14/10/15

Nasvhille, 2015._

Un anno fa di questo tempi mi ero scelto una squadra NHL da tifare per seguire un'intera annata hockeystica oltreoceano, i Nashville Predators.

COM'ERA FINITA

A bocce ferma la squadra pareva una merda fatta da catorci e pezzi di scarto raccolti qua e là senza eccessivo criterio, tanto che stavo per cambiare bandiera. Poi ha funzionato tutto il funzionabile e per due terzi di stagione siamo stati praticamente in testa all'intera Lega con a tratti il cadavere Olli Jokinen come primo centro. Poi un calo di 20 partite e contro Chicago ai playoff. Subito fuori al primo turno in sei partite (due all'overtime) contro quelli che poi hanno vinto la Stanley Cup.

Quindi bene, era finita. Sì.


RIPERCUSSIONI SU ME MEDESIMO

Una delle scelte migliori che abbia mai fatto in vita mia. Mi sono da subito appassionato una cifra e le ho viste quasi tutte grazie al gamcenter della NHL, che per poco più di 100 franchi l'anno ti permette di vedere ogni partite (OGNI!) quando vuoi. Io ovviamente andavo di differita la mattina, con silenzio internet, altrimenti non vivevo più.

IL POST-SEASON

Il post-season NHL è struggente. È quel momento in cui non giocano a hockey da maggio/giugno a ottobre e si fa mercato. Il primo momento importante è il draft in cui vengono scelti i migliori giocatori, occasione anche di scambi. In sostanza chi finisce peggio pesca meglio al draft. Nashville ha finito bene e inoltre ha dato via la prima scelta. Con le altre 6/7 è andata a draftare un sacco di centri, che è un po' quello che manca alla franchigia, sia in prima squadra che nei farm-team. In particolare ha preso il russo Trenin, che ha fatto un gran bel precampionato.

Per il mercato in ingresso il GM Poile ha fatto una scommessa a basso prezzo sul centro Cody Hodgson, con contratto milionario da un anno nella speranza che si ripigli dopo una stagione disastrosa. In difesa è arrivato il veterano Barret Jackman da St. Louis per dare ancor più stabilità dietro e aiutare nella crescita l'ex prima scelta Seth Jones, che ha 21 anni ed è talentuosissimo. Oltre a questo è arrivato Steve Moses dalla KHL dove aveva fatto il record di reti e se n'è andato Beck, malgrado una discreta stagione nel bottom six.

I fan speravano in un fantomatico primo centro stellare, che non è arrivato, forse il tassello mancante per arrivare a sognare la Stanley. Vedremo sul mercato di febbraio, alla deadline, a dipedenza di come siamo messi noi e come sono messi gli altri (è il momento in cui le squadre fuori dai playoff possono decidere di scambiare giocatori con le squadre dei playoff interessate a rinforzarsi). Il nome caldo al momento è Eric Staal. L'anno scorso facemmo anche noi il trade, prendendo Santorelli e Fransson da Toronto, ma funzionò molto bene, con entrambi a giocare sottotono. Né uno né l'altro giocano più per noi. In cambio abbiamo dato via una prima scelta del draft e un buon prospetto, Leipsic. Al momento il trade l'abbiamo perso noi.

LE PRIME AMICHEVOLI, LE DIFFERENZE CULTURALI

 Un mese prima dell'inzio del campionato la squadra si trova con una rosa allargata (più o meno il doppio dei giocatori che si possono iscrivere a referto) e procede a smaltire man mano, con qualche amichevole. Due le sorprese, qui. Steve Moses e Kevin Fiala non hanno superato il cut e sono stati mandati nel farm-team in AHL, a Milwaukee. Per entrambi ho pianto un po' perché da europeo e svizzero tifavo per loro. A Moses è stato detto che deve abituarsi al ghiaccio americano e, se ce la fa, tornerà a Nashville senza problemi. Per Fiala invece, dev'essere stata durissima. Ha tipo passato l'estate a Nashville ad allenarsi con grandi proclami che sarebbe finito in squadra. Ha una classe assurda, ma perde ancora troppi dischi e difensivamente fa un po' fatica. Per ora niente tandem svizzero con Josi, quindi, ma probabilmente riaffiorerà in stagione. Anche Forsberg, che l'anno scorso da rookie ha fatto 60 e rotti punti in 80 partite, aveva dovuto prima macerare un paio d'anni in a Milwaukee. Il futuro è di Fiala, se non fa cazzate (cosa possibile però, perché secondo me - oltre ad averla, un po', la faccetta da cazzo - si sente un po' un dio sceso in terra).

