10/11/14

Back to Swissville._



Taylor Beck ci prova.


DOVE ERAVAMO

Persa l'imbattibilità ai tempi regolamentari era iniziata una serie di sei partite in trasferta sull'arco di due settimane di cui ne avevamo vinte due delle tre disputate fino a quel momento.

Nashville - Winnipeg 1-3: Partita da vincere, sulla carta, che poi s'è persa. Non sono riuscita a vederla se non in forma condensata quindi quello che dirò di seguito può non essere particolarmente valido: abbiamo boxplay e powerplay fra i più deboli della lega al momento, e questo è stato decisivo con Winnipeg. Loro hanno fatto due reti subito con l'uomo in più e noi non siamo più riusciti a rimontare. Per i Jets quarta vittoria consecutiva.

Nashville - Dallas 3-2: Di nuovo battuti gli Stars, in teoria squadra più forte di noi e rivale diretta di Division, che veniva però da un periodo difficile, con tutti i loro giocatori con le polveri bagnate. A noi invece è girato bene il power-play e ne abbiamo messe due. Poi ci siamo fatti rimontare con due reti un po' estemporanne e partita sotto controllo e nel momento in cui Dallas girava meglio Cullen ha segnato il gol decisivo un po' a sorpresa con il classico tiro della domenica. Qualche protesta da Dallas per gli aiutini arbitrali per tutta la partita, e probabilmente un po' avevano ragione.

Nashville - St. Louis 2-1: Partita fantastica. I Blues avevano vinto le sette prima e sono fra i favoriti per la vittoria finale, peccato per loro noi siamo stati più bravi. Penso di averla tutta col sorriso perché raramente ho visto hockey giocato su questi livelli, con velocità d'esecuzione e precisione disarmante. Due squadre che si trovavano a memoria (e a Nashville non è propio evidente, dato il nuovo allenatore e un sacco di facce nuove) e alla fine vittoria meritata in rimonta. A riportarla in parità ci ha pensato Forsberg, a vincerla Neal (su assist di Forsberg). Si torna a casa con un bilancio di 4-2 tutt'altro che dispezzabile, vincendo con le forti e patendo con le piccole. A un quinto di stagione siamo a due punti dalla vetta (ma la classifica è molto corta).


GIOCATORE DELLA SETTIMANA

Così forte e così ggiovane da non avere ancora una vera barba


Filip Forsberg, senza dubbio. È un rookie (giocatore alla prima stagione completa in NHL), gioca in prima linea con Neal e Ribeiro e sembra lui il veterano. Nessuno se lo aspettava a questo livello, nessuno! Eppure al momento è al primo posto per punti segnati dai rookie dell'intera NHL, con una media di poco superiore a uno a partita. In questa settimana ha mostrato in particolare cose impressionanti, da una capacità fuori dall'ordinario di difendere il disco e trovare spazi a un tiro velenosissimo: un polsino che carica in un battito di ciglia e parte rapidissimo e preciso verso la porta. Non sarebbe un granché non fosse che arriva sempre inaspettato e che Forsberg è veramente bravo a tirare attraverso l'avversario, usandolo in pratica come schermo a svantaggio del portiere, che non vede partire il disco. Oltre a ciò sale in cattedra nei momenti caldi delle partite, non è uno di quei giocatori che si scatena a risultato acquisito, il che lascia sperare molto bene, sperando che la popolarità imminente (è ancora un fenomeno di culto, ma se va avanti così durerà poco) non lo distragga e riesca a gestirla.




COSE FIGHE CHE HO LETTO (Link all'originale nei titoletti)



Yawn.


Adesso ci stiamo abituando anche in Svizzera a due portieri più o meno titolari, o almeno al fatto che un singolo portiere non giocherà tutta la stagione. In NHL è sempre stato così. Un 20-30 partite le gioca il backup. La domanda è sempre: quali? Sei una squadra di mezza classifica e stai per affrontare una squadra di mezza classifica prima e una squadra in teoria più forte il giorno dopo: in quale partita fai giocare il tuo portiere titolare?
Scelte che dipendono da allenatore a allenatore, ma una cosa sembra emergere chiara dall'articolo: non fai giocare lo stesso portiere due volte in 24 ore perché le sue prestazioni scendono sensibilmente. La differenza? Mediamente un portiere riposato, sia esso il titolare o la riserva, para l'1% dei tiri in più.





