiccio del Gottardo.
E questo è perché ricordo ben poco di quella sera.

Immagine di dove ho manducato. Ingannevole perché alle mie spalle c'era una fabbrica orrenda.


Ristorante su un'isola a Lorenz o qualcosa del genere.

Il giorno dopo, è toccato agli The Zen Circus, su un palchetto in Piazza Manzoni.
Chiarisco subito che i The Zen Circus sono uno dei miei gruppi preferiti, e anche della mia ragazza. Forse l'unico gruppo di cui a un concerto sappiamo entrambi cantare buona parte delle canzoni, per l'orrore di quelli a portata di orecchio.
Il loro primo concerto l'abbiamo visto al Circolo Magnolia verso fine 2011. Disperso nella nebbia, il Circolo era tutto esaurito e l'atmosfera entusiasta. Il cd nuovo era uscito da pochissimo eppure i fan si sono prodigati in un sing-a-long ininterrotto. Uno dei concerti più belli della mia vita.
Anche questo a Lugano è stato memorabile. Di solito detesto mettermi in prima fila, ma la mia ragazza adora farlo e, dato il palco basso e la poca gente accorsa, ho ceduto e li ho visto dal basso in alto. Ne è valsa la pena: concerto breve ma energico, nessuna canzone mancante all'appello (tranne Franco, ma vabbé, non è una canzone da concerto) e finale in acustico totale, con i tre che sono scesi a suonare in mezzo al pubblico Ragazza Eroina (se non ricordo male). Peccato che ben pochi ne conoscessero le parole (io la smozzicavo a tratti) e l'effetto si sia un po' perso. Da segnalare che nella loro versione buskers, Karim Quru (il batterista) al posto di una delle due casse aveva un innaffiatioio blu in plastica. Il Quru, inoltre, ha suonato anche una grattuggia (di quelle che ne I Simpson suonano sempre i bifolchi) e, per l'ultimo pezzo tra il pubblico, una scatola di cartone.

In attesa del gruppo, la giostra per bambini era attivissima.


Venerdì doveva essere giorno di riposo in vista di sabato (cfr. parte II), e sono uscito con qualche amico con l'idea di godermi un po' di buskers a fonfa in tutta tranquillità.
Così non è stato.
Si è cominciato, sotto la pioggia, con la più totale confusione sugli orari e sui luoghi. Si voleva vedere Andrea Bignasca, cantante dei Vermillion Rouge nonché mio compagno di studi a Zurigo, e si è finiti a sentire i Matrosen Ohne Hosen, gruppo composto da tre quinti dei Pussywarmers et al. Particolarità dell'ameno gruppetto il suonare in mutande (7) e l'avere del merchandising improponibile (una canotta che sembrava sporca con sopra disegnata alla bell'e meglio un'àncora stile Popeye). Durante il concerto, arriva una ragazza graziosa a segnalarci che il concerto di Reverend Beat-Man è stato spostato al Foce. Tizio mai sentito nominare, ma gli amici dicono che ne vale la pena.
Cazzo, se avevano ragione.

Il reverendo, diciamolo subito, è volutamente improponibile fin dall'aspetto. Uno di quelli che lo vedi in giro e cambi marciapiede. Sulla quarantina, pelato salvo una manciata di lunghi capelli unti in mezzo alla testa portati a mo' di riporto, e degli occhi indescrivibili. Che un po' ricordava un Fantozzi sotto acido quando fa la smorfia dopo aver visto una tipa arraposa. Minimale sul palco: chitarra e cassa a pedale con piatto, voce rotta da sigarette e whisky, bibbia (8).
E testi allucinanti e allucinati (cfr. I See the Light e/o The Beat-Man Way) (9).

Sovraesposta di maledetto. O sotto-. Che cavolo ne so.

Fascino magnetico. Che è una di quelle cose che non vogliono dire niente ma che esprimono bene quello che ho provato.
Data la mia tendenza a spoilerarmi il mondo e a fare acquisti solo se informatissimo, era una vita che non mi capitava di essere preso alla sprovvista in questo modo positivo. Una sensazione rara e preziosa.
Che poi, ho ascoltato qualche canzone sua su YouTube e non è che mi piacciano 'sto granché. È che non è affatto la stessa cosa ascoltarlo senza vedere il suo faccione contorcersi in milioni di smorfie.

Riassumendo, l'idea di una serata tranquilla in preparazione a sabato è andata allegramente a puttane. Dice: ma perché, che succedeva sabato? Il Rock in Idrho, ecco cosa! No Relax! Derozer! Sum 41! Public Image Ltd. (la nuova band di Johnny Rotten dei Sex Pistols)! Frank Turner! Millencolin! Rancid!
A Rho!

Visto che i No Relax (voce: ex-voce delle Bambole di Pezza; chitarra: chitarrista degli Ska-P) suonavano tipo uno sputo dopo mezzogiorno si è deciso di partire relativamente presto. Sin da subito, si è accumulata un'ora quasi di ritardo perché uno di noi dopo Reverend Beat-Man è finito al Living Room a fare nottata e non ha sentito il cellulare manco per sbaglio. Inoltre, c'erano tipo tutti in strada e si è dovuto macinare un sacco di cantonale, financo da passare nella mitica Bizzarrone. Lato positivo: arrivati in loco, tempo una birra e hanno iniziato i No Relax.