(Bonus: di Milwaukee so che avevano uno stemma bellissimo e che l'hanno appena sostituto con un meno bello. Quest'anno cercherò di seguire tutte le loro highlights. Se mi piace, l'anno prossimo passo alle partite intere)

Poi Nashville ha giocato qualche amichevole, e veniamo alla differenza culturale. Di almeno 3-4 di queste amichevoli non esistono né filmati né immagini! Per me, che vengo da una nazione in cui se il Lugano gioca una partita a Pratteln pretendo lo streaming, che vengo da una cultura per cui mi è normale pagare dieci franchi per vedermi una partita insensata in Svezia ad agosto, è una cosa inconcepibile. Non è che in America non ci sia voglia di hockey, ma proprio le amichevoli non se le fila nessuna. L'ultima Nashville l'ha persa 7-1, roba che qui ancora un po' salta l'allenatore. Di là, neanche un cip. A un timido lamento su un forum la risposta è stata "'sticazzi" e morta lì. Resta il fatto che gli americani sono bravissimi a mungere il mungibile: possibile che non ci sia mercato per le amichevoli? Un qualche europeo rincoglionito come me che sarebbe disposto a pagare? Detto questo, trovo l'atteggiamento USA rispetto a quest'aspetto del precampionato molto più sano rispetto a quanto si vede alle nostre latitudini.

ATTESE 

Stanley Cup, cazzo. No dai, finale di conference. La difesa è stellare, forse la migliore della lega, e l'attacco più o meno la sa mettere. Grossa incognita i centri. Ribeiro torna un anno più vecchio e con alle spalle una brutta storia in cui è stato accusato di aver stuprato la baby sitter (è successo qualche anno fa, le due parti hanno patteggiato, non sapremo mai come è andata). Non è mai stato costantissimo e l'anno scorso ha giocato come un indemoniato: saprà riconfermarsi o si siederà sugli allori, con due anni di contratto in tasca? Fisher è pure un anno più vecchio e lui pure viene da una stagione straordinaria: declinerà? Hodgson è una scommessa e Guastad è... Gaustad: chiamato a vincere ingaggi e difendere, difendere, difendere.

COM'È INIZIATA

Innanzitutto, c'è qualche faccia giovane nuova nel roster, oltre agli aquisti: Watson e Arvidsson. Austin Watson è un centro che Nashville si era scordato di avere per 4-5 anni nelle leghe minori, e quest'anno ha firmato un rinnovo biennale con formula two-way il primo e one-way il secondo. È in squadra da subito, buon per lui. Si tratta di un centro difensivo, un omone, capace di segnare costantemente oltre 20 reti a stagione in AHL. È il futuro centro bottom-six, ma al momento in quell'area è chiuso e deve giocarsela come ala, pronto a tornare al suo ruolo naturale in casi qualcuna giochi male o si infortuni. Viktor Arvidsson è stato draftato lo scorso anno, come Fiala, ma al quarto turno e non al primo. Eppure gli ha bagnato il naso. Dopo 55 in 70 partite in AHL ha convinto i Preds a dargli una possibilità da subito. Lo definirei un peperino, non fosse "peperino" uno di quei termini desueti usati solo nel formulaico linguaggio sportivo. Quindi, diciamo che gioca come se avesse il pepe al culo. Problema: è piccolino e questo potrebbe rendergli la vita difficile.

Il campionato intanto è cominciato e ne abbiamo vinte tre su tre, yeeeeeee! Champagne!
Ma.
Solo sette reti segnate, e due a porta vuota.
Però.
Solo due reti subite, ed entrambe negli ultimi secondi, con gli altri a 6c5.
Comunque.
Giocando contro squadre che non dovrebbero fare i playoff.
Insomma.
Boh. Gioco stellare non se n'è ancora visto davanti, mentre la difesa sembra registratissima. Mai in difficoltà, dove non ci arriva, arriva Rinne. Jackman è invisibile e questo è bene: si trova benissimo con Jones e dietro è un mostro. Josi punta al Norris Trophy e ieri ha fatto doppietta, GWG compreso. Le altre reti arrivano dal solito Smith e da Arvidsson. Per lui primo gol NHL alla prima partita della stagione. Un gol de merda, com'è logico che sia. Tiro di Jones che gli sfiora il pancino quel tanto che basta per ingannare il portiere. Cerca di contenersi per un po', poi la telecamera lo pesca in panchina a tirare pugni in aria con un sorriso ebete per la gioia.
Detto questo, ancora nulla da Ribeiro, Neal e Wilson, con i primi due un po' opachi. Forsberg non sembra temere il calo del secondo anno e continua a giocare da dio.
Quindi: qualche motivo di dubbio c'è, malgrado il 3-0-0 attuale. Vedremo come se la cavano contro avversari più probanti, in arrivo già venerdì (a New York contro gli Islanders).

