14/10/15

Nasvhille, 2015._

Un anno fa di questo tempi mi ero scelto una squadra NHL da tifare per seguire un'intera annata hockeystica oltreoceano, i Nashville Predators.

COM'ERA FINITA

A bocce ferma la squadra pareva una merda fatta da catorci e pezzi di scarto raccolti qua e là senza eccessivo criterio, tanto che stavo per cambiare bandiera. Poi ha funzionato tutto il funzionabile e per due terzi di stagione siamo stati praticamente in testa all'intera Lega con a tratti il cadavere Olli Jokinen come primo centro. Poi un calo di 20 partite e contro Chicago ai playoff. Subito fuori al primo turno in sei partite (due all'overtime) contro quelli che poi hanno vinto la Stanley Cup.

Quindi bene, era finita. Sì.


RIPERCUSSIONI SU ME MEDESIMO

Una delle scelte migliori che abbia mai fatto in vita mia. Mi sono da subito appassionato una cifra e le ho viste quasi tutte grazie al gamcenter della NHL, che per poco più di 100 franchi l'anno ti permette di vedere ogni partite (OGNI!) quando vuoi. Io ovviamente andavo di differita la mattina, con silenzio internet, altrimenti non vivevo più.

IL POST-SEASON

Il post-season NHL è struggente. È quel momento in cui non giocano a hockey da maggio/giugno a ottobre e si fa mercato. Il primo momento importante è il draft in cui vengono scelti i migliori giocatori, occasione anche di scambi. In sostanza chi finisce peggio pesca meglio al draft. Nashville ha finito bene e inoltre ha dato via la prima scelta. Con le altre 6/7 è andata a draftare un sacco di centri, che è un po' quello che manca alla franchigia, sia in prima squadra che nei farm-team. In particolare ha preso il russo Trenin, che ha fatto un gran bel precampionato.

Per il mercato in ingresso il GM Poile ha fatto una scommessa a basso prezzo sul centro Cody Hodgson, con contratto milionario da un anno nella speranza che si ripigli dopo una stagione disastrosa. In difesa è arrivato il veterano Barret Jackman da St. Louis per dare ancor più stabilità dietro e aiutare nella crescita l'ex prima scelta Seth Jones, che ha 21 anni ed è talentuosissimo. Oltre a questo è arrivato Steve Moses dalla KHL dove aveva fatto il record di reti e se n'è andato Beck, malgrado una discreta stagione nel bottom six.

I fan speravano in un fantomatico primo centro stellare, che non è arrivato, forse il tassello mancante per arrivare a sognare la Stanley. Vedremo sul mercato di febbraio, alla deadline, a dipedenza di come siamo messi noi e come sono messi gli altri (è il momento in cui le squadre fuori dai playoff possono decidere di scambiare giocatori con le squadre dei playoff interessate a rinforzarsi). Il nome caldo al momento è Eric Staal. L'anno scorso facemmo anche noi il trade, prendendo Santorelli e Fransson da Toronto, ma funzionò molto bene, con entrambi a giocare sottotono. Né uno né l'altro giocano più per noi. In cambio abbiamo dato via una prima scelta del draft e un buon prospetto, Leipsic. Al momento il trade l'abbiamo perso noi.

LE PRIME AMICHEVOLI, LE DIFFERENZE CULTURALI

 Un mese prima dell'inzio del campionato la squadra si trova con una rosa allargata (più o meno il doppio dei giocatori che si possono iscrivere a referto) e procede a smaltire man mano, con qualche amichevole. Due le sorprese, qui. Steve Moses e Kevin Fiala non hanno superato il cut e sono stati mandati nel farm-team in AHL, a Milwaukee. Per entrambi ho pianto un po' perché da europeo e svizzero tifavo per loro. A Moses è stato detto che deve abituarsi al ghiaccio americano e, se ce la fa, tornerà a Nashville senza problemi. Per Fiala invece, dev'essere stata durissima. Ha tipo passato l'estate a Nashville ad allenarsi con grandi proclami che sarebbe finito in squadra. Ha una classe assurda, ma perde ancora troppi dischi e difensivamente fa un po' fatica. Per ora niente tandem svizzero con Josi, quindi, ma probabilmente riaffiorerà in stagione. Anche Forsberg, che l'anno scorso da rookie ha fatto 60 e rotti punti in 80 partite, aveva dovuto prima macerare un paio d'anni in a Milwaukee. Il futuro è di Fiala, se non fa cazzate (cosa possibile però, perché secondo me - oltre ad averla, un po', la faccetta da cazzo - si sente un po' un dio sceso in terra).