WHAAAAAT?


Articolo che provoca e afferma (o meglio è dell'opinione), statistiche alla mano che alcune cose che sono date per assodate forse non lo sono affatto, anzi: le reti non sono un buon misuratore di performance (se l'unità è la partita, se ne segnano troppo poche perché abbiano qualsiasi tipo di rilevanza. Il discorso è diverso sul lungo periodo ovviamente. E questo a prescindere che una in più ti faccia vincere la partita); Le statistiche avanzate su una partita singola significano poco (più dati hai, più sarai preciso. Ti può dire però come un giocatore o una squadra hanno performato rispetto a come performano mediamente tenendo conto del lungo periodo); Vincere o perdere gli ingaggi non è poi così importante: (per ottenere una rete bisogna vincerne mediamente 45, e per "garantirsi" una vittoria bisogna vincerne 245 in più di quanti se ne perdano); Per vincere bisogna giocare rapidi e d'attacco (per vincere bisogna segnare, per segnare bisogna avere possesso del puck. Se imposti il tuo gioco sulla difensiva in pratica diventi bravissimo a NON avere il puck); la statistica +/- non significa nulla (e questa me la riservo per un'altra volta, a meno che non vogliate andare a leggere. Però: cosa si può usare al suo posto? il Corsi o il Fernwick)






Per avere una buona approssimazione della pericolosità dei tiri a cui è confrontato un portiere in NHL solo soliti suddividere il terzo in tre aree significative: ad altà pericolosità (proprio davanti al portiere), a media pericolosità (una sorta di trapezio che parte qualche centimetro di lato alla gabbia e sale diagonalmente fino a toccare le due aree d'ingaggio), e una a bassa pericolosità (tutto il resto dell'area). Poi non importa quanto sia buono il tiro. Alla lunga tiri buoni e tiri pessimi si equlibreranno ai fini statistice
Nell'articolo l'estentrice ha preso i portieri che hanno ricevuto più di 4.000 tiri a 5v5 dal 2010 a oggi e ha incrociato la loro percentuale di parate per ogni tipologia di tiro con la percentuale di tiri ricevuti da quella posizione ogni partita. Restando su Nashville si può vedere che Rinne è uno dei portieri che ha ricevuto più tiri dalla zona a bassa pericolosità (cioé, i difensori di Nashville sono bravi a non fare avvicinare troppo i giocatori avversari) e che gli ha parati con un'alta percentuale di riuscita.
La statistica più interessante è quella che riguarda la percentuale di parate riuscite sui tiri ad alta pericolosità, per due motivi. Innanzitutto perché c'è la variazione maggiore (quasi 8 punti percentuali fra il portiere più altro e quello più basso) e secondariamente per i nomi dei portieri più capaci a parare ad alte percentuali i tiri pericolosi, cioé quelli delle superstar, di chi ha vinto la Stanley e di chi è candidato un anno sì e uno no al Vezina Trophy (il premio per il miglior portiere).
Quindi, indicativamente, si può concludere che buona parte dell'essere un buon portiere sta nell'essere più capaci di altri di parare i tiri a distanza ravvicinatissima.

03/11/14

Swissville Predators, il post dopo il primo._

LE PARTITE DELLA SETTIMANA (ci eravamo lasciati con i Predators unica squadra imbattuta nei tempi regolamentari)



James Neal

Pittsburgh - Nashville 3-0: Partita sentita perché lo scambio dell'estate è stato James Neal (nella foto) a Nashville in cambio di Patrick Hörnqvist e Nick Spaling a Pittsburgh. Hörnqvist in particolare è stato molto amato a Nashville per la sua capacità e voglia di sacrificarsi davanti al portiere. L'aneddotica vuole che in allenamento si piazzasse davanti alla gabbia e chiedesse a Shea Weber di tirare in modo da cercare la deviazione (per un minimo di contesto, cose rotte dal tiro di Weber: rete della porta, plexiglas dietro la porta, mascella, piede, gamba, etc.). Insomma, andato ma non dimenticato, mentre il nuovo arrivo Neal, già amato, è tutt'altro tipo di giocatore, uno che davanti alla porta non va volentieri, uno sniper puro. La sfida, se così si può definire, l'ha vinta Hörnqvist che un assist l'ha portato a casa. Bonus, Crosby ha fatto il bello e il brutto tempo in superiorità numerica. Prima sconfitta meritata contro una squadra più forte. Incoraggiante lo 0-0 in 5v5, se proprio vogliamo trovare qualcosa di buono.