Di mio mi sono comprato la maglietta originale di Josi, dimenticando che la roba americana calza larghissima, e ora quando la metto ci navigo dentro e sembro un po' uno di quei bimbi a cui i genitori danno vestiti immensi perché "tanto poi ci cresce dentro". Vorrei dire che almeno non mi vede nessuno, ma già due volte mi è toccato andare ad aprire la porta vestito così.

10/06/15

Cory Emmerton, statisticato._


Cory Emmerton è il nuovo straniero dell'Ambrì Piotta. Prima di arrivare in Leventina ha giocato due stagioni complete in NHL, una fra NHL e soprattutto AHL e una in Russia. Vediamo come s'è comportato.

Premetto che Emmerton non l'ho mai visto giocare, e che è la prima volta che provo ad applicare statistiche in questo modo, quindi potrei cannare alla grandissima o aver sbagliato qualcosa. È il brivido della verginella. Per gli insulti, ci sono i commenti.


27/04/15

Nashville, stagione finita, sigh sigh & yeeee._


Ok la stagione di Nashville è finita nella notte di ieri. Caduti 4-3 a Chicago, persa la serie 4-2 con due sconfitte all’overtime dopo essere stati generalmente la squadra migliore sul ghiaccio. Fa un po’ male, come ha fatto un po’ male essere avanti a tutti di nove punti durante la stagione regolare e finire secondi in classifica nella nostra divisione dietro a a St. Louis.

Rispetto alle ultime aspettative, siamo rimasti con un pugno di mosche. Ma io sono felice e l’unico motivo di tristezza e che la stagione NHL è praticamente finita.

Perché sono felice? Perché sono salito sul carro Nashville verso fine estate, quando pochi illuminati ci davano appena fuori dai playoff e tutti gli altri invischiati nella lotta per arrivare ultimi e cercare di accaparrarci McDavid o Eichel al draft. Sono salito quando il nostro primo centro era Olli Jokinen (poi è arrivato Ribeiro), 102 anni, che in 40 partite per noi ha fatto tre punti. Quando Forsberg era ancora un rookie di belle promesse, non quella macchina sfascia record che si è poi rivelato essere. Quando Josi era ancora all’ombra di Weber. Quando Laviolette era appena arrivato dopo 16 anni di Trotz e il sistema di gioco stava radicalmente per cambiare e oddio, avrebbe funzionato?

Vero che non abbiamo vinto niente, ma io per sei mesi ho visto l’hockey migliore della mia vita, e non era quello giocato dall’avversario di turno. Quindi annata yeeeee, ci sarà l’anno prossimo per diventare tifoso brontolone.

Perché le aspettative per l’anno prossimo saranno molto alte. La squadra è buona e se il General Manager Poile (foto sotto, per non doversi tingere le ciglia per sembrare meno vecchio, se le è rasate) (non so se è vero) lavora bene quest’estate si può ancora migliorarla (ma anche peggiorarla). Ah, la mia prima intera offseason nordamericana, non vedo l’ora di viverla. Quante speranze, quante domande, quanti piccoli nodi da risolvere.

