27/10/14

Swissville Predators._

 
La promessa svizzera Kevin Fiala con la maglia dei Preds nel preseason

Ho deciso di provare a seguire un'intera stagione di NHL perché amo l'hockey e in NHL vi è la massima espressione di questo sport. Credo sia un'ottima scusa per andare più a fondo nella mia conoscenza hockeystica (in NHL ci sono le statistiche avanzate, che sono interessantissime, ma ci torneremo) e per cercare di capire come gli americani vivano la competizione sportiva, qualcosa che sembra sia simile a noi ma a guardare bene mica troppo.
Però: se non tifo non mi appassiono e quindi dopo aver brevemente scandagliato la biografia delle 30 franchise della lega mi sono scelto una squadra del cuore, i Nashville Predators. Ecco come.

  • Mancanza di storia: i Predators non sono una squadra di tradizione e sono relativamente giovani (Questa è la loro diciassettesima stagione in NHL, sono quasi sempre a ridosso dei play-off, dove non sono mai andati oltre il secondo turno, senza quindi mai vincere una Stanley Cup). L'eventuale grandeur della squadra è ancora da venire, non è morta e sepolta in un passato lontano. I Preds sono ancora alla stregua di un foglio bianco su cui non è stato inciso altro che un incipit. Un ottimo incipit.
  • La ripartenza: Nei primi sedici anni della loro storia, i Preds hanno avuto un solo allenatore: Barry Trotz. Da quest'anno ve n'è per la prima volta uno nuovo: Peter Laviolette. L'inizio di una nuova era, in altre parole. Tanto più che per molte cose Laviolette è l'anti Trotz: dove il secondo predicava il gioco difensivo, il primo predilige l'attacco.
  • La presenza di connazionali: Una delle colonne portanti dei Preds è Roman Josi, che giostra al fianco del capitano Shea Weber in difesa e mediamente di una partita ne gioca la metà (che è tantissimo). Quest'anno al primo turno Nashville ha draftato Kevin Fiala, che per un soffio non ha superato l'ultimo taglio dopo il campo d'allenamento ed è stato rispedito per un altro anno in Svezia. È stato appassionante vedere se ce l'avrebbe fatta. Fiala è comunque un talento purissimo, facile che sbarchi a Nashville già l'anno prossimo.
  • I difensori offensivi: Io sono cresciuto nel mito di Tommi Sjödin, Peter Andersson e Petteri Nummelin, difensori spettacolari capaci di impostare il gioco, inserirsi, fintare, passare e segnare quanto i migliori attaccanti. A Nashville c'è Shea Weber, da anni uno dei difensori più bravi e proficui dell'intera NHL. Sulla carta le premesse c'erano. Ora so che Weber con Nummelin come stile non c'entra nulla e che i numeri hanno in un certo senso mentito, ma tant'é.
  • L'affinità: Come primo tentativo per scegliermi una squadra del cuore avevo tirato trenta volte un dado a trenta facce. "La squadra che uscirà più volte sarà mia", mi ero detto. "Tiferai i Boston Bruins", aveva sancito il fato. "I Boston Bruins del mio amore amorissimo Patrice Bergeron! I Boston Bruins con i bellissimi colori sociali! I Boston Bruins con una storia quasi centenaria e una Stanley Cup vinta neanche troppo tempo fa!", ho reagito subito. "Col cazzo che tiferò loro, fato", ho realizzato un attimo dopo. Semplicemente non suonava giusto, non c'era entusiasmo, quanto timore. E lì ho capito che per crescere mi serviva una squadra anch'essa in crescita. A quel punto ('fanculo al dado) è stata dura lotta tra i Preds e i Minnesota Wild di Nino Niederreiter, con Weber e l'arrivo di un nuovo coach a Smashville (così la chiamano i tifosi) a far pendere l'ago della bilancia in favore dei primi. Scelta tutt'altro che granitica ma che la squadra in questo primo scorcio di campionato ha fatto di tutto per rafforzare, con buoni successi.