Nashville - Edmonton 4-1: Prima di sei partite tirate in trasferta (perché a Nashville, capitale della musica country, in questi giorni si tengono i sentitissimi Country Music Awards), una ogni due giorni. Prima della partita ho letto 2-3 articoli commemorativi su come i Preds abbiano rimediato figura barbina su figura barbina contro gli Oilers - squadra di brocchi da qualche anno a questa parte - negli ultimi tempi. Inoltre, Edmonton usciva da quattro successi filati. Invece è stata una bella vittoria con una splendida seconda linea grazie al rientrate veterano Matt Cullen che ha fatto un po' quello che voleva per tutta la partita, con gran gioia dei compagni.

Nashville - Calgary 3-4: Altra squadra di brocchi, i Flames, che però sta avendo un ottimo inizio di stagione con grande sorpresa di tutto. Infatti ci ha battuto con un certo merito (per la seconda volta in stagione, la prima ai rigori). Noi l'abbiamo buttata nel secondo tempo quando eravamo avanti 2-1 e abbiamo sciupato diverse occasioni per il doppio vantaggio. A darci problemi e a decidere la partita la linea di Calgary composta per due terzi da rincalzi della NHL (Ferland e Granlund con Hudler) e da Gaudreau che ha una tecnica di bastone mica male. Sconfitta tutto sommato evitabile e tifosi che già affermano Calgary essere i nuovi Edmonton per i Preds. Inoltre quattro partite di squalifica per Volchenkov per carica alla testa. Ci stava tutta, ma più imperizia e sfiga che volontà di far male.

Nashville - Vancouver 3-1: Da una sorpresa all'altra (anche Vancouver sta giocando sopra le aspettative), con diverso risultato. Buona vittoria figlia di ottima difesa, saper cogliere le occasioni (la seconda rete del rookie Forsberg, che è davvero forte), fortuna (la prima rete di Forsberg), aiutini arbitrali, tempismo (la terza rete nei minuti finali). Imbrigliati con successo i fortissimi gemelli Sedin, Vancouver non è riuscita a trovare la quinta vittoria consecutiva e ha perso anche due giocatori per strada, cosa che forse li ha stancati.

GIOCATORE DELLA SETTIMANA: JAMES NEAL

A me James Neal non entusiasma, che è un peccato perché probabilmente distruggerà il record di segnature nella storia della franchigia (tale Jason Arnott ne ha messi 33 nel 2007-2008), in quanto se continua così ne farà più di 50. Al momento ne ha messi sette, di cui due contro Calgary. È impressionante la velocità di esecuzione, la forza che riesce a imprimere al disco e la capacità di direzionarlo. Per il resto non è particolarmente bravo a costruire o a giocare col bastone. D'altronde nessuno chiedeva a Pippo Inzaghi di impostare il gioco, il suo lavoro era metterla dentro. Che va bene quando ci riesce, ma quando gira a vuota è un attimo che risulta irritante. Ecco, Neal più o meno.

COSE FIGHE CHE HO LETTO (nei titoletti il link all'articolo originale)


La mappa di calore di Sydney Crosby


Io qui volevo parlare di statistiche avanzate, PDO, Corsi, Fenwick, il tizio che da solo sta guardando tutte le uscite dal terzo di difesa di tutti i giocatori di tutta la NHL, ma praticamente siamo già oltre. O meglio, c'è uno strumento in più: telecamere in grado di processare dati. Sono stati già fatti alcuni esperimenti, e fra le micro cose di cui prendono nota ci sono, fra le altre, la velocità in cui si entra nel terzo, quanto un giocatore tiene il disco, la distanza fra la coppia difensiva, mappe di calore che mostrano dove un giocatore passa più tempo sul ghiaccio (come il caso di Crosby sopra). Insomma, una sfracca di dati in maniera automatica e un sacco di analisti a casa a farsi le pippe in attesa che i dati della nuova tecnologia giungano nelle loro umide manine. Moneyball 2.


Pete Rogers, il responsabile del materiale dei Preds.