Quello che è mancato quest’anno è stata un pizzico d’esperienza (troppe volte siamo finiti avanti di due reti e ci siamo fatti rimontare) e un primo centro coi controcazzi. Un Malkin (nella foto sotto amato dal pubblico), per esempio, che i bene informati vedono tra l’altro come obiettivo concreto per quest’estate (Pittsburgh dopo l’ennesima stagione di grandi speranze infrante potrebbe ricostruire, noi siamo fra i pochi sia competitivi che con lo spazio salariale necessario per rilevare il suo contratto). Problema: il primo centro coi controcazzi manca dacché esiste la franchigia. Sarà l’anno buono?
C’è in ogni caso da rinnovare al nostro attuale primo centro, Mike Ribeiro (che ha fatto una gran stagione, e che come secondo centro sarebbe tanta roba). La storia di Ribeiro è questa: innanzitutto c’è un problema etico perché è accusato da una sua cameriera di averla picchiata e un uomo che picchia le donne non piace a nessuno. Quindi si è in quella situazione che ti cade la mascella per le giocate fuori di testa che fa, ma devi tenere i denti stretti perché c’è una buona probabilità che sia una persona di merda. Situazione “brillantemente “ risolta per ora grazie alla presunzione d’innocenza. L’altra storia di Ribeiro è questa: L’anno scorso l’aveva comprato Arizona per milionazzi e lui nel deserto, lontano dalla famiglia, è andato in crisi divenendo (quantomeno) un alcolista. Riabilitazione durante la stagione e Arizona che l’ha spedito durante l’estate. L’ha preso Nashville pagandolo un milione (pochissimo, ma dato il rischio…), altri due l’anno glieli dà Arizona per non doverlo più vedere. Finita la stagione – una delle migliori della sua vita – Ribeiro (nella foto sotto, con la sua solita faccia da cazzo) è diventato Unrestricted Free Agent (UFA), che significa che può fare quel cazzo che gli pare. È assolutamente da rinnovare, ma a quanto? E se altre squadre fanno follie per averlo, sarà disposto ad accettare uno stipendio onesto pur di poter restare a Nashville, dove dice di essere un uomo di fatto rinato? Ma anche, se lo rinnoviamo e poi al processo lo condannano, come possiamo tenerlo?

C’è anche da convincere il nostro secondo centro Mike Fisher a non ritirarsi (ha fatto una gran stagione, come terzo centro sarebbe tantissima roba). La storia di Mike Fisher è che è sposato alla famosissima cantante country Carrie Underwood e che ha appena avuto un bambino. Forse non è motivatissimo a prendere botte un’altra stagione mentre procede verso  35 anni.
A questo proposito, intermezzo Carrie Underwood a caso (la canzone più vista su YouTube)

C’è da rinnovare gli attaccanti Colin Wilson (che riceve aMMore dai compagni, foto sotto) e Craig Smith (di solito belloccio, qui in versione primate per evitare il clickbait femminile) senza spendere troppi soldi. Entrambi come seconda linea sono perfetti e giovani. La storia di Craig Smith è che vede la porta con frequenza e può ancora migliorare. Inoltre gioca più o meno sempre come un indemoniato ed è bello avere gente così in squadra. La storia di Colin Wilson è che è fortissimo (impressionante come sa difendere il disco), ma ogni tanto si spegne. Se ho capito questa è la prima stagione che fa più on che off. Quando è on va sparato per un punto a partita (cinque reti in cinque gare di playoff: era on), quando è off è fantasmoso, tipo che è effettivamente sul ghiaccio ma non te ne rendi conto. Da vedere quanto chiederanno, e quando le altre squadre potrebbero offrire. Si può fare un buon affare, come perderli per sempre.

C’è da decidere che fare della difesa. È una delle migliori del campionato. Seth Jones (foto sotto, che fa spavento), ventenne di belle speranze che è stato l’MVP agli scorsi Mondiali(!) ha giocato lunghi tratti più o meno in terza linea. In prima ci sono Weber e Josi, che per il rendimento ha un contratto ridicolmente vantaggioso. In seconda Ellis ed Eckholm, meno appariscenti ma dannatamente efficaci. Ora? Bisogna spedirne qualcuno per tirar qua qualche altro giocatore perché tanto siamo più che coperti? Se succede avrò il cuore spezzato, perché li amo tutti tanterrimo, ma non vedo altro modo per fare un trade.

C’è da capire cosa faranno i giovani di Milwaukee l’anno prossimi. In particolare Kevin Fiala (foto sotto, abbastanza da lontano da nascondere i brufoli e farlo sembrare un adulto), che potrebbe entrare in prima squadra già l’anno prossimo. Fiala da quel che ho visto è piccolo stronzetto fortissimo, forse un filo troppo arrogante (di recente dopo aver segnato una rete decisiva in AHL è andato a festeggiare facendo le linguacce agli avversari). Ha già giocato due partite in NHL, una benissimo in Regular Season (gli è mancata solo la rete), una onesta in gara-4 (senza essere schierato nell’overtime). Se sta a posto con la testa e lavora bene quest’estate, abbiamo sicuramente un’arma in più l’anno prossimo, in grado di competere per rookie dell’anno.

C’è da scoprire i nuovi europei. Nashville è praticamente una squadra nordica, con svizzeri, svedesi e finlandesi che spuntano come funghi. L’acquistone scommessa (a un ragionevolissimo milione l’anno) è Steve Moses, 36 reti quest’anno in Russia (ok, lui è americano, ma a furia di giocare in Europa…). Da vedere se saprà confermarsi. Sarà un anno più vecchio e più esperto, ma quest’anno la percentuale di reti ogni tiro era piuttosto altissima e difficilmente ripetibile, e inoltre i portieri NHL sono mediamente più forti di quelli KHL.