Com'è la squadra

Qui vado un po' col senno di poi, dopo averli visti giocare. In queste ultime settimane ho letto spesso il motto secondo cui per essere vincenti ora in NHL servono un ottimo portiere e una buona profondità nel ruolo di centro (affermazione che non sono ancora stato in grado di verificare dati alla mano, da prendere con le pinze). Noi (non farò finta di distanziarmi, ho detto di essere tifoso) abbiamo entrambi. In porta c'è Pekka Rinne che l'anno scorso ha saltato buona parte della stagione per un'infezione da Escherichia Coli e che ha inziato l'anno sul livello di come aveva finito il precedente ai Mondiali con la Finlandia, cioé a livelli stratosferici. In centro siamo copertissimi fino alla quarta linea, complice il mercato estivo. Tanto che il nostro primo centro "storico", Mike Fisher, sarà fuori ancora un mesetto o due per la rottura del tendine d'achille e non se n'è accorto nessuno. Dietro di lui ci sono Mike Ribeiro, liberato in estate da Arizona per problemi fuori dal ghiaccio, Derek Roy, piccoletto dalle mani buone reduce da qualche stagione così cosà, pure lui free agent, e Olli Jokinen, veterano globetrotter della NHL arrivato "svincolato" da Winnipeg, che al momento gioca all'ala del giovane Calle Järnkrok ed è stato preso con l'idea anche di aiutare a crescere quest'ultimo. Tutti e tre sono una scommessa, e hanno firmato per un anno solo. Centro della quarta linea è invece Paul Gaustad, uno dei migliori agli ingaggi nell'intera NHL ma purtroppo "solo" un checker: ottimo in difesa, discutibile in attacco. Inoltre in attacco in estate è arrivato James Neal dai Penguins (giocava in linea con Sydney Crosby), che è il quarto miglior realizzatore in NHL contando gli ultimi 5 anni, per risolvere la storica sterilità offensiva della squadra, il vero tallone d'achille a mio modo di vedere.
In difesa invece, anche senza contare Rinne, ne abbiamo una delle migliori dell'intera lega, con la terza coppia (Ellis, Ekholm) che non sfigurerebbe come prima in diverse altre squadre. Come seconda ci sono Seth Jones, reduce da un buon primo anno in NHL e il nuovo arrivo Volchenkov, difensore "stay at home" dalle mani di pietra ma molto efficace e fisico, e in prima i già citati Josi e Weber, che sanno difendere e spingere molto bene. Insomma, non siamo messi affatti male, specie se il nuovo sistema offensivo di Laviolette terrà. Per vincere il campionato mancano ancora un paio di superstar almeno, ma i playoff sono un obiettivo più che verosimile, pur giocando nella "Division" più competitiva dell'intera lega.


Come sta andando finora (dopo sette partite)

Come meglio non potrebbe! Ma vediamo passo passo

  • Ottawa - Nashville 2-3 (In America chi gioca in casa è segnato come secondo team, al contrario dell'Europa): Debutto casalingo (e di coach Laviolette) con vittoria in rimonta. Gran crescita nel terzo tempo dove si è passati dall'1-0 all'1-3. Tifosi piacevolmente sorpresi perché per la prima volta da anni hanno visto la squadra continuare a spingere dopo l'1-2 invece di chiudersi a riccio in difesa. Dopo questa partita ho pensato che Ottawa non fosse in realtà 'sta gran cosa. Hanno vinto le quattro successive.
  • Dallas - Nashville 1-4: Altra vittoria in rimonta con crescita verso fine partita. Fantastici in difesa (l'attacco degli Stars è... stellare: fra gli altri hanno Seguin, Spezza, Hemsky e Jamie Benn), concreti in attacco, Dallas dominata. Decisivi come nella partita prima la quarta linea (che negli USA è quella ultradifensiva che gioca sporco, semplificando al massimo), Weber (seconda rete) e la giovane promessa Forsberg (tre assist in due partite). Ancora non pervenuta la prima linea e Neal lo scorer sempre a secco di reti.
  • Calgary - Nashville 2-3dr (dopo i rigori): La partita più facile finora sulla carta. Giocata meno bene e persa infine ai rigori dopo aver sciupato buone occasioni nei supplementari. Prima rete per Forsberg e per Ribeiro. Comunque un punto portato a casa (tanto vale una sconfitta nei prolungamenti, siano supplementari o rigori. Il vincente porta a casa la posta piena, due punti).
  • Nashville - Winnipeg 2-0: Prima partita in trasferita, primo shootout per Rinne. Di nuovo ottimo terzo periodo premiato con la prima rete di Neal. Decisiva la prima rete di Ribeiro.
  • Nashville - Chicago 1-2ds (dopo i supplementari): Giocata il giorno dopo la precedente, i primi due tempi sono stati inguardabili, con i fortissimi Blackhawks a dominare e i Preds incapaci di tirare in porta in pratica. Per fortuna la difesa ha tenuto e Weber ha messo una bomba in powerplay per tenerci in partita. Ottime occasioni nel terzo tempo che potevano anche valere il vantaggio e uomo in più nel supplementare, che si gioca a 4v4 invece che 5v5, quindi 4v3 in questo caso. La vince però Chicago, segnando proprio con l'uomo in meno (che non è mai una cosa carina). In più Chicago (come già Dallas), sono rivali di Division, quindi punti regalati a un'avversaria diretta. Inoltre (ma non ho ancora capito perché), le partite con Chicago sono molto sentite a Nashville, e viceversa.
  • Arizona - Nashville 3-4dr: Forse la partita peggiore contro un avversario ampiamente alla portata che meritava di vincere nei tempi regolamentari. Per fortuna Ryan Ellis e Mike Ribeiro (che proprio da Arizona erano stato "cacciato") erano in serata (tre punti il primo, due il secondo) e ci hanno tenuto in partita. Ellis ha poi anche messo il rigore decisivo.
  • Chicago - Nashville 2-3: La rivincita. E che rivincita! La miglior partita della stagione e vittoria meritata. Hat-trick di Neal (tre reti, vale a dire) e un immenso Rinne nei minuti finali. Secondo i tifosi di Nashville, quelli di Chicago sono dei buzzurri ubriaconi molesti, e alla Bridgestone Arena ce n'erano tantissimi, tanto che Nashville proponeva la campagna "Keep the red out" (il colore sociale di Chicago): se i tifosi avversari lasciavano i loro indumenti alla cassa, ricevevano un biglietto gratis o qualcosa del genere. Ce n'erano comunque tantissimi e un sano casino sugli spalti.
 PREMESSA: Alla luce di tutto ciò, Nashville è attualmente l'unica squadra dell'intera NHL imbattuta nei tempi regolamentari ed è in testa alla sua Division. Quindi sì, direi che ho scelto bene finora.