Un applauso ai tizi dietro le quinte: a prescindere dal tizio che deve prenotare tutti gli alberghi e organizzare gli spostamenti come arriva il calendario a inizio stagione, e dai tizi che fanno i calendari tenendo conto dei bisogni di tutti, anche gli addetti al materiale lavorano mica male. I Preds sono in giro per 13 giorni filati e giocheranno 6 partite. Faranno 9.000 chilometri e avranno con loro oltre 800 chili d'equipaggiamento che si confanno, fra l'altro, di: 25 borse con le protezioni per i giocatori, tre borse con almeno 300 bastoni da hockey, il ricambio d'attrezzatura per ogni giocatore, pattini e un paio di lamine di riserva, una macchina per cucire, roba per affilare le lamine, medicamenti, un set televisivo per rivedere le partite, due paia di maglie e un pallone da calcio . Tutte cose che in gran parte verranno spostati da un posto all'altro dal tizio nella foto sopra e dal suo collaboratore, i quali dovranno anche preparare lo spogliatoio per allenamenti e partite oltre che fare il bucato. Facile immaginare che dormano poco. Dev'essere un po' come essere il tuttofare di una squadra ciclistica durante il Tour de France.






L'hockey al momento funziona più o meno per tutti così: non esiste il pareggio, in caso di parità al termine dei tempi regolamentari si gioca un supplementare di 5' a 4vs4 dove chi segna vince. Se non segna nessuno, si tira una serie di rigori. Rigori che c'è a chi piacciono e a chi non piacciono. A prescidere da questo, al contrario che nel calcio, il vantaggio è del portiere, non c'è nessuna o quasi correlazione tra l'essere un buon giocatore e essere un buon rigorista (eccezioni ce ne sono), e non c'è meritocrazia (è come tirare una monetina). In altre parole sul lungo periodo statisticamente una squadra vince tante partite ai rigori quante ne perde (ho fonti per tutto quello che dico ma a questo punto del post sono troppo stanco per andare a cercarle e linkarle). La domanda di fondo è: è giusto? Ad alcuni sta bene, ad altri no. Certo è che sempre più spesso si va al supplementare e questo è noioso perché le squadre preferiscono giocarsela ai rigori. Nell'AHL (la lega "sotto" la NHL, dove giocano tutte le squadre "fattoria", i farm-team affiliati alle franchigie NHL) stanno sperimentando in questo senso. Per cinque minuti è supplementare a 4vs4. Se non segna nessuno, tre minuti a 3vs3. Se non segna nessuno, rigori. Le prime indicazioni sono favorevoli: molte meno partite decise a rigori e il 3vs3 è bello da vedere, con un sacco di occasione. La domanda è se durerà. I più pessimisti affermano che le squadre impareranno a giocare anche a 3vs3 (come hanno imparato a fare in 4vs4) e che quindi non è una vera soluzione, altri la vedono già come una miracolosa panacea alla noia. Si vedrà a fine stagione. In NHL molti spingono in questa direzione, ma il capo supremo Gary Bettman ama i rigori (lla formula attuale la introdusse lui qualche anno fa) e cercherà strenuamente di difenderli.




Dwayne Roloson nel 1998
Nella partita fra Anaheim Ducks e Colorado Avalanches i Ducks hanno avuto problemini coi portieri. Il loro titolare era fuori per infortunio e avrebbero giocato con il secondo, Gibson, e il terzo, LaBarbera. Nel riscaldamento, Gibson si fa male. Gioca LaBarbera, reduce nei due giorni precedenti da due partite vittoriose in AHL a Norfolk e arrivato a Colorado in giornata (per capirci, la mappa), ma chi gli farà da secondo in caso di infortuni? Risposta, il 45.enne allenatore dei portiery Dwayne Roloson. La NHL ha dei contratti speciali per queste occasioni (non è la prima volta che capita). Poi, tutto è bene quel che finisce bene. LaBarbera è stato decisivo per la vittoria e Roloson non ha dovuto essere schierato. Quasi una storia Disney, ma d'altronde i Ducks sono stati Mighty.