Insomma tanta roba. In attesa del mercato e del draft di giugno (dove al momento non abbiamo prime scelte), mi arrabatterò seguendo il resto dei playoff con i Minnesota di Niederreiter (pronto a mollarli se vengono buttati fuori).


22/04/15

Nashville-Chicago, gara-2/3/4

Scott Darling si fa incredibilmente superare dal disco.

Esordirò col dire che dopo un'intera stagione in cui sono riuscito a vedermi le partite senza nessun problema, questi playoff cascano tendenzialmente a cazzo. Gara-2 ero in giro e l'ho vista tipo il giorno dopo, gara-3 ero al lavoro il giorno delle elezioni cantonali ed era di mero sottofondo e come se non l'avessi vista (e forse è meglio così). Finalmente questa gara-4 è cascata bene, ma siamo andati al terzo supplementare ed è saltata tutta la mattina. In più abbiamo perso.

Che dire: Abbiano vinto gara-2 dilagando nel secondo tempo, abbiamo perso gara-3 senza colpo ferire, gara-4 fa male al cuore perché la sconfitta è caduta dopo oltre 100 minuti di partita (con Josi che ne ha giocati tipo 42).

A proposito di Josi, l'altro giorno ha fatto un gol così bello che ora vado a sprecare cinque minuti per embeddarvelo.



Riassumendo: stiamo sotto 3-1 nella serie, a uno sboof da finire i playoff.

Perché stiamo perdendo 3-1? Merito a Chicago, ma a parte gara-3 non sono mai stati in vantaggio. Ergo ci manca un po' d'esperienza e, soprattutto giochiamo senza il nostro capitano nonché uno dei migliori giocatori della NHL (Weber) e senza il nostro secondo centro (Fischer), che è parte fondamentale delle situazioni di disparità numerica.

L'altro motivo è Scott Darling, che per chiunque non tifi Nashville è tipo un eroe romantico. Dieci anni fa era a un livello tipo la nostra serie B e sembrava destinato a cercarsi un'altra carriera. Ha debuttato in NHL quest'anno a 26 anni e ora ha in pratica soffiato il posto al portiere titolare di Chicago, parando tiri a una percentuale del 97%. Una cosa che non sta né in cielo né in terra (uno ottimo portiere è attorno al 93%).  Una storia pucciosissima. Un cazzo di muro. 'Sto stronzo.

Giovedì notte di scena a Nashville, spero non sia l'ultima perché come annata è stata parecchio divertente e mi spiace che finisca.
 

16/04/15

Nashville-Chicago: Gara-1


Nelle stesse ore in cui il Tennessee proponeva una legge per far sì che la bibbia divenisse il libro di Stato, i miei Nashville Predators debuttavano in casa contro i Chicago Blackhawks nella prima partita del primo turno di playoff NHL.

Non è quindi un caso, credo, che durante la visione ho invocato più volte il Signore, nel bene e nel male.

Come arriviamo ai playoff, prima di tutto, perché ci siamo lasciati che non facevamo che vincere. Ebbene, le cose sono cambiate. Basti dire che abbiamo debuttato dopo sei sconfitte filate (e anche a inizio marzo ne abbiamo perse altre sei) e che siamo finiti al secondo posto nella classifica della division dopo aver bruciato 9 (Nove! NOVE!!!) punti di vantaggio sugli inseguitori per vincerla.

Ma non fa male, no.

Quindi, le aspettative generali sono passate da "La Stanley è nostra" a "Usciamo al primo turno".

(Non io, che sono ancora tutto "vinciamo la Stanley" perché fa più male quando poi non accade)

Basti dire che nessuno ci dà vincenti contro i Blackhawks.

Dice: com'è andata Gara-1. Distinguerei quattro momenti.

Momento 1: Avanti 3-0 nel primo tempo, giocato con un buon ritmo, entrava tutto, il loro portiere è uscito piangendo e hanno schierato quello di riserva.
Io sto piuttosto felice e limono un cadavere che ho preso per farmi compagnia.

Momento 2: Chicago pareggia nel secondo tempo. Un misto di pessime giocate nostre e qualche manata arbitrale, che pareva di vedere il campionato svizzero (tuffo clamoroso di Shaw, penalità al nostro, rete loro. E non è la prima volta*). Io sto fatalista, manco troppo deluso, manco troppo incazzato. Sono già stato vaccinato nelle partite precedenti e me lo aspetto che 'sti coglioni si faranno riprendere come polli. È un andazzo che purtroppo persiste da un po'.
In questo momento il cadavere che ho amato giace accanto a me: ora mi accorgo che puzza, ma non abbastanza da prendere misure drastiche, tipo spostarlo.