(Bonus: di Milwaukee so che avevano uno stemma bellissimo e che l'hanno appena sostituto con un meno bello. Quest'anno cercherò di seguire tutte le loro highlights. Se mi piace, l'anno prossimo passo alle partite intere)

Poi Nashville ha giocato qualche amichevole, e veniamo alla differenza culturale. Di almeno 3-4 di queste amichevoli non esistono né filmati né immagini! Per me, che vengo da una nazione in cui se il Lugano gioca una partita a Pratteln pretendo lo streaming, che vengo da una cultura per cui mi è normale pagare dieci franchi per vedermi una partita insensata in Svezia ad agosto, è una cosa inconcepibile. Non è che in America non ci sia voglia di hockey, ma proprio le amichevoli non se le fila nessuna. L'ultima Nashville l'ha persa 7-1, roba che qui ancora un po' salta l'allenatore. Di là, neanche un cip. A un timido lamento su un forum la risposta è stata "'sticazzi" e morta lì. Resta il fatto che gli americani sono bravissimi a mungere il mungibile: possibile che non ci sia mercato per le amichevoli? Un qualche europeo rincoglionito come me che sarebbe disposto a pagare? Detto questo, trovo l'atteggiamento USA rispetto a quest'aspetto del precampionato molto più sano rispetto a quanto si vede alle nostre latitudini.

ATTESE 

Stanley Cup, cazzo. No dai, finale di conference. La difesa è stellare, forse la migliore della lega, e l'attacco più o meno la sa mettere. Grossa incognita i centri. Ribeiro torna un anno più vecchio e con alle spalle una brutta storia in cui è stato accusato di aver stuprato la baby sitter (è successo qualche anno fa, le due parti hanno patteggiato, non sapremo mai come è andata). Non è mai stato costantissimo e l'anno scorso ha giocato come un indemoniato: saprà riconfermarsi o si siederà sugli allori, con due anni di contratto in tasca? Fisher è pure un anno più vecchio e lui pure viene da una stagione straordinaria: declinerà? Hodgson è una scommessa e Guastad è... Gaustad: chiamato a vincere ingaggi e difendere, difendere, difendere.

COM'È INIZIATA

Innanzitutto, c'è qualche faccia giovane nuova nel roster, oltre agli aquisti: Watson e Arvidsson. Austin Watson è un centro che Nashville si era scordato di avere per 4-5 anni nelle leghe minori, e quest'anno ha firmato un rinnovo biennale con formula two-way il primo e one-way il secondo. È in squadra da subito, buon per lui. Si tratta di un centro difensivo, un omone, capace di segnare costantemente oltre 20 reti a stagione in AHL. È il futuro centro bottom-six, ma al momento in quell'area è chiuso e deve giocarsela come ala, pronto a tornare al suo ruolo naturale in casi qualcuna giochi male o si infortuni. Viktor Arvidsson è stato draftato lo scorso anno, come Fiala, ma al quarto turno e non al primo. Eppure gli ha bagnato il naso. Dopo 55 in 70 partite in AHL ha convinto i Preds a dargli una possibilità da subito. Lo definirei un peperino, non fosse "peperino" uno di quei termini desueti usati solo nel formulaico linguaggio sportivo. Quindi, diciamo che gioca come se avesse il pepe al culo. Problema: è piccolino e questo potrebbe rendergli la vita difficile.

Il campionato intanto è cominciato e ne abbiamo vinte tre su tre, yeeeeeee! Champagne!
Ma.
Solo sette reti segnate, e due a porta vuota.
Però.
Solo due reti subite, ed entrambe negli ultimi secondi, con gli altri a 6c5.
Comunque.
Giocando contro squadre che non dovrebbero fare i playoff.
Insomma.
Boh. Gioco stellare non se n'è ancora visto davanti, mentre la difesa sembra registratissima. Mai in difficoltà, dove non ci arriva, arriva Rinne. Jackman è invisibile e questo è bene: si trova benissimo con Jones e dietro è un mostro. Josi punta al Norris Trophy e ieri ha fatto doppietta, GWG compreso. Le altre reti arrivano dal solito Smith e da Arvidsson. Per lui primo gol NHL alla prima partita della stagione. Un gol de merda, com'è logico che sia. Tiro di Jones che gli sfiora il pancino quel tanto che basta per ingannare il portiere. Cerca di contenersi per un po', poi la telecamera lo pesca in panchina a tirare pugni in aria con un sorriso ebete per la gioia.
Detto questo, ancora nulla da Ribeiro, Neal e Wilson, con i primi due un po' opachi. Forsberg non sembra temere il calo del secondo anno e continua a giocare da dio.
Quindi: qualche motivo di dubbio c'è, malgrado il 3-0-0 attuale. Vedremo come se la cavano contro avversari più probanti, in arrivo già venerdì (a New York contro gli Islanders).

Di mio mi sono comprato la maglietta originale di Josi, dimenticando che la roba americana calza larghissima, e ora quando la metto ci navigo dentro e sembro un po' uno di quei bimbi a cui i genitori danno vestiti immensi perché "tanto poi ci cresce dentro". Vorrei dire che almeno non mi vede nessuno, ma già due volte mi è toccato andare ad aprire la porta vestito così.

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