27/10/14

Swissville Predators._

 
La promessa svizzera Kevin Fiala con la maglia dei Preds nel preseason

Ho deciso di provare a seguire un'intera stagione di NHL perché amo l'hockey e in NHL vi è la massima espressione di questo sport. Credo sia un'ottima scusa per andare più a fondo nella mia conoscenza hockeystica (in NHL ci sono le statistiche avanzate, che sono interessantissime, ma ci torneremo) e per cercare di capire come gli americani vivano la competizione sportiva, qualcosa che sembra sia simile a noi ma a guardare bene mica troppo.
Però: se non tifo non mi appassiono e quindi dopo aver brevemente scandagliato la biografia delle 30 franchise della lega mi sono scelto una squadra del cuore, i Nashville Predators. Ecco come.

  • Mancanza di storia: i Predators non sono una squadra di tradizione e sono relativamente giovani (Questa è la loro diciassettesima stagione in NHL, sono quasi sempre a ridosso dei play-off, dove non sono mai andati oltre il secondo turno, senza quindi mai vincere una Stanley Cup). L'eventuale grandeur della squadra è ancora da venire, non è morta e sepolta in un passato lontano. I Preds sono ancora alla stregua di un foglio bianco su cui non è stato inciso altro che un incipit. Un ottimo incipit.
  • La ripartenza: Nei primi sedici anni della loro storia, i Preds hanno avuto un solo allenatore: Barry Trotz. Da quest'anno ve n'è per la prima volta uno nuovo: Peter Laviolette. L'inizio di una nuova era, in altre parole. Tanto più che per molte cose Laviolette è l'anti Trotz: dove il secondo predicava il gioco difensivo, il primo predilige l'attacco.
  • La presenza di connazionali: Una delle colonne portanti dei Preds è Roman Josi, che giostra al fianco del capitano Shea Weber in difesa e mediamente di una partita ne gioca la metà (che è tantissimo). Quest'anno al primo turno Nashville ha draftato Kevin Fiala, che per un soffio non ha superato l'ultimo taglio dopo il campo d'allenamento ed è stato rispedito per un altro anno in Svezia. È stato appassionante vedere se ce l'avrebbe fatta. Fiala è comunque un talento purissimo, facile che sbarchi a Nashville già l'anno prossimo.
  • I difensori offensivi: Io sono cresciuto nel mito di Tommi Sjödin, Peter Andersson e Petteri Nummelin, difensori spettacolari capaci di impostare il gioco, inserirsi, fintare, passare e segnare quanto i migliori attaccanti. A Nashville c'è Shea Weber, da anni uno dei difensori più bravi e proficui dell'intera NHL. Sulla carta le premesse c'erano. Ora so che Weber con Nummelin come stile non c'entra nulla e che i numeri hanno in un certo senso mentito, ma tant'é.
  • L'affinità: Come primo tentativo per scegliermi una squadra del cuore avevo tirato trenta volte un dado a trenta facce. "La squadra che uscirà più volte sarà mia", mi ero detto. "Tiferai i Boston Bruins", aveva sancito il fato. "I Boston Bruins del mio amore amorissimo Patrice Bergeron! I Boston Bruins con i bellissimi colori sociali! I Boston Bruins con una storia quasi centenaria e una Stanley Cup vinta neanche troppo tempo fa!", ho reagito subito. "Col cazzo che tiferò loro, fato", ho realizzato un attimo dopo. Semplicemente non suonava giusto, non c'era entusiasmo, quanto timore. E lì ho capito che per crescere mi serviva una squadra anch'essa in crescita. A quel punto ('fanculo al dado) è stata dura lotta tra i Preds e i Minnesota Wild di Nino Niederreiter, con Weber e l'arrivo di un nuovo coach a Smashville (così la chiamano i tifosi) a far pendere l'ago della bilancia in favore dei primi. Scelta tutt'altro che granitica ma che la squadra in questo primo scorcio di campionato ha fatto di tutto per rafforzare, con buoni successi.