Momento 3: cioé dal terzo tempo a un secondo dalla fine della partita, nel secondo tempo supplementare (in NHL non esistono i rigori: la partita è stata lunghissima). Che cazzo di ansia! Tanto cuore in gola perché ogni tiro può entrare e mettere la parola fine. Un po' dissipata dal fatto che li stiamo dominando e che a tenerli in piedi c'è solo quella merda del portiere di riserva che sta parando l'impossibile**. "Darling" stocazzo.
Io bevo una birra col cadavere dicendogli con far sbruffone: "Mai creduto che gol sbagliato = gol subito".

Momento 4: Chicago riesce a tirare in porta da posizione insensata, sedici rimpalli, gol, partita finita.
Affondo la mano nel petto del cadavere, ne estraggo il cuore, e ci affondo la faccia gridando vendetta agli dei tutti mentre il sangue mi gronda dalla bocca. Sputazzo un po' e mi spengo in singhiozzi.

A mente un pelino più lucida: Abbiamo giocato meglio di Chicago, c'è ancora speranza. Sempre che non sia stata una mazzata psicologica troppo pesante questa sconfitta.

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*Fun fact: Shaw si è gettato anche contro i Los Angeles Kings di recente. Gli arbitri ci sono cascati. Superiorità numerica di Chicago e rete. A posteriori Shaw è stato multato di 2.500 dollari per aver accentuato, i Kings non hanno fatto i playoff per due punti suppergiù. Questo per dire che non sono certo il solo a volerlo vedere morto.

**E gli arbitri. Non ci hanno fischiato un rigore clamoroso nel primo overtime. Manco i due minuti. [bestemmia]

15/01/15

È starco bello/ Salomachi?_

Prometto di aver esaurito i pessimi pun nel titolo.*


Come ricorderete dall'ultimo post, ero tutto pucciosissimo perché avevo appena vissuto il mio primo trade, il quale mi aveva lasciato uno shaky shaky d'emozioni.


Ebbene, da poche ore Mark Arcobello ha lasciato Nashville. Lol, come si dice qui. Tempo quattro partite, di cui almeno una senza scendere sul ghiaccio, ed è stato messo nei waivers e se lo sono presi i Pittsburgh Penguins. Buona fortuna a lui.


Nessun fan dei Preds di lunga data ti ricorderà da qui a due anni, Mark, ma io sono nella privilegiata posizione di poter ricordare per sempre la tua breve permanenza e la tua rete alla tua prima apparizione vestito d'oro. Non fossimo nell'era di internet, non vi sarebbe probabilmente traccia visiva della tua parentesi nella città della musica, ma siamo una generazione fortunata ed ecco qui.




Che bel faccino.


A proposito di prime reti. Nello stesso post dicevo di sperare di poter vivere presto il mio primo call-up ed è successo tipo il giorno dopo. Un po' di infortuni ed ecco il debutto del giovane centro finlandese two-ways Miikka Salomäki direttamente dai Milwaukee Admirals. Giocatore fisico col futuro davanti a sé, alla sua prima partita in NHL è anche riuscito a segnare una rete. In realtà era la seconda volta che veniva richiamato su, ma la prima era stato rispedito giù senza giocare. Come Arcobello, a oggi anche Salomäki non è più con noi. Almeno, non proprio. È tornato a Milwaukee ed è ancora "nostro". Riapparirà presto, per quanto visto sul ghiaccio (8 check al debutto, non è da tutti). Nel caso non dovesse succere, Miikka, ricorderò la tua pucciosissima storia come quella di Mark, per sempre o una manciata d'anni.




Dopo la prima rete segnata a un portiere finlandese, il disco l'ha raccolto Olli Jokinen, che è un suo idolo d'infanzia. How puccioso is that?


Già che ci sono, aggiornamentino su come sta andando Nashville: Facciamo il culo un po' a tutti, non siamo solo in testa alla division ma anche ALL'INTERA NHL, ci danno il 100% di possibilità di fare i playoff e siamo al momento i favoriti per la Stanley Cup. O, come mi ha detto di recente un amico: "Se la squadra che hai scelto per puro caso a inizio anno e che non ha mai combinato un cazzo fino a oggi vince il titolo ti faccio del male fisico".


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*Il primo è talmente atroce da essere incomprensibile, temo. Pertanto: è starco bello = è stato bello.

02/01/15

Un anno di Swissville._

Wunderkind Filip Forsberg dopo una rete

(H)o(c)kay*,  tre post lunghetti e la stagione è cominciata a ottobre. Comunque 35 partite dei Nashville Predators, cosa che ci colloca un po' prima di metà stagione.

La parola che meglio esprime questa mia esperienza NHL è "culo".

Culo nell'aver per puro caso scelto la squadra giusta da seguire. Perché, per grande sorpresa di tutti, mia compresa (che all'avvio della stagione ero già pronto a mollare al primo segno di cedimento e passare ai Minnesota Wild), Nashville sta giocando un campionato da dominatrice, credo il primo nella sua storia.

Sul serio, per punti per partita siamo primi in tutta la NHL. Le ultime due partite del 2014 erano contro Chicago e St. Louis, due delle squadre più forti in assoluto, e abbiamo perso la prima ai rigori (dopo essere stati avanti 3-0, ma sorvoliamo) e vinto la seconda 3-2. Senza che la fortuna giocasse alcun ruolo (anzi l'opposto). Quindi il culo è tutto mio, non della squadra che, al contrario di altre partite forte e poi spentesi come Calgary, dimostra partita dopo partita di meritarsi il posto in cui si trova.

Questo, almeno, per quanto riguarda i numeri sul ghiaccio, per come ci si è arrivati invece, non si deve parlare di culo, ma di CULO!!!, nientemeno.

CULO!!! perché in quel di Nashville praticamente tutte le scommesse fatte in estate non solo sono riuscite, ma si stanno rivelando superiori a ogni più rosea aspettativa.

Sarà stato saggio cambiare allenatore dopo 16 anni per la prima volta nella storia? Sì. Laviolette pratica un gioco dinamico di grande forecheck e velocità, molto fisico con i difensori chiamati ad attivarsi spesso in attacco pressando sui dischi vaganti e sugli avversari in uscita dal terzo (in inglese si dice "pinching" quando il D invece di aspettare l'avversario gli va incontro per impedirgli di impostare l'azione). Questo dopo 16 anni in cui sotto l'egida di Trotz, mi è parso d'intuire, i Preds non hanno fatto altro che aspettare l'avversario nel terzo per poi agire di rimessa. Alla fine prendevano pochissime reti, ma non segnavano mai. Ora si segna con una certa costanza e la difesa incassa ancora meno reti degli scorsi anni. In più, ora abbiamo il controllo del gioco e non ne siamo in balia.

Pekka Rinne tornerà quello di un tempo? Sì. Malgrado una brutta infezione che gli aveva fatto saltare quasi tutta la stagione scorsa, il portiere finlandese è tornato quest'anno su livelli per lui inauditi (e non è che fosse una chiavica già prima). Finora le ha giocate tutte a parte quattro e ha al momento la seconda miglior percentuale di parate dell'intera NHL. Ma soprattutto, è impenetrabile nei momenti chiave.

Filip Forsberg è davvero forte? No. È una star. È un falso rookie (aveva già giocato una trentina di partite gli scorsi due anni), ma il premio per il miglior debuttante non glielo leva nessuno: sta viaggiando alla media di un punto a partita e vederlo giocare è una gioia per gli occhi. Se continua così entrerà nella stretta cerchia dei rookies capaci di fare più di 82 punti in stagione. Non è facile, negli ultimi vent'anni ci sono riusciti solo in tre: Crosby, Ovechkin e Stamkos.

Il mercato estivo ha portato buoni giocatori? Sì. Il colpo James Neal sta segnando meno che a Pittsburgh, ma solo perché il nostro powerplay è finora la nota dolente (25.esimo su 30): a 5c5 la sua media è costante. Il Free Agent Mike Ribeiro, arrivato in disgrazia da Arizona, sta facendo una grandissima stagione a un prezzo irrisorio (la sfida ora sarà rinnovargli il contratto: lo si potrà fare da oggi, incidentalmente) e in difesa Volchenkov se la cava molto bene. Sta invece deludendo Jokinen (reduce però dalla sua miglior partita contro St. Louis) e Roy è già stato spedito a Edmonton in cambio di Arcobello (Il mio primo trade! Vedi più sotto).

Gli infortuni hanno piagato la squadra? No. E speriamo continui così. In realtà sono un po' triste perché speravo di poter ammirare un po' di su e giù dal farm team dei Milwaukee Admirals per un po' di facce nuove (in realtà non sono triste affatto, dati i risultati).

Quindi, sì, culo e CULO!!!, rispettivamente, tanto da far commuovere. E, sul ghiaccio, sostanza. Le statistiche avanzate dicono che quello che stiamo facendo è sostenibile: in situazione di gioco a 5c5 e con la partita in equilibrio facciamo spesso meglio degli avversari, anche di quelli quotati, e questo è il segno della grande squadra. Inoltre sappiamo segnare nei momenti topici (contro Chicago, dal 3-0 al 3-3 in sette minuti, un attimo dopo mettiamo il 4-3; contro St. Louis annullata la rete del 2-1, sull'ingaggio successivo altra rete, stavolta valida), che dimostra carattere. Insomma, si può sognare la Spengler. Vincerla, difficilmente. Mancano ancora alcune pedine importanti (un vero primo centro, un pelo più di qualità nella terza e quarta linea), ma quest'anno e i prossimi ci si potranno togliere molte soddisfazione.

BONUS - IL MIO PRIMO TRADE


È stato breve (ma non particolarmente intenso), Derek Roy

Uno degli aspetti che più mi affascinavano della cultura sportiva americana è quello dei trade, dei trasferimenti, che è credo filosoficamente un po' diverso da quello europeo (il meccanismo tutela molto di più la squadra che "possiede" il giocatore, e il giocatore ha un potere decisionale differente, se non minore) e che riflette l'amore per la spettacolarità e il bisogno di narrazione dallo sport che mi sembra sia più insito oltreoceano. Il trade è spesso inaspettato, può accadere (quasi) in ogni momento e può spaccarti il cuore.

Mettiamola così: se in Europa si acquista, negli Stati Uniti (e in Canada) si baratta. E nel baratto solitamente giace una storia più forte di quella che si trova in una vendita.

Il mio primo trade è stato sì a ciel sereno, ma non mi ha spaccato il cuore, non avendo colpito un giocatore di alto profilo o uno di cui mi fossi innamorato. Derek Roy, arrivato a inizio stagione, è stato spedito a Edmonton e al suo posto è arrivato a Nashville Mike Arcobello. Il contratto di Roy era da un milione di dollari l'anno, quello di Arcobello da 600.000.

Il trade è cominciato quando Roy, dopo essere stato 'healhy scratch' (fuori rosa alle partite, ma non infortunato) nelle sue ultime otto partite su dodici è stato piazzato nei waivers per essere mandato a Milwaukee nel farm-team in AHL. In pratica, cioé, è stato offerto per 24 ore a qualsiasi squadra potesse essere interessata a lui (è una mossa obbligatoria per tutelare il giocatore). Nessuno, però, in questo caso ha deciso di farsi carico del suo contratto e Roy pareva destinato a Milwaukee. Poche ore dopo, però, ecco il trade con Edmonton, a cui servivano centri con esperienza per far maturare i suoi giovani.

La domanda è: perché Edmonton non se l'è preso subito durante i waivers? Qui la cosa si fa interessante.** La rosa allargata di una squadra NHL può essere composta di massimo 50 giocatori, e Edmonton ne aveva sotto contratto 48, 49 perché nello stesso giorno ha preso nei Waivers Fraser da Boston. La cosa non è ideale perché non ti dà spazio di manovra e gli Oilers dovevano quindi liberarsi di un contratto. Perciò hanno aspettato, in maniera controintuitiva, che Roy uscisse indenne dai waivers per poi proporre Arcobello in cambio. Avessero potuto, se lo sarebbero preso senza darci nulla. Ma non potevano. Catzi loro.

Ecco, questa è la storia: Nashville si libera di un giocatore che forse poteva dare di più e che faticava a trovare spazio per uno di quattro anni più giovane che costa 400.000 dollari l'anno in meno e che non ha numeri straordinari, anche perché ha sempre giocato con Edmonton, e Edmonton negli ultimi anni è stato ed è tutt'ora un colabrodo. Gli analisti credono che anche a Nashville, come negli Oilers, Arcobello farà da tappabuchi in caso d'infortuni, a meno che la cura Laviolette non lo rinvigorisca al punto da renderlo imprescindibile. Intanto il giocatore con il posto più a rischio (Olli Jokinen) si è dato una svegliata e contro St. Louis è stato forse il migliore dei suoi, quindi qualcosa di buono da questo scambio è già avvenuto (e Roy - NON TI DIMENTICHERÒ MAI - a Edmonton ha già ottenuto il suo primo assist).

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*Ahr, ahr, ahr.
**Oddio.