CONTINUERÀ?
Così bene difficilmente no. Quanto basta per arrivare ai playoff probabilmente sì. Senza addentrarsi troppo nelle statistiche avanzate ne citerò giusto una, il PDO, ovvero la cosiddetta statistica della fortuna.
Il PDO si calcola sommando a) la percentuale di parate rispetto alle reti concesse dal portiere a b) parcentuale di reti segnate per tiri in porta. La prima statistica si attesta solitamente un poco sopra lo 0,900% (Nove parate su dieci tiri, ergo una rete concessa ogni dieci tiri grossomodo), la seconda un po' sotto lo 0,100% (Una rete segnata ogni dieci tiri, o nove parate del portiere avversario ogni dieci tiri). La somma, per essere sostenibile sul lungo periodo, deve essere attorno a 1, che è anche il PDO medio se si considerano quelli di tutte le trenta franchigie. Un PDO superiore a 1 significa che o il tuo portiere sta rendendo più di quanto ci si aspetta o che stai segnando più di quanto ci si aspetta (servono meno tiri per segnare e, viceversa, gli avversari devono tirare di più per segnarti) e non è sostenibile sul lungo periodo (Una squadra che ha vinto 5 partite di fila e ha un PDO di 1,1 difficilmente continuerà a vincere con regolarità); un PDO inferiore a 1 significa che o il tuo portiere sta parando al di sotto delle aspettative oppure stai facendo troppa fatica a segnare. Come nel caso precedente, nel lungo termine la situazione era destinanta a migliore. In Svizzera è stato il caso del Lugano a inizio scorsa stagione: la squadra rimediava parecchie sconfitte pur giocando discretamente e il calcolo del PDO risultava deficitario. Pian piano è risalito e il Lugano ha cominciato a vincere con più facilità.
Ecco, tutto questo pistolotto per dire che Nashville attualmente ha un PDO di 1.025, il quarto migliore della lega, così composto: 0.941% di parate (quarto migliore della lega) più 0.094% di reti (quattordicesimo migliore della lega). In altre parole, in queste partite abbiamo avuto ottime prestazioni di parte dei portieri, mentre non abbiamo particolarmente brillato per capacità realizzative. Il nostro PDO è quindi abbastanza sostenibile, benché destinato a calare un po' con il passare delle partite (nella stagione passata il PDO migliore l'hanno avuto i Boston Bruins, ed era di 1,027), e questo calo comporterà il vincere un po' meno delle partite più tirate, quelle che finora stiamo portando a casa.

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