Com'è la squadra

Qui vado un po' col senno di poi, dopo averli visti giocare. In queste ultime settimane ho letto spesso il motto secondo cui per essere vincenti ora in NHL servono un ottimo portiere e una buona profondità nel ruolo di centro (affermazione che non sono ancora stato in grado di verificare dati alla mano, da prendere con le pinze). Noi (non farò finta di distanziarmi, ho detto di essere tifoso) abbiamo entrambi. In porta c'è Pekka Rinne che l'anno scorso ha saltato buona parte della stagione per un'infezione da Escherichia Coli e che ha inziato l'anno sul livello di come aveva finito il precedente ai Mondiali con la Finlandia, cioé a livelli stratosferici. In centro siamo copertissimi fino alla quarta linea, complice il mercato estivo. Tanto che il nostro primo centro "storico", Mike Fisher, sarà fuori ancora un mesetto o due per la rottura del tendine d'achille e non se n'è accorto nessuno. Dietro di lui ci sono Mike Ribeiro, liberato in estate da Arizona per problemi fuori dal ghiaccio, Derek Roy, piccoletto dalle mani buone reduce da qualche stagione così cosà, pure lui free agent, e Olli Jokinen, veterano globetrotter della NHL arrivato "svincolato" da Winnipeg, che al momento gioca all'ala del giovane Calle Järnkrok ed è stato preso con l'idea anche di aiutare a crescere quest'ultimo. Tutti e tre sono una scommessa, e hanno firmato per un anno solo. Centro della quarta linea è invece Paul Gaustad, uno dei migliori agli ingaggi nell'intera NHL ma purtroppo "solo" un checker: ottimo in difesa, discutibile in attacco. Inoltre in attacco in estate è arrivato James Neal dai Penguins (giocava in linea con Sydney Crosby), che è il quarto miglior realizzatore in NHL contando gli ultimi 5 anni, per risolvere la storica sterilità offensiva della squadra, il vero tallone d'achille a mio modo di vedere.
In difesa invece, anche senza contare Rinne, ne abbiamo una delle migliori dell'intera lega, con la terza coppia (Ellis, Ekholm) che non sfigurerebbe come prima in diverse altre squadre. Come seconda ci sono Seth Jones, reduce da un buon primo anno in NHL e il nuovo arrivo Volchenkov, difensore "stay at home" dalle mani di pietra ma molto efficace e fisico, e in prima i già citati Josi e Weber, che sanno difendere e spingere molto bene. Insomma, non siamo messi affatti male, specie se il nuovo sistema offensivo di Laviolette terrà. Per vincere il campionato mancano ancora un paio di superstar almeno, ma i playoff sono un obiettivo più che verosimile, pur giocando nella "Division" più competitiva dell'intera lega.


Come sta andando finora (dopo sette partite)

Come meglio non potrebbe! Ma vediamo passo passo

  • Ottawa - Nashville 2-3 (In America chi gioca in casa è segnato come secondo team, al contrario dell'Europa): Debutto casalingo (e di coach Laviolette) con vittoria in rimonta. Gran crescita nel terzo tempo dove si è passati dall'1-0 all'1-3. Tifosi piacevolmente sorpresi perché per la prima volta da anni hanno visto la squadra continuare a spingere dopo l'1-2 invece di chiudersi a riccio in difesa. Dopo questa partita ho pensato che Ottawa non fosse in realtà 'sta gran cosa. Hanno vinto le quattro successive.
  • Dallas - Nashville 1-4: Altra vittoria in rimonta con crescita verso fine partita. Fantastici in difesa (l'attacco degli Stars è... stellare: fra gli altri hanno Seguin, Spezza, Hemsky e Jamie Benn), concreti in attacco, Dallas dominata. Decisivi come nella partita prima la quarta linea (che negli USA è quella ultradifensiva che gioca sporco, semplificando al massimo), Weber (seconda rete) e la giovane promessa Forsberg (tre assist in due partite). Ancora non pervenuta la prima linea e Neal lo scorer sempre a secco di reti.
  • Calgary - Nashville 2-3dr (dopo i rigori): La partita più facile finora sulla carta. Giocata meno bene e persa infine ai rigori dopo aver sciupato buone occasioni nei supplementari. Prima rete per Forsberg e per Ribeiro. Comunque un punto portato a casa (tanto vale una sconfitta nei prolungamenti, siano supplementari o rigori. Il vincente porta a casa la posta piena, due punti).
  • Nashville - Winnipeg 2-0: Prima partita in trasferita, primo shootout per Rinne. Di nuovo ottimo terzo periodo premiato con la prima rete di Neal. Decisiva la prima rete di Ribeiro.
  • Nashville - Chicago 1-2ds (dopo i supplementari): Giocata il giorno dopo la precedente, i primi due tempi sono stati inguardabili, con i fortissimi Blackhawks a dominare e i Preds incapaci di tirare in porta in pratica. Per fortuna la difesa ha tenuto e Weber ha messo una bomba in powerplay per tenerci in partita. Ottime occasioni nel terzo tempo che potevano anche valere il vantaggio e uomo in più nel supplementare, che si gioca a 4v4 invece che 5v5, quindi 4v3 in questo caso. La vince però Chicago, segnando proprio con l'uomo in meno (che non è mai una cosa carina). In più Chicago (come già Dallas), sono rivali di Division, quindi punti regalati a un'avversaria diretta. Inoltre (ma non ho ancora capito perché), le partite con Chicago sono molto sentite a Nashville, e viceversa.
  • Arizona - Nashville 3-4dr: Forse la partita peggiore contro un avversario ampiamente alla portata che meritava di vincere nei tempi regolamentari. Per fortuna Ryan Ellis e Mike Ribeiro (che proprio da Arizona erano stato "cacciato") erano in serata (tre punti il primo, due il secondo) e ci hanno tenuto in partita. Ellis ha poi anche messo il rigore decisivo.
  • Chicago - Nashville 2-3: La rivincita. E che rivincita! La miglior partita della stagione e vittoria meritata. Hat-trick di Neal (tre reti, vale a dire) e un immenso Rinne nei minuti finali. Secondo i tifosi di Nashville, quelli di Chicago sono dei buzzurri ubriaconi molesti, e alla Bridgestone Arena ce n'erano tantissimi, tanto che Nashville proponeva la campagna "Keep the red out" (il colore sociale di Chicago): se i tifosi avversari lasciavano i loro indumenti alla cassa, ricevevano un biglietto gratis o qualcosa del genere. Ce n'erano comunque tantissimi e un sano casino sugli spalti.
 PREMESSA: Alla luce di tutto ciò, Nashville è attualmente l'unica squadra dell'intera NHL imbattuta nei tempi regolamentari ed è in testa alla sua Division. Quindi sì, direi che ho scelto bene finora.