All'inizio non c'era nessuno. E mi hanno detto che l'anno scorso era anche più grande.
Foto molto centrata e con squsito gusto compositivo.

Oh, ne avessero fatta una che conoscevo. Ma forse, e dico forse, è colpa mia che sono fermo al primo cd.
Quindi, niente, ciapa sü e porta a cà. Altre birre, panino alla salamella, ed è la volta dei Derozer, che avevo visto di recente in primavera all'Honky Tonky di Seregno. Gran bel concerto, ma ho preferito quello primaverile al coperto, come d'altronde sospettavo. Ho sempre preferito i concerti più piccoli, più intimi, per qualsiasi tipo di musica. La Fiera di Milano si è invece rivelata giocoforza più dispersiva. Il palco gigante, il piazzale gigante (ancora quasi vuoto) e un cielo azzurrissimo non hanno aiutato. Stavolta, però, sapevo cantare Zombie (che pezzo!).

Sembra che non mi sia mosso di un millimetro.

Finiti i Derozer, altra birra e un po' d'ombra - che ci si stava già brasando -  in attesa dei Sum 41, che iniziavano tipo alle 16.00 (prestissimo! Quanto sono caduti in basso?). Il concerto è iniziato sotto buoni auspici: una leggere brezzolina ha portato rinfresco.
Poi è caduto il cielo. Decalitri d'acqua. Tempo una canzone e si era bagnati fino al buco del culo. I Sum 41 smettono di suonare ex-abrupto e noi ci si tira al coperta in attesa che spiova e che il gruppo torni a finire il concerto.

Altro lato, stessa distanza, con gran gusto simmetrico.

Non sembra, ma veniva ancora giù di maledetto.

Quando ricominciano a suonare (pochi minuti dopo) sta ancora diluviando, ma tira vento in direzione opposta al palco e i musicisti restano al coperto. Decido di restarci, a malincuore, anch'io che non ho più l'età per cagate simili (10), e mi ritrovo con in tasca gli effetti personali di quelli che invece tornano sotto la pioggia. Neanche il tempo di bere una birra che i Sum 41 smettono di nuovo di suonare. Stavolta per davvero. Sai però che c'è qualcosa che non va perché non hanno fatto Still Waiting. Neanche il tempo di recuperare gli amici che esce di nuovo il sole, spariscono le nuvole e un organizzatore sul palco annuncia che l'open-air è definitivamente annullato.
Han calcolato male: i Sum 41 ne hanno fatta una di truppo, tutte le strumentazioni si sono svaccate (ore di lavoro a rimetterle a posto, diranno poi) e la meteo dava un temporale ancora più violento in arrivo entro qualche ora (in effetti, poi, a Milano ha grandinato. Immagino anche a Rho).
Quindi, niente, tutti a casa. Il ritorno alla macchina è stato surreale. Appena passate le cinque, un sole che era tornato a spaccare i sassi, nemmeno una nuvola in cielo, e la certezza che non ci sarebbe stato nessun concerto a venire.

Il momento di andarsene. Si noti l'azzurro.

I miei amici, a onor del vero, erano più incazzati di me, che più o meno potevo dirmi soddisfatto dei gruppi visti fin lì e avevo un interesse molto minore per i successivi. Si pensi che i Rancid era la prima volta che venivano in Italia da otto anni. C'era gente venuta in pullman dai Balcani, dei tizi dalle Marche, chissà quante altre persone ancora in viaggio al momento dell'annullamento che si sarebbero trovate a mani vuote una volta arrivate a Rho.
Di positivo, rimborseranno i biglietti.

Visto il cambio di programma, tutti a casa per cena e ci si ritrova dopo al Buskers Festival. Da un lato sono stanco (viaggio-sole-pioggia-totale assenza di spirito punk), dall'altro sollevato di non aver trovato la ragazza a letto con l'amante come in ogni buon film romantico che si rispetti. Alla lunga prevale la prima emozione, e anche l'ultima sera di Buskers scorre via in una nebbia mentale in cui appaiono i Matrosen Ohne Hosen e i Black Lips, gruppo internazionale per la gran chiusura che mi è sembrato a) sbronzo in ognuno dei suoi componenti b) strafottente, c) pessimo nel soundcheck, d) pessimo nel concerto.
Poteva finire meglio.

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(1): Eheh, suca!
(2): Suona un po' di destra, vero? Scusate.
(3): Non così antico da essere considerato vintage.
(4): Questo già da qualche anno, quindi ormai, col caro-benzina, immagino si possa arrivare anche a 10.50/11.- franchi.
(5): Malgrado il contachilometri funzionasse, mi regolavo pressappoco così: "Uh!, è un po' che non faccio benzina!".
(6): Soluzione: "Sarà un contatto. Ignoriamo la spia".
(7): Nella mia adolescenza leggevo parecchie riviste musicali. Ricordo un discreto numero di musicisti affermare di avere un'erezione quando suonavano o salivano sul palco. Questo pensiero, e il fascino/la paura/ di vedere un durello, ha ristagnato per tutto il concerto dei Matrosen Ohne Hosen.
(8): Davvero, indescrivibile. Guardatevi come canta in questo video storto per capire cosa intendo.
(9): NSFW.
(10): Bello spirito punk, eh?

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