CONTINUERÀ?
Così bene difficilmente no. Quanto basta per arrivare ai playoff probabilmente sì. Senza addentrarsi troppo nelle statistiche avanzate ne citerò giusto una, il PDO, ovvero la cosiddetta statistica della fortuna.
Il PDO si calcola sommando a) la percentuale di parate rispetto alle reti concesse dal portiere a b) parcentuale di reti segnate per tiri in porta. La prima statistica si attesta solitamente un poco sopra lo 0,900% (Nove parate su dieci tiri, ergo una rete concessa ogni dieci tiri grossomodo), la seconda un po' sotto lo 0,100% (Una rete segnata ogni dieci tiri, o nove parate del portiere avversario ogni dieci tiri). La somma, per essere sostenibile sul lungo periodo, deve essere attorno a 1, che è anche il PDO medio se si considerano quelli di tutte le trenta franchigie. Un PDO superiore a 1 significa che o il tuo portiere sta rendendo più di quanto ci si aspetta o che stai segnando più di quanto ci si aspetta (servono meno tiri per segnare e, viceversa, gli avversari devono tirare di più per segnarti) e non è sostenibile sul lungo periodo (Una squadra che ha vinto 5 partite di fila e ha un PDO di 1,1 difficilmente continuerà a vincere con regolarità); un PDO inferiore a 1 significa che o il tuo portiere sta parando al di sotto delle aspettative oppure stai facendo troppa fatica a segnare. Come nel caso precedente, nel lungo termine la situazione era destinanta a migliore. In Svizzera è stato il caso del Lugano a inizio scorsa stagione: la squadra rimediava parecchie sconfitte pur giocando discretamente e il calcolo del PDO risultava deficitario. Pian piano è risalito e il Lugano ha cominciato a vincere con più facilità.
Ecco, tutto questo pistolotto per dire che Nashville attualmente ha un PDO di 1.025, il quarto migliore della lega, così composto: 0.941% di parate (quarto migliore della lega) più 0.094% di reti (quattordicesimo migliore della lega). In altre parole, in queste partite abbiamo avuto ottime prestazioni di parte dei portieri, mentre non abbiamo particolarmente brillato per capacità realizzative. Il nostro PDO è quindi abbastanza sostenibile, benché destinato a calare un po' con il passare delle partite (nella stagione passata il PDO migliore l'hanno avuto i Boston Bruins, ed era di 1,027), e questo calo comporterà il vincere un po' meno delle partite più tirate, quelle che finora stiamo portando